Vino: Italia, chiama Cina risponde

Vino: Italia, chiama Cina risponde

Italia e Cina sempre più unite nel segno del vino.

E’ in arrivo “Italia in Cina”: nato dalla collaborazione tra Italia del Vino ed Istituto Grandi Marchi.

Obiettivo: aumentare l’export di settore nell’Impero di Mezzo.
Metodo: 6 giorni di riflessione, nel corso dei quali 45 top wine influencer (da Cina, ma anche Hong Kong) visiteranno le aziende italiane, parleranno coi proprietari, assaggeranno le annate migliori.

Sono in programma tre tour, che partiranno dalla Lombardia (Ca’ del Bosco) per poi toccare le cantine di Piemonte (Michele Chiarlo, Gaja, Marchesi di Barolo, Pio Cesare), Toscana (Antinori, Banfi, Biondi Santi, Castello d’Albola, Ambrogio e Giovanni Folonari, Fattoria Machiavelli), Emilia Romagna (Medici Ermete) Veneto (Bolla, Masi, Zonin, Sartori, Santa Margherita) Umbria (Lungarotti) e Trentino Alto Adige (Lageder, Ferrari Fratelli Lunelli).

Soddisfatti Ettore Nicoletto e Piero Antinori: “Il progetto Italia in Cina si inserisce nell’ambito di un preciso programma di azioni di formazione diretta sugli operatori di Cina e Hong Kong. Due mercati che, dopo il calo delle importazioni del 2013, si confermano fortemente selettivi anche nel 2014. Ma questa situazione di stallo può diventare un’opportunità per l’Italia per recuperare posizioni rispetto ai suoi competitor, attraverso una promozione più unitaria”.

Intanto, dai mercati orientali notizie in chiaro-scuro. In base ai controlli Uiv, nel periodo gennaio-marzo 2013, le importazioni in Cina si stanno riassestando in maniera simile a quanto avvenuto nell’anno precedente. Tra i Paesi più penalizzati, la Francia (-28,2% in volume e -29,7% in valore) ma anche l’Australia e gli Usa, mentre si difende il Cile grazie alle sue politiche aggressive sul fronte dei prezzi. Meno negativa la situazione di Italia e Francia, capaci di perdere rispettivamente -2% in valore e -4%.

Matteo Clerici

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