Prosecco Spumante DOCG-DOC, un patrimonio nazionale: è una pazzia svederlo!

Prosecco Spumante DOCG-DOC, un patrimonio nazionale: è una pazzia svederlo!

By Giuseppe

PROSECCO SPUMANTE DOCG-DOC, UN PATRIMONIO NAZIONALE E MONDIALE
NON SVENDIAMOLO, NON GIOCHIAMOCELO. PUNTIAMO A DARE PIU’ VALORE ALLE UVE DEL VITICOLTORE E AL VINO IMBOTTIGLIATO CHE ESCE DALLA CANTINA

Giampietro Comolli: dare più valore alle uve del viticoltore e al Vino imbottigliato che esce dalla cantina
Di Giampietro Comolli, economista distretti produttivi agroalimentari, docente storia della vite-vino

Presidente FIVI Matilde Poggi
Presidente FIVI Matilde Poggi

Mi sembra – e non solo a me, vista la chiara presa di posizione di Fivi – che invece di puntare sempre alla quantità, si debba puntare alla qualità. Nella storia dei vini italiani, parlo di 100 anni almeno – ci sono territori di produzione che hanno sempre guardato di più agli aspetti volumetrici che all’eccellenza. Questo  dovuto anche in parte alla cultura storica viticola, al tipo di fertilità agraria, alla forza dei vitigni e cloni, alla remunerazione dell’uva e del vino, sfuso o imbottigliato. Senza nascondersi dietro al solito cerino, per decenni è girata la voce – chi va all’estero a vendere e promuovere da almeno 40 anni il vino italiano – che regioni come il Veneto, la Sicilia, la Puglia, l’Abruzzo, la Emilia e la Romagna, alcune parti di Piemonte e Lazio erano  più riconosciuti più per la quantità di vino prodotto che per la qualità. Ci sono voluti scandali, sanzioni fuori logica, un po’ più di autogoverno e responsabilità dei territori sicuramente, un po’ meno Docg e Doc politiche  per cambiare o tentare di modificare quella cattiva identità e opinione.
Negli ultimi anni, anche dopo il 2010, molti territori e regioni hanno attuato diversi blocchi di nuove iscrizioni agli albi delle Docg e Doc, come in Toscana, Piemonte, Lombardia, Umbria, Puglia, Sicilia e…, ma il caso ha voluto che fossero anche le Regioni, o meglio, i distretti produttivi in cui alcuni vini a denominazione e a indicazione geografica sono cresciuti in valore, in valore aggiunto, in peso nello scacchiere mondiale, come motore turistico, come sviluppo e attrazione economica e culturale. A questi territori va anche aggiunto l’ottimo lavoro del Sistema-Prosecco con l’accantonamento del supero in caso di bisogno. Ottima decisione, da istituzionalizzare. Appare evidente che il binomio #vinodipregio e #sviluppolocale vanno spesso di pari passo. Le promozioni all’estero dei vini italiani, gli eventi consortili, gli investimenti promocommerciali e contrattuali delle imprese, progetti Ocm, svolti dal 2008 al 2015,  hanno sicuramente contribuito a porre il #vinotricolore ai vertici delle opportunità, aspettative, desiderabilità del consumatore mondiale: nei Paesi abituali per la tipologia “spumanti” e in quelli di più recente interesse per altre tipologie vini speciali, dolci o rossi.

