Vademecum del tartufo di Toscana

La Toscana e i tartufi – La Toscana si presenta come una regione estremamente vocata alla produzione di tartufi; in particolare il suo territorio risulta molto produttivo nei confronti
del tartufo bianco e di altri tartufi di rilevante pregio gastronomico ed alimentare. Sono cinque le aree tipicamente ‘da tartufo’: le Colline Sanminiatesi, le Crete senesi, il Mugello, la Val
Tiberina e il Casentino.

I tartufai e le loro associazioni – In Toscana operano circa 4.000 raccoglitori. Un numero che, negli ultimi anni è cresciuto di circa il 20%. Gran parte dei raccoglitori
aderiscono ad una delle nove Associazioni di tartufai riconosciute ai sensi della vigente normativa e da quest’anno riunite nell’Unione Regionale Associazioni Tartufai Toscani (URATT) che si
pone quale interlocutore qualificato e rappresentativo delle istanze dei tartufai toscani.

Il Piano di sviluppo rurale e il tartufo – Tra gli interventi nel settore forestale previsti nel nuovo Psr 2007/2013, recentemente approvato, alcune misure interessano l’intera filiera
del tartufo.
In particolare, tra le azioni ammissibili, troviamo gli interventi il miglioramento e recupero delle tartufaie naturali e gli interventi per l’adeguamento delle strutture e per l’acquisto di
attrezzature per la conservazione, trasformazione e commercializzazione del tartufo. Inoltre, con il sostegno del Psr, sarà anche possibile realizzare nuove tartufaie tramite
l’esecuzione di impianti in quasi tutti i terreni agricoli o abbandonati.

La legge – La raccolta e la commercializzazione dei tartufi sono disciplinate dalla legge regionale 50/1995 che, con le modifiche introdotte nel 2001, vincola l’intero ammontare dei
versamenti effettuati dai tartufai al finanziamento di interventi mirati alla tutela e valorizzazione di questa importante risorsa. Questo si traduce in circa 300mila euro all’anno, somma che
viene interamente destinata ad interventi nel settore.

Il ruolo dell’Arsia – All’agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione in campo agricolo e forestale, cui la legge regionale riserva il 20% delle somme versate dai tartufai; spetta
un fondamentale ruolo di supporto e consulenza tecnico scientifica nell’ambito delle attività volte a mantenere o migliorare la produttività delle aree tartufigene. L’Arsia, per
esempio, effettua la certificazione delle piantine micorizzate da impiantare in aree vocate alla produzione di tartufi. In quest’ultimo settore ARSIA ha raggiunto una competenza tale da
rappresentare, oltre che una garanzia per chi voglia acquistare ed impiantare piante micorizzate per la produzione di tartufi, ad esclusione del bianco pregiato, anche un importantissimo punto
di riferimento a livello nazionale.

Massimo Orlandi

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