Zanda: «Aiuti indebiti del Governo alla Società Autostrade»

By Redazione

«Per la seconda volta in quattro anni la maggioranza che sorregge il governo Berlusconi ha approvato, con un emendamento privo di copertura, non urgente ed estraneo per materia ad un
decreto legge prossimo alla scadenza, una norma che ha l’obiettivo di aggirare le procedure di rinnovo delle concessioni autostradali, rinnovandole per legge, senza alcuna formale valutazione
amministrativa preliminare e senza l’istruttoria tecnica degli organi del Cipe».

Lo dichiara il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda a seguito dell’approvazione del decreto legge sugli obblighi comunitari.

«Già nel 2004 e anche allora con un emendamento ad un decreto-legge, il governo Berlusconi aveva forzato un formale e motivato dissenso del Cipe e il rifiuto di registrazione della
Corte dei Conti facendo approvare per legge il IV atto aggiuntivo della convenzione tra la società Autostrade e l’Anas. Anche quella volta venivano allungati i tempi della convenzione e
si autorizzava la revisione del sistema tariffario».

«Oggi come allora i riflessi patrimoniali di queste decisioni sulla società Autostrade non sono certo irrilevanti come dimostrato dalla immediata reazione positiva del titolo sui
mercati azionari».

«A questo punto occorre fare chiarezza. Bisogna rendere finalmente comprensibile al Parlamento e soprattutto ai cittadini italiani la vera natura del rapporto che lega i governi
Berlusconi alla società Autostrade. Qual è la ragione per la quale consolidate regole istituzionali vengono sovvertite con la violenza del voto di maggioranza e con un conseguente
profondo stravolgimento delle regole di buon andamento e di imparzialità della pubblica amministrazione».

«Certo – conclude Zanda – se tutte le privatizzazioni e le liberalizzazioni venissero regolate con il sistema che il governo Berlusconi sta usando per la rete autostradale, il risultato
non potrebbe che essere un vistosissimo impoverimento del patrimonio pubblico e servizi sempre più cari per i cittadini».

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