Per questo, oramai da alcuni anni, come OVSE segnaliamo l’importanza di non abbandonare o ridurre l’attenzione al mercato interno da parte dell’Europa e del Governo perchè una forte e chiara vitivinicoltura, con una altrettanto evidente identità e valore “regionale”, sono fattori economici diretti e non collaterali, non palliativi, ossia diventa fondamentale la produttività sostenibile e innovativa  (e non la mera produzione) per il migliore vino italiano e per il riavvicinarsi del consumatore maturo, infedele e distratto. Per il vino spumante italiano (per il vino, diciamo), piuttosto che boutade “ad usum media e pro domo propria”,  molto più importante e urgente è trovare una soluzione reale senza tentennamenti, ricatti con diritti acquisiti sull’accorpamento di DOC per motivi diversi, siano essi la produzione o la rappresentanza, la rivendicazione o la significatività (certamente senza ritornare alle Doc a cappello politiche per non scontentare nessuno con 30 – 50 tipologie e vitigni) e sull’allargamento-inglobamento delle IGT interregionali collegate allo stesso vitigno, alla stessa tipologia, allo stesso metodo. Faccio un esempio: Colli Piacentini e Oltrepo’ Pavese sono la patria e la capitale della uva Bonarda-Croatina, perché non fare una unica denominazione-indicazione con 4.500 ettari vitati per 60 milioni di bottiglie e massimo due sole versioni-menzioni? Utopia? Non credo se si vuole vincere bene, con forza, con reddito sui mercati mondiali!
Questo per dire che se gli spumanti italiani hanno dal 2005 al 2015,  coincidendo nei primi 7 anni  con il famoso evento #forumspumantiditalia (checchè qualcuno disprezzi il termine,  bubble o sparkling sono molto usati nel mondo), triplicato la produzione, raddoppiato le esportazioni e la Plv (da160 mil/bott a 370 mil/bott), purtroppo il confronto con altri paesi e altri brand mondiali è ancora molto penalizzante in termini di prezzo all’origine, prezzo al consumo, valore aggiunto complessivo. Non buttiamo via come al solito – noi italiani siamo abili a fare autogoal per colpa di individualismo, presunzione, incompetenza – un grande risultato perché non siamo capaci di avere una visione di sistema, di lungo periodo e soprattutto di strategia.

Prima di portare da 26.000 ettari a 60.000 ettari gli impianti di uva Glera, vediamo di raggiungere altri obiettivi e usare percorsi più “smart”, tipo lo rese unitarie, la produttività per area, le rese in cantina, le cure di vinificazione, il bloccaggio temporaneo, il riuso in modo da spostare il baricentro dell’incrocio domanda/offerta (ancora il solo parametro che agisce sul prezzo con stabilità e continuità) sulla richiesta in modo che il prezzo aggregato di filiera lentamente, ma solidamente, cresca. La Francia esporta la metà di vino italiano con una Plv di oltre 10 mld/euro di cui il 40% determinato dal solo Champagne; l’Italia nel 2015 raggiungerà un fatturato-export di 5,4 mld/euro, di cui solo il 20% ricavato da tutti i vini spumanti. Escono dai confini francesi circa 280 milioni di bottiglie di bollicine con un prezzo dogana di € 14 a bottiglia per un giro d’affari al consumo di oltre 7 mld di euro; l’Italia spedisce circa 370 milioni di bottiglie di spumanti ad un prezzo medio di € 3,50  la bottiglia per un fatturato finale di 3 mld/euro.

Credo molto più importante, più urgente, più intelligente sfruttare un momento magico per le bollicine italiane, anche grazie a qualche vino rosso, a qualche intervento prezioso di Vinitaly all’estero, all’Ocm degli ultimi anni per puntare su una strategia di rafforzamento del valore unitario e generale partendo anche da una migliore ricerca e impegno sulla produttività tecnica piuttosto che sulla produzione estensiva, orizzontale, aperta e libera che in questo momento potrebbe solo favorire alcune speculazioni, omogeneità e ribassi fra Docg e Doc, fra piccole e grandi aziende, fra imbottigliamenti di territorio e elaborazioni pre-condizionate.  Tempo per crescere in volumi assoluti ci sarà, dopo, quando l’uva Glera sarà pagata giustamente in scala fra Docg e Doc, rispettivamente da 2/2,2 a 1/1,4 euro al chilo,  e quando una bottiglia di Superiore Prosecco sarà spedito dalla cantina senza sconti-promozioni-merce continui almeno a 7-8 euro al tappo e il ProseccoDoc spumante almeno a 3,5/4 euro. Questa è la vera sfida, la vera notizia, il vero obiettivo per 450 case vinicole, piccole o grandi, che imbottigliano la grande qualità del Prosecco spumante Docg e Doc. Per cronaca, in Champagne su 33.000 ettari vitati (si producono 320 milioni di bottiglie), il prezzo base dell’uva Aoc riconosciuta è di almeno 4,8 euro al chilo e ci sono 5400 case vinicole, fra maisons e petit maisons.

