VINOITALIA: Testo Unico Vite-Vino deve saper anticipare e interpretare l’Europa
12 Febbraio 2016
VINOITALIA – certezze nazionali da difendere – il testo unico va integrato
#VINOITALIA. TESTO UNICO VITE-VINE DEVE SAPER ANTICIPARE E INTERPRETARE L’EUROPA
Nuove norme non solo tecniche, ma anche di strategia politica e scelte di tutela nazionale. Urge il brand Doc Italia per il vino
di Giampietro Comolli:
Il testo unico della vite e del vino italiano tarda ad arrivare. La commissione Agricoltura della Camera è pronta ad avviare l’iter deliberante. Qualche tema è già stato recepito con il provvedimento legislativo noto come “ campo libero”, ma molti argomenti necessitano di una legge autonoma che non abroghi solo la marea di norme incrociate esistenti su stesse situazioni, ma dia nuovi indirizzi per le imprese. Uno dei temi principali è sicuramente come il Governo Italiano intende comportarsi in sede UE per quanto concerne la liberalizzazione degli impianti dei vigneti, l’uso libero dei nomi di vitigno, la differenza fra vini Dop e Igp nello stesso territorio e a livello nazionale. Oltre a questi temi “europei” urgentissimi ce ne sono altri che sono già nel cassetto di qualche Commissario.
E’ notoria la mia posizione sul tema Commissario Agricoltura in Europa: l’Italia come la Francia non ha mai avuto un rappresentante ai massimi vertici, ma la casella è sempre stata ad appannaggio di paesi membri piccoli o del nord Europa con una agricoltura molto particolare, concentrata, di latifondo enorme, spesso regolata da contratti con multinazionali.
Con il Governo Renzi sembrava che De Castro o un altro potesse farcela: poi la realpolitik e il prestigio della carica del Ministero degli esteri Europeo ha fatto naufragare tutto. Un prestigio politico, e molto individuale e personalizzato, ha vinto rispetto alle economia agricola italiana che vuol dire 1,7 milioni di imprese, una Plv di 135 mld/€, un peso del 18% nell’intera Europa! Basti pensare che l’Italia è il secondo paese in Europa per numero di imprese agrarie, ne ha più di 3 volte la Francia, quasi 6 volte la Germania, eppure sia Francia che Germania esportano molto di più.
l’Italia stravince verso tutto in un solo comparto: la contraffazione alimentare.

Se il mercato vero italiano all’estero vale 35 mld/€ nel 2015, sono oltre 60 mld/€ spesi per il falso made in Italy. addirittura in Usa, ogni 10 prodotti alimentari dichiarati “italian” solo 2 sono veri, 8 sono falsi o presunti tali, come si dice. Regge bene in gran parte solo il vino, forse anche per una legislazione europea antica ( iniziata nel 1960) e una normativa nazionale che ha puntato moltissimo dal 1986 in poi, al controllo dell’origine, alla certificazione e alla tracciabilità il vino-italiano rappresenta ancora un baluardo a difesa della origine certa. Occorre puntare su questo come Governo.

Per questo un testo-unico della vite e del vino è urgente, soprattutto perché deve codificare e salvaguardare le peculiarità italiane anche nei confronti dei partner europei. Prima che certe scelte e direttive di Bruxelles stravolgano 70 anni di vita enoica recente italiana , ma suffragata da 2000 anni di storia greca e latina, imponendo un liberismo e un disfacimento delle “ piramidi” di qualità enologica, occorre inserire norme – senza andare contro alla Direttive e Regolamenti Europei – che salvino i grandi successi costruiti. Penso ad un lambrusco che può seguire il percorso del Prosecco, credo che un piano di classificazione di vitigni storici nati in Italia sia indispensabile attraverso il registro delle proprietà intellettuali e dei brevetti d’impresa nazionale, come pure una tracciabilità storica dei vini ottenuti siano documenti e prove di una esclusività da rispettare senza incorrere in sanzioni o andare contro scelte generali. Occorre che l’Italia anticipi e non subisca. Per cui i temi del riordino legislativo in atto con il “testo unico” devono avere una lettura più personalizzata e più di salvaguardia di diritti possibile.

Quindi, il sistema informatico unico, la semplificazione e linearità dei controlli dalle vigne al vino, l’uso di contrassegni e fascette, la vigilanza sul mercato devono essere molto chiare e coinvolgere – senza mezzi termini – norme tecniche e organizzative, soluzioni burocratiche e indirizzi operativi grazie al supporto di moderni sistemi tecnologici di controllo determinanti l’origine e l’esclusività del nome, o menzione, o indicazione o denominazione collegate al prodotto. In questo senso, ancor più, è impellente che la Dop – Italia sia introdotta prima possibile. Di fronte a certe liberalizzazione orizzontali non resta che difendere un progetto che coinvolga la intera produzione nazionale. Poi è evidente che occorre anche eliminare le doc “a cappello”, accorpare più Igt piccole in una Igp grande, eliminare certe Doc. Diventa così urgente lasciare al produttore margini di operatività in cantina, meno in vigna, in modo che l’elaborazione del vino avvenga secondo regole ferree e controllate ma poche, per permettere che la creatività aziendali vada di pari passo o integri la “piramide territoriale”. L’Italia deve uscire con una scelta epocale e strategica per tutelare i propri diritti acquisiti collettivi, non individuali.
Giampietro Comolli
In esclusiva per Newsfood.com





