Vittoria Brancaccio: «per il rilancio del turismo italiano, necessario investire sull'agricoltura e l'agriturismo»

“L’agriturismo può essere un richiamo forte per rilanciare l’immagine turistica dell’Italia all’estero”, nel corso della Conferenza Stampa sul consuntivo 2007 e le previsioni 2008 per
l’agriturismo (in programma domani, martedì 11 dicembre, alle 12,00 a Roma, Palazzo della Valle, Confagricoltura), il presidente di Agriturist, Vittoria Brancaccio, illustrerà
alcune proposte per il rilancio del turismo italiano, basate sulla creazione di una forte sinergia con il settore agricolo, recentemente trasmesse all’attenzione del Ministro Rutelli.

Agriturist ricorda che il turismo mondiale cresce al ritmo del 4% l’anno. Nel 2007 raggiungerà gli 875 milioni di ospiti, 225 milioni in più rispetto al 2000, 5,3 volte quelli del
1970 e addirittura 35 volte quelli del 1950.

Le mete turistiche si moltiplicano e la concorrenza si fa serratissima. Le prime dieci destinazioni più frequentate, nel 1950 attraevano il 90% dei turisti; nel 1970 la loro incidenza
è scesa al 75%, poi nel 1990 al 60%, e oggi è inferiore al 50%.

L’Europa continua ha richiamare la parte più consistente dei flussi turistici mondiali (54%), ma perde terreno rispetto al 58% del 2001 e al 64% del 1980; se ne avvantaggiano soprattutto
le mete asiatiche dell’Estremo Oriente e, in misura più contenuta, Medio Oriente e Africa.

La Cina, che nel 1990 era al 9° posto con il 2,4% della domanda turistica mondiale, oggi è al 4° posto con il 6%, davanti all’Italia (4,4%). Le prime tre sono: Francia (9,2%),
Spagna (6,8%) e Stati Uniti (5,9%). Tutte, rispetto al 1990, hanno visto ridurre il proprio peso: Francia -2,7%, Spagna 0,9%, Stati Uniti -3%, Italia -1,6%.

L’Italia – spiega Agriturist – nella graduatoria degli ospiti in arrivo, è stata al primo posto nel 1970, al terzo nel 1980 e 1990, al quarto nel 2000, scendendo al quinto dal 2004.
Negli ultimi dieci anni, gli arrivi sono aumentati ( 22%) ma non sono aumentate nella stessa proporzione le presenze ( 19%), per effetto della riduzione della durata media del soggiorno
(attualmente di 4 giorni), per cui gli alberghi italiani sono agli ultimi posti in Europa per grado di utilizzazione dei posti letto (39%).

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