Vino: San Patrignano nacque con un Sangiovese (+ precisazioni aggiuntive del 9 giugno)

Vino: San Patrignano nacque con un Sangiovese (+ precisazioni aggiuntive del 9 giugno)

(Aggiornamento del 9 giugno 2014)

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Inizio messaggio inoltrato:

Da: Carlo xxxxxxxx@hotmail.com>
Oggetto: RE: Patrignano…
Data: 09 giugno 2014 15:51:31 CEST

Ci  sono alcune precisazioni:
la comunità nasce nel 1978. In vigna lavorano i primi ragazzi arrivati in comunità. Motivazione semplice: nella casa di campagna di Vincenzo Muccioli c’era già una vigna e si comincia a fare con quel che c’era
I Vini vengono commercializzati dopo i primi anni ’80. Sono senza infamia e senza lode. Come tutti quelli del territorio.
Nel ’92 Andrea Muccioli, lascia il suo lavoro milanese di avvocato (contratti internazionali x grande gruppo) e torna a San Pat per viverci e seguire le attività produttive comunità: mobili, fotolito, vini, etcc
Appassionato di vino decide di sterzare verso qualità (Romagna grande terroir x il Sangiovese). All’inizio inventa il marchio terre del Cedro xchè il vino dei drogati altrimenti non lo comprava nessuno
All’inizio l’enologo era Puiatti, Cotarella arriva cavallo fine anni ’90 inizio 2000
Da fine anni ’90 il marchio diventa San Patrignano e si parte con 3 bicchieri e rapporto con Cotarella. Andrea indirizza il suo lavoro.
Oggi AM non c’è più e i vini li fa Cotarella
di biodinamico non c’è più manco un filare. Esperimento chiuso da Cotarella, quando AM se n’è “andato”

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Molto si è detto su San Patrignano, la comunità di recupero, esaltandone i risultati o ponendo interrogativi sui metodi utilizzati. Non tutti sanno però come la storia si Sanpa sia legata a doppio filo con quella del vino Sangiovese: “ San Patrignano è nato attorno a un vigneto” sintetizza l’agronomo Dragoni.

Nel 1992, in pieno clima di fondazione, Andrea Muccioli s’interessa ai vigneti della comunità, all’epoca produttori di un vino mediocri. I terreni sono a Coriano, 250 metri di altezza e suolo calcareo-argilloso: le potenzialità ci sono e Muccioli ha dalla sua l’enologo Riccardo Cotarella.

La comunità diventa così produttrice di vino: si inizia con 60 ettari, una cantina con 1000 botti ed il desiderio di tutelare le varietà locali. Sui terreni vengono coltivati Sangiovese (45% delle viti, il 20% ad uva bianca), poi Cabernet Franc e Sauvignon ed altre varietà minori. All’inizio i metodi sono amatoriali, esistono ancora le foto in bianco e nero delle prime vendemmia, poi si cresce. Nel 2003, un generale in pensione regala il suo terreno a Cecina: 6,2 ettari, destinati a Cabernet Franc, Petit Verdot e Cabernet Sauvignon, in grado di produrre Cabernet Franc, Petit Verdot e Cabernet Sauvignon.

Ma il piccolo e bello non appartiene più a Sanpatrignano: i numeri oggi parlano di 110 ettari, mezzo migliore di bottiglie, sperimentazioni biodinamiche, esportazioni in USA ed Asia.. Nel 2002, l’Oscar del vino assegnato dai sommelier italiani. Fuoriclasse di questa squadra, un Sangiovese di Romagna Riserva Avi (A come Vincenzo): colore rosso deciso, gusto intenso con aromi di amarena e viola.

A certificare i risultati, eventi come i quattro giorni, quando Sanpa è diventata la sede di un congresso di Assoenologi, guidato da Cotarella stesso. O il messaggio del presidente Giorgio Napolitano: “Raccontare il vino è raccontare la storia di persone che hanno cambiato in meglio, come i ragazzi di San Patrignano, a cui va il mio plauso”.

Matteo Clerici
Newsfood.com

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