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Week end in Val d’Ultimo, Alto Adige, Alta Val di Non

Week end in Val d’Ultimo, Alto Adige, Alta Val di Non

By Redazione

E’ bello eccellere in qualcosa, essere primo tra i primi, sotto i riflettori ed al centro dell’attenzione. Essere sul podio osannato ed invidiato da tutti.
E gli altri? … e l’Ultimo?

Non sempre l’Ultimo è il meno bravo, anzi spesso è il più generoso, quello che ama gareggiare per il gusto di competere ma con nessuna voglia di vincere. La sua è una
battaglia con se stesso e con le sue possibilità, in modo onesto, senza barare, senza “truccare” la corsa. Vive la sua vita gestendo al meglio le sue risorse.

Ultimamente abbiamo scoperto la Val d’Ultimo e quasi ci dispiace svelare l’incanto di questa Valle che fino all’Ultimo ha cercato di rimanere nascosta al turismo vociante, al rombare dei motori,
alla vita frenetica di noi poveri cittadini.

In questo periodo siamo impegnati su vari fronti con la nostra troupe TV ma anche con un progetto che vorrebbe portare Newsfood.com ad un livello più internazionale.
Quando è arrivato l’invito di Stefania, dall’Ufficio stampa di  L’alta Val di Non/Val d’Ultimo  stavamo per rinunciare, ma la curiosità di scoprire un posto nuovo, tra i
larici secolari, lontani dalla pazza folla cittadina, ci ha convinti ad accettare. Ed abbiamo fatto bene.

Mercoledì notte, siamo arrivati da Bordeaux (dove ci hanno “fregato” una valigia) e la mattina dopo siamo ripartiti per le verdi vallate all’ingresso del Parco dello Stelvio.
Avevamo l’intenzione di passare a trovare il nostro amico Chef Andrea Fenoglio a Merano, al Ristorante Sissi, ma era stracolmo di tedeschi. Per loro è la seconda settimana dedicata alle
ferie. Pazienza.
Torniamo a Lana e prima di risalire la vallata ci fermiamo a mangiare nella Birreria Pfefferlechner. Un posto a misura di famiglia, una vecchia fattoria, un maso, riattata a trattoria,
ristorante, birreria. Al centro la stalla con cavalli e caprette che ti guardano dai vetri. Qui si mangia bene e si beve meglio.
E’ anche un birrificio artigianale dove si producono tre birre: Pfeffer hell, Pfeffer swharz e Pfeffer WeiB.

Ci fermiamo a lavorare col fidato MAC sotto un grande gelso con le more bianche mature e poi iniziamo a risalire i primi tornanti. Intorno a noi filari di meli, peri ed anche ciliege. In cielo
scorazzano veloci le nuvole grigie e ci chiediamo se non avremmo fatto meglio starcene a casa.

La vallata è ampia, soleggiata dal mattino al tramonto. Passiamo San Pancrazio ed arriviamo a S. Valburga. All’Hotel Alpenhof della famiglia Staffler, ci accoglie Stefania e dopo un
aperitivo valligiano, con tanti stuzzichini montanari,  succo di sambuco e bollicine di prosecco, con i colleghi giornalisti andiamo a cena.
In famiglia sono cinque i cacciatori, uomini e donne, e la selvaggina non manca mai. Ci hanno servito una sella di cervo che era semplicemente sublime.
La famiglia Staffler, come molte altre qui in Val d’Ultimo, è ancora molto tradizionale, è multigenerazionale: nonni, figli e nipoti  sotto un unico tetto.
Tutti insieme tirano la slitta. Solo così la slitta corre veloce nella neve, evita gli attacchi dei lupi e non cade nel burrone.

Al mattino ci aspetta un’abbondante colazione  con marmellate, burro, latte fresco, uova del pollaio, formaggi d’alpeggio, miele…tutto locale, nessuna merendina, cornetti incellophanati o
simili.

Sono tante le sorprese che riserva questa valle e non è facile vederle tutte in pochi giorni. Roland e Walter sono i nostri instancabili accompagnatori.

In funivia siamo saliti all’area sciistica Schwemmalm e poi alla malga Steinrast: anche qui tutti intorno ad un tavolo di larice massiccio ad assaggiare prodotti a tutta natura.

