Verde in città, un ecosistema per vivere meglio

Verde in città, un ecosistema per vivere meglio

By Giuseppe

La gestione del verde nel convegno di Smart City per città resilienti, sostenibili e vivibili

 

Resoconto convegno Smart City: Verde in città, un ecosistema per vivere meglio

 

A cura di ASSOEDILIZIA informa

 

 

Milano, 28 novembre  2025

Verde in città, un ecosistema per vivere meglio

Di Saverio Fossati

 

Verde in città, un ecosistema per vivere meglio

La gestione del verde nel convegno di Smart City per città resilienti, sostenibili e vivibili

di Saverio Fossati
Assoedilizia Informa

Le aree verdi forniscono numerosi servizi ecosistemici rilevanti per la qualità dell’ambiente urbano e per il benessere degli abitanti delle città, tra cui la riduzione dell’isola di calore urbano, l’assorbimento dei gas serra e degli inquinanti atmosferici, la creazione di opportunità di interazione sociale ed attività fisica.

Per questo l’Ue, con il regolamento 2024/1991 sul ripristino della natura, ha dedicato misure specifiche al ripristino del verde urbano, imponendo agli Stati Membri l’obiettivo di azzerare le perdite di spazi verdi urbani a livello nazionale tra il 2024 e il 2030 e di aumentarne progressivamente la superficie dal 2031 in avanti, anche attraverso l’integrazione negli edifici e nelle infrastrutture.

A questi temi e alle relative soluzioni tecniche e gestionali è dedicato il workshop che si è svolto venerdì 28 novembre 2025 presso l’Università Bocconi, organizzato da  Green Centro di Ricerca sulla Geografia, le Risorse Naturali, l’energia, l’ambiente e le Reti e dal Dipartimento Di Studi Giuridici Angelo Sraffa, nell’ambito dell’Osservatorio Smart City dell’Università Bocconi, di cui è socio Assoedilizia.

Edoardo Croci, coordinatore dell’Osservatorio Smart City, GREEN – Università Bocconi con Giuseppe Franco Ferrari (Dipartimento di Studi Giuridici Angelo Sraffa, Università Bocconi), ha introdotto il workshop e i relatori, illustrando il piano della mattinata di studi. Croci è anche autore, con Benedetta Lucchitta, di uno dei pochissimi lavori dedicato a questi temi: Nature-Based Solutions for More Sustainable Cities: A Framework Approach for Planning and Evaluation.

Il tema – ha detto Croci – è affrontato specificamente per la prima volta dall’Osservatorio. Tutte le città hanno tra le loro politicher l’aumento del verde urbano e la sua manutenzione, senza la quale può diventare un disvalore e di degrado ambientale. Al centro c’è anzitutto regolazione climatica, fondamentale per la resilienza urbana, con recenti studi che dimostrano che una serie di fattori dipendono dal design urbano, alla permeabilità del suolo e alla connessa presenza di verde. Poi c’è l’elemento del contributo alla biodiversità che richiede design e cura e corridoi ecologici di connessione tra il verde già esistente. E infine, ha concluso Croci, va considerato il contributo del verde urbano alla salute e al benessere psichico delle persone e  non solo alle funzioni  ricreative e sportive, investendo aspetti emozionali e culturali.

La parte giuridica del tema è stata affrontata da Giuseppe Franco Ferrari, che ha evidenziato come la disciplina del verde urbano sia stato trattata, per moti anni, da un vecchio decreto ministeriale e dal Codice della strada, mentre le norme moderne partono dall’impulso europeo con il green deal del 2019, la strategia per il 2030 (del 2020) e la Eu Mission per il 2023, con i  regolamenti 1119/2021, 241/ 2021 e 1991/2024. Le nome italiane attuali sono la legge 10/2013 e i Dm Mattm del 2020 che ha sostituito quello del 2013 e il Pnrr che stabilisce una spesa di soli 23 milioni su 93 progetti attivi.

Il Piano del Verde e del Paesaggio di Milano è stato oggetto del contributo di Elena Grandi Assessora all’Ambiente e Verde, Comune di Milano, in particolare sull’intervento di via Marina inteso proprio come collegamento tra i giardini pubblici e il resto della città, seguendo un’asse che sia idealmente un passaggio di biodiversità e di servizi sistemici. Il Piano, più in generale, si propone di creare resilienza e mitigazione dei cambiamenti climatici, non solo con nuove alberature, anche cambiando le coperture del suole da asfalto a pietra, creando sistemi di drenaggio sostenibile anche senza alberi, e affidando a MM la manutenzione del verde. L’irrigazione verrà fatta non usando l’acqua potabile ma prima quella a disposizione che arrivi in acquedotto.

