2013, un vaccino anti-influenza universale?
17 Luglio 2010
Entro il 2013 sarà possibile testare su volontari umani un vaccino valido contro tutti i tipi d’influenza.
L’annuncio arriva da una ricerca del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (di Bethesda, USA) diretta dal dottor Gary Nabel e prossimamente pubblicata su “Science”.
Il super vaccino (per ora prototipo) ideato da Nabel e colleghi è stato costruito con due parti fondamentali.
La prima, la base, è un derivato di un vaccino del 1999, che colpisce le parti geneticamente comuni dei virus influenzali.
La seconda è data da vaccinazioni di richiamo contro le influenze stagionali. Il suo compito è agire in tandem con la collega, potenziandone l’azione immunitaria.
Per gli studiosi, tale combinazione consentirebbe al vaccino di aumentare d’efficacia richiamo dopo richiamo, arrivando così ad un’immunizzazione totale.
Inoltre, il vaccino universale riuscirebbe a superare la capacità dei virus di acquisire farmaco resistenza.
Come fanno notare gli esperti USA, i virus influenzali presentano sulla loro superfici l’emoagglutinina. Questa proteine riconosce alcuni zuccheri dell’apparato respiratorio umano, permettendo
l’aggancio del virus alla cellula e favorendo l’infezione.
Il nuovo prodotto del National Institutes mira all’emoagglutina, trasformandola da punto di forza in debolezza chiave. Il vaccino colpisce infatti la parte basale della proteina (il
“bastoncino”) provocandone la distruzione ed eludendo (almeno in teoria) la farmaco-resistenza.
Al momento, i ricercatori hanno condotto esperimenti su cavie animali: furetti, topi e scimmie. Prima, le creature hanno subito l’inoculazione. Poi, sono state esposte a numerosi virus, tra cui
il ceppo del 1934, molto aggressivo.
L’osservazione ha così mostrato come il loro sistema immunitario a reagito sia contro i virus pre 1999 che contro quelli successivi, come H5N1 (quello dell’aviaria). In particolare, topi
e furetti sono stati infettati 3 settimane dopo la somministrazione del vaccino: l’80% delle cavie e sopravvissuto. Diversamente, quelli che avevano ricevuto solo il vaccino primario o solo i
richiami sono morti.
Tali risultati spingono gli studiosi ad un giustificato ottimismo. Spiega Nabel: “Questo approccio apre una nuova porta sulle vaccinazioni anti-influenzali che potrebbe renderle simili a quelle
già in uso per altre malattie (per esempio l’epatite) che prevedono una vaccinazione di base nei primi anni di vita e richiami aggiuntivi nell’età adulta. Potremmo essere in grado
di testare l’efficacia di questo metodo sugli esseri umani nei prossimi 3/5 anni”.
Positivo anche il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano: “Si tratta di un filone di ricerca già noto da tempo e i più maligni sostengono che
possa esserci un atteggiamento avverso da parte delle case farmaceutiche, timorose di vedere eroso un indiscusso business, ma la verità è che l’ipotesi di un vaccino universale
comporta innanzitutto il problema di antigeni immutati della matrice che hanno una buona possibilità di modificarsi. L’approccio di questo team statunitense mi pare però che possa
essere un buon modello e che possa nel tempo arrivare a tagliare il costo annuale dei vaccini antinfluenzali”.
Fonte: John von Radowitz, “Jab effective against all flu strains ‘a possibility by 2013′”, The Indipendente, 16/07/010
Matteo Clerici
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