Comunicato Stampa FIVI====================================
18/01/2016
PROSECCO: FIVI DICE NO A UN ULTERIORE AMPLIAMENTO DELLA PRODUZIONE Le proposte di rimozione al blocco degli impianti trova in disaccordo i Vignaioli Indipendenti. Luca Ferraro, consigliere FIVI: “l’Italia punti sulla qualità”

La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti prende posizione sull’ipotesi di una rimozione al blocco degli impianti di Glera nella zona di produzione di Prosecco DOC. “Un allargamento indiscriminato della produzione – spiega Luca Ferraro, vignaiolo in Asolo e consigliere FIVI – esporrebbe tutto il settore a gravi rischi in futuro”.
Negli ultimi giorni infatti alcuni grandi produttori si sono espressi a mezzo stampa per la rimozione del blocco degli impianti che ha fermato a 29.000 ettari complessivi l’area vitata per il Prosecco, arrivando a ipotizzare che nel 2030 sarà necessario un vigneto di 60.000 ettari con cui potrebbero essere prodotte 1 miliardo di bottiglie, il doppio rispetto a oggi.
“A che pro arrivare a un miliardo di bottiglie? – prosegue Ferraro a nome della Federazione – Una manovra che serve solo a soddisfare un’esigenza di mercato e in nessun modo contribuisce a valorizzare il territorio e a rafforzare l’identità dei nostri vini. Questa rincorsa ai mercati non può che andare a discapito della qualità: i nuovi vigneti saranno necessariamente piantati, per lo più, in zone meno vocate. Come potremo parlare di territorialità e tipicità con queste premesse?”
La strada indicata da FIVI è quella di un continuo incremento della riconoscibilità territoriale e dell’identità dei vini. “Se crediamo di aumentare la produzione per abbassare il prezzo – spiega Ferraro – troveremo sempre qualcuno che produce a minor prezzo rispetto a noi. Noi dovremmo offrire un prodotto più riconoscibile, di qualità, unico e irripetibile in un altro tempo e in un altro luogo”.
Secondo la FIVI infatti l’aumento indiscriminato della produzione, ipotizzata in base ad una logica di ribasso dei prezzi, sacrificherebbe gli elementi chiave su cui occorre puntare: territorialità e identità dei vini.
=================================================

Comolli

Giampietro Comolli
In esclusiva per Newsfood.com

==========

Redazione Newsfood.com
Contatti
Vedi anche:
http://www.newsfood.com/fivi-troppo-presto-per-fare-previsioni-sullannata/
4 ago 2015 La FIVI ha lo scopo di rappresentare il viticoltore di fronte alle istituzioni, promuovendo la qualità e autenticità dei vini italiani.
http://www.newsfood.com/fivi-vignaioli-indipendenti-e-contenti-per-ok-di-mipaaf- su-dop-e-igp/
5 gen 2015 Il Mipaaf accoglie le richieste dei vignaioli indipendenti FIVI ed emana una circolare che consente l’utilizzo del nome geografico più ampio …

 

http://www.newsfood.com/fivi-federazione-italiana-dei-vignaioli-indipendenti-800- piccoli-produttori-fanno-vino-luva/
14 ago 2014 Noi soci Fivi siamo tutti vignaioli, dal più anziano al più giovane iscritto, compresi i consiglieri eletti nel direttivo. Siamo tutti impegnati …
http://www.newsfood.com/matilde-poggi-presidente-vignaioli-indipendenti-bene- piacenza-expo-ma-dal-1-gennaio-disobbedienza-civile/
14 dic 2014 DECISO NO di FIVI al Regolamento Europeo (1308/2013) che equipara le etichette delle bottiglie ai materiali di comunicazione aziendali.
Condividi su:

VISITA LO SHOP ONLINE DI NEWSFOOD