Vendemmia di un tempo passato nell’Alto Monferrato

Vendemmia di un tempo passato nell’Alto Monferrato

By Giuseppe

La Festa della Vendemmia nell’Alto Monferrato: ricordi nostalgici di un tempo ormai lontano

 

Newsfood.com, 6 ottobre 2024

Testimonianza vera di valori ormai perduti, i veri valori delle nostre tradizioni, che purtroppo sono stati immolati al Dio Denaro.

 

LA VENDEMMIA

Ricordi di vendemmia  nei vigneti del Lubert, nell’Acquese, media-bassa valle del fiume Bormida, nell’alto Monferrato

di Fulvio Viotti

Che cos’è Oggi la Vendemmia?

“ina gràn rutìra ed bòle!” uno stress!

Si è completamente perso il significato storico, culturale e sociale di quel momento dell’annata che, assieme alla trebbiatura, rappresentava al meglio quei sentimenti di appartenenza al territorio e di condivisione sociale, da sempre capisaldi dell’antica cultura contadina. Ormai la vendemmia è sempre più assimilata ad un qualsiasi processo produttivo industriale, volendo furbescamente ignorare che la campagna continua a  sottostare alle leggi ed ai tempi della Natura.

In passato la vendemmia era anche una festa e a volte tornano i ricordi di quel tempo ormai lontano quando noi, bambini, si era pieni di meraviglia e curiosità per quel piccolo Mondo contadino.

Capivamo che la vendemmia era vicina perché in casa l’atmosfera diventava seriosa. Gli uomini andavano tutti i giorni in vigna, guardavano i colori delle foglie, giravano i grappoli e poi con il naso all’insù per cogliere i segnali del tempo; a casa guardavano le Lune sul calendario e osservavano gli animali…

Solo dopo abbiamo compreso il perché di quelle stranezze, era per decidere il momento giusto per l’inizio della vendemmia; cogliere i grappoli troppo in anticipo può pregiudicare l’eccellenza del vino ma aspettando troppo si rischia che il cattivo tempo li rovini.

Nel frattempo continuava incessante il lavoro preparatorio in cantina; allora tutti i recipienti (botti, tini etc) erano di legno e bisognava non solo lavarli ma anche bagnarli continuamente in modo che le doghe rigonfiandosi sigillassero le fessure tra di loro. I carri venivano preparati ingrassando i mozzi delle ruote ed installandovi sopra le bigonce e  si sistemavano anche le ceste per l’uva, di vimini o costruite con liste sottili intrecciate di legno di castagno.

Poi, all’improvviso: “tacùma!”, il via! Da lì era un delirio! In un momento arrivavano amici e parenti, a piedi, in bicicletta, motorizzati con la 600, la Lambretta, il “Vivì” Viberti…le vigne risuonavano di chiacchiere, risate, cori improvvisati. Gli uomini portavano a spalle le ceste piene d’uva per riempire le bigonce mentre noi bambini dovevamo raccogliere gli acini caduti a terra; avevamo addestrato un cane a mangiarli così noi non raccogliendoli si giocava, ma quando i grandi se ne accorgevano…giù sgridate! 

 

Alla sera si pigiava l’uva; c’era già una pigiatrice ed altri pochi macchinari, tutti rottami pericolosissimi, ma ci veniva fatto (a scappellotti) un corso accelerato di sicurezza sul lavoro: “state attenti!” e per qualche strano miracolo funzionava, gli incidenti erano rarissimi. 

Indimenticabile il borbottio del mosto nelle botti ed il suo profumo: tutta la cantina ne era satura e nei Paesi quel sentore permananeva per giorni nei vicoli e nelle strade. 

Una parte delle uve veniva conferita alla Cantina Sociale. Interminabili file di carri avanzavano lentamente in attesa dello scarico: i buoi davanti ai carri restavano per ore immobili, solamente agitando la coda per scacciare le mosche e sotto la pioggia fermi con le orecchie basse.

Poi la vendemmia finiva e, più avanti con calma, si procedeva alla torchiatura delle vinacce: ancora ci si aiutava tra vicini, una spadellata di caldarroste e buon vino a volontà era la regola.

Ma i momenti più belli erano i “Curmarò”, le Feste di fine Vendemmia! Le donne cacciavano fuori casa noi bambini e preparavano sontuosi banchetti: ravioli, arrosti, lessi..ogni ben di Dio e tutto genuino. Alla festa partecipavano tutti i vendemmiatori e tra mangiate, canti e libagioni si andava avanti fino a tarda notte…che casino, quanta allegria!

Ora tutto è silenzio, quei tempi che non torneranno più sono solo struggenti ricordi. Ora abbiamo tanto ma in questa società individualistica siamo mendicanti di autentica socialità, mutualità e condivisione, tristemente consapevoli di quanto è andato perduto: la preziosa semplicità di una VITA VERA.

 

Foto di copertina:
“Curmarò* au Lubert” – 3 ottobre 2024- al tavolo :
Carlo, Fulvio, Daniela, Valentino, Guido, Enrico, Leonardo, Claudio, Sergio, Marco, Giuseppe e Alma.

MENU tipico del Curmarò (cena che si faceva a fine vendemmia coi vendemmiatori).
Alma (brava Alma!) ha ritrovato le vecchie ricette della nonna Mariettina e ha pensato bene di riproporre quei piatti… autentici piatti del buon ricordo!

* Curmarò

Menu del 3 ottobre 2024

– Affettati campagnoli:
   salame, pancetta, zampetti in insalata

– Peperoni ripieni

– Polpette in carpione

– Lonza tonnata

– Acciughe con bagnetto verde

– Asparagi e prosciutto in gelatina

– Trippa in insalata

– Frittata di spinaci e cipolla

– Formaggi:
   Robiola di Roccaverano, grana padano in scaglie, gorgonzola

– Dolci:
   Baci di dama, pasticcini

– Caffè e “spingi caffè” di produzione casalinga:
   (grappa, amari, limoncello, nocino…)
  

 

 

Redazione Newsfood.com
Nutrimento &nutriMENTE

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