Vinitaly, qui si beve l’antico vino di Georgia

Vinitaly, qui si beve l’antico vino di Georgia

A Vinitaly l’antico vino di Georgia. La nazione ospita infatti due modi di fare vino: uno moderno, che attira il mercato internazionale, ed il sistema tradizionale, presente alla mostra
veronese del vino grazie all’azione di Slow Food e della sua apposita fondazione.

La vinificazione georgiana si basa su canoni precisi, sia per i mezzi che per la materia prima.

Il mezzo unico ed indispensabile sono i kvevri, grandi orci di terracotta senza manici, completamente interrati, al cui interno si fermentano le bucce.

La materia prima è costituita dai vitigni locali, scelti a seconda del vino desiderato. Così , per il vino rosso si usano varietà saperavi, vanis chkhaveri, otskhanuri
sapere e dzelshavi. Invece, il vino bianco si ottiene da rkatsiteli, tsiska, tsolikouri, krakhuna, mtsvane kakhuri e mtsvane khikhvi.

Inoltre, sono presenti due grandi differenze, in base alla parte del Paese.

Nella regione di Khakheti, Georgia orientale, si usa la fermentazione e l’affinamento sulle bucce. Di contro a Imereti, Georgia occidentale, i vini vanno nell’anfora privi di buccia.

Comunque sia, l’antico metodo Georgiano è minacciato dal moderno sistema economico.

Da un lato, i viticoltori tendono ad abbandonare gli antichi vitigni, poco redditizi, per puntare sulle varietà internazionale, più produttive.

Dall’altro, gli artigiani locali che producono gli orci di terracotta sono in diminuzione, con i vecchi maestri a corto di allievi disposti ad imparare un’arte lunga, complessa e portatrice di
stipendi limitati.

Allora, per difendere l’antica via, Vinitaly e Slow Food offrono in assaggio il vino di Georgia. L’iniziativa è sostenuta da Cammino Autoctone (associazione di viticoltori della Maremma
e dell’arcipelago toscano che, dal 2009, segue il Presidio) e Velier (società genovese di importazione di vini e liquori che ha permesso l’arrivo dei vini in Italia).

Matteo Clerici

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