Vino: i test atomici svelano i falsi
22 Marzo 2010
E’ possibile sfruttare le conseguenze atmosferiche degli esperimenti nucleari per distinguere il vino d’annata da brutte copie e falsificazioni palesi.
Lo sostiene una ricerca dell’Università di Adelaide (Australia), diretta da Graham Jones e presentata al meeting annuale dell’American Chemical Society a San Francisco.
La squadra di Adelaide si è messa all’opera avendo in mente i limiti degli attuali sistemi anti-frode. Sigilli speciali ed etichette ad alta tecnologia, infatti, pur essendo efficaci non
possono garantire la genuinità del contenuto della bottiglia.
A tale scopo, per valutare meglio l’annata in questione, può allora essere utile l’anidride carbonica radioattiva, prodotta dai test atomici nell’atmosfera e assorbita dalle viti.
La procedura si basa sul rapporto tra il carbonio 14 (C-14, forma poco comune e rara nell’atmosfera) ed il carbonio 12 (C-12, più abbondante).
Spiega Jones: “Fino alla fine degli anni Quaranta il carbonio 14 era prodotto, nell’atmosfera terrestre, dall’interazione dei raggi cosmici con l’azoto. La situazione è cambiata negli
anni successivi fino al 1963, periodo durante il quale sono stati condotti, nell’atmosfera, numerosi esperimenti atomici che hanno significativamente aumentato la quantità di C-14.
Quando i test sono terminati, è cominciata la diluizione di questo C-14 nella CO2 prodotta dalla combustione di combustibili fossili”.
Per questo, quantità minime di carbonio radioattivo sono state catturate dalle viti, per finire poi nel vino. Sfruttando tale situazione, l’analisi della presenza del C-14 in rapporto ad
altri isotopi del carbonio può dunque indicare l’anno in cui quest’assorbimento di C-14 è avvenuto.
Gli scienziati australiani hanno messo alla prova il loro metodo con 20 vini rossi nazionali, annate 1958-1997. Tramite spettrometro di massa, i ricercatori hanno valutato la presenza di C-14
nelle bevande, comparandola con i livelli di radioattività di campioni atmosferici noti, dimostrando che il metodo funziona.
Infine, Graham e compagni spiegano come la capacità anti frodi della loro analisi può essere migliorata associando al loro metodo altri test, ad esempio per valutare la presenza
di sostanze come l’acido tartarico o derivati fenolici.
Fonte: “Detecting fake wine vintages: It’s an (atomic) blast”, American Chemical Society, 21/03/010
Matteo Clerici
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