Il pranzo a Pracupola è stato un pic nic a 1.970 mt al tavolo con Hans Berger, Assessore al Turismo ed all’Agricoltura della Provincia di Bolzano, venuto a festeggiare la settimana del
rododendro. Canederli cotti nel paiolo di rame con fuoco  a legna, salumi locali di manzo e formaggi.
Intorno a noi  vette innevate di fresco.
Poi siamo ridiscesi a Lana, alle porte della valle d’Ultimo, a vedere il campo da golf e la Birreria Pfefferlechner, quella dove eravamo già stati.
Interessante ed amena la cena al maso della famiglia Hauselerhof dove abbiamo degustato dei canederli che meritavano le cinque stelle alpine. E lì ci hanno portato anche i krapfen ripieni
di crema di papavero, fatta con i semi, quelli neri piccoli piccoli come la capocchia di uno spillo.
 
Abbiamo scoperto un Roland fisarmonicista ed un Walter cantore. Peccato non poter capire il tedesco.
A  mezzanotte tutti a nanna. Alle quattro, partenza in fuoristrada per raggiungere un rifugio ad oltre 2.000 metri. L’ultimo pezzo a piedi, una ventina di minuti su un sentiero scosceso,
è piuttosto impegnativo ma lassù, arrivati al rifugio, la stanchezza passa in un’attimo.
Bisogna far presto perchè il sole sorge oltre le cime alle 5,27 in punto.
La temperatura è -2C° ed il vento fischia forte. Si accende il fuoco e si prepara la colazione: uova fritte sbattute con speck, salumi, formaggi, latte …e l’immancabile prosecco per
l’immancabile rito del “Prosit”: si alza il calice lentamente…si cala molto lentamente fino a sfiorare il desco e poi, tutti in coro si grida “Prosit”, sollevando velocemente il bicchiere verso
l’alto.

Ci godiamo un panorama dai colori ancestrali, a 360°. Intorno a noi  vette innevate di fresco ed un silenzio irreale. Il sole prorompe con i suoi raggi, prima illuminando le cime ad
ovest e poi addosso a noi, e proietta la nostra lunghissima ombra sui prati coperti di erba e mirtilli ancora in fasce.

Sono le 6,30 ed è tempo di rientrare. Tutto viene rimesso negli zaini ed ancora oggi ci chiediamo dove questi due stambecchi, Roland e Walter,  prendano la forza per  scalare
questa montagne con 40 chili di zaino in spalla.

Tante sono le cose che non abbiamo raccontato ma cercheremo di approfondire in un secondo tempo.

A S.Valburga d’Ultimo presso il maso Wegleit , la Sig.ra Traudi Schwienbacher, ha tenuto  una lezione “universitaria” di ecologia e rispetto della Natura. Coltivazione e lavorazione di
piante officinali, laboratorio di varie attività e di vita rispettosa della Natura e della dignità umana che stiamo calpestendo in onore del Dio Denaro.

A S.Nicolò c’è la chiesa con il campanile svettante verso il cielo, intorno il piccolissimo cimitero, su tutte le tombe, fiori freschi.
Qui c’è il museo della Montagna che racconta la storia della Val d’Ultimo e c’è anche l’albergo-Relax di Walter, ora gestito dai figli. Ogni ambiente è una sorpresa che non
si può raccontare. Andate e poi ci racconterete.

Non possiamo certo dimenticare il libro che ci è stato donato su Giacarlo Godio, un piemontese salito alla punta estrema della Valle. E’ la storia di un piccolo grande chef che ha iniziato
la sua carriera all’Università dei “Pelapatate” ed i Master li ha fatti da lavapiatti. Il suo ristorante, pur essendo in capo al mondo, a Fontana Bianca, proprio in cima alla val d’Ultimo,
a quasi 2000 metri di quota riuscì a  conquistare la prima Stella Michelin.
A 15 anni dalla sua scomparsa un gruppo di personaggi della valle ha voluto rendere omaggio al grande chef pubblicando un libro che racconta la sua vita e il suo talento e che propone
naturalmente diverse delle sue ricette doc.
 
Da Val d’Ultimo siamo andati a Merano a visitare il Giardino di Sissi  ma questa è una storia che racconteremo un’altra volta.
Grazie Val d’Ultimo

Associazione Turistica Val d’Ultimo
tel. 0473 79 53 87
info@valdultimo.info
http://www.valdultimo.info

Giuseppe Danielli
Newsfood.com
 

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