L’intervento di Alfonso Alcolea Martinez (policy officer, Ambiente urbano – DG Ambiente, Commissione europea) è stato dedicato agli obiettivi per il verde urbano del regolamento europeo sul ripristino della natura, mentre Anna Chiesura (ricercatrice, ISPRA) ha parlato dei piani comunali del verde in Italia: il tema della pianificazione approvata dopo il 2020 nelle città, ha spiegato Chiesura,  è concentrata soprattutto nel Centro-Nord e al Sud c’è solo Avellino. I principali risultati delle macro-chiavi di lettura confermano l’importanza della cornice strategica nazionale per orientare l’azione locale. Confermata la necessità è l’utilità di studiare il verde privato e il suo contributo, la biodiversità, i servizi ecosistemici, il consumo di suolo e le isole di calore. Gli obiettivi sono l’incremento della fruibilità e accessibilità al verde, la fornitura di sevizi eco sistemici e la valorizzazione del terreno agricolo. Tra le azioni, integrare il verde e la mobilità dolce serve ad aumentare i benefici ambientali, risparmiare energia, migliorare la salute, adattarsi al cambiamento climatico: un buon esempio della capacità di intercettare una pluralità di obiettivi. Mentre la consultazione pubblica per la redazione dei piani è stata carente e soprattutto online, anche a causa del periodo pandemico.

Maddalena Gioia di Gibelli Founder (Studio Gibelli), professoressa a contratto del  Politecnico di Milano e dell’Università degli Studi di Milano ha intolato il suo intervento “Riprogettare il verde urbano come infrastruttura socio-ecologica”. Nel paesaggio, ha spiegato Gioia, l’utile e il bello spesso si incontrano e si scontrano. Ma il sistema socio-ecologico ha sempre  a che fare con il bene comune, quindi la dimensione etica è sempre presente e il paesaggio non è “roba nostra”:  cultura, natura e bisogni trovano il loro legame nelle scelte ecosostenibili. Ma ora il legane con il territorio è perso e le città si costruiscono tutte allo stesso modo e nella direzione sbagliata, che non tiene conto della situazione e delle risorse locali. Le città, ha detto Gioia, producono risorse naturali (come la sorgente di 40 ettari a Gallarate che non è stata convogliata in fognatura ma è servita a creare un parco): noi invece perdiamo tutta l’acqua di pioggia, pulitissima, convogliandola in fognatura. Le città possono quindi diventare sorgenti anche dell’acqua prodotta dagli edifici.

Benedetta Lucchitta (ricercatrice MUSA Spoke 1 e SUR Lab, Università Bocconi) ha dedicato il suo contributo ai modelli di business per parchi urbani resilienti. La riduzione delle finanze pubbliche consente di individuare forme innovative di cooperazione pubblico-privata per la gestione dei parchi, ha detto Lucchitta. Sono stati così identificati i principali modelli di business, partendo da proprietà, propositi di valorizzazione, stakeholder coinvolti, ruoli dei vari attori e strumenti di finanziamento utilizzati. I casi sono analizzati (tutti parchi pubblici a fruizione gratuita) sono distribuiti in 44 Paesi. Quanto ai finanziamenti, nella maggior parte dei parchi sono sia pubblici che privati, Gli “archetipi” dei modelli di business per la gestione dei parchi sono stati definiti sulla base degli stakeholder coinvolti e del loro ruolo e degli strumenti di finanziamenti. Le risorse vengono quindi prevalentemente da tasse e dai privati opportunamente incentivati. L’archetipo “non mandated” è adatto soprattutto ad aree verdi di dimensioni minori, che possono essere recuperate e gestite da attori locali (cittadini e Associazioni) ma sempre con sponsorizzazioni e donazioni. L’archetipo “mandated” permette invece di usare strumenti di generazione di valore con lo scopo di creare anche profitto e si presta alle aree grandi, applicabile a pochi attori ma con la necessità di coinvolgere la comunità dei cittadini per un’equa distribuzione dei benefici generati.

Il tema del monitoraggio del verde urbano tramite telerilevamento è stato affrontato da Erika Piaser (ricercatrice, Università degli Studi di Milano-Bicocca). Oggetto dell’attività dei droni (ma possibile anche a mano, su uno zaino, su veicoli) è il rilevamento di incendi, deforestazione, biomassa di un parco e di una foreste, struttura della vegetazione, biodiversità,tutti elemento che rilevano energia riflessa dalle superfici. Il sistema funziona con sensori attivi montati su satelliti e con sensori passivi a energia solare.

Dopo le relazioni principali si è svolta la tavola rotonda dedicata a “Strategie e soluzioni per innovare la gestione del verde urbano”, con gli interventi di Vincenzo Barbieri (chief marketing Officer e Head del Design Lab, Planetek Italia), Roberto Di Bernardo (head of R&I Grant Office, Engineering), Angelo Vavassori (responsabile Divisione Verde, MM) e Paolo Viskanic (fondatore e Ad, R3GIS).

Saverio Fossati

 

 

 

 

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