V Assemblea CIA: “Agricoltori protagonisti. Uniti per vincere”

V Assemblea CIA: “Agricoltori protagonisti. Uniti per vincere”

Roma – “Colgo l’occasione della presenza dei rappresentanti delle forze politiche, del Governo e del Parlamento per chiedere più attenzione e rispetto per un settore economico che
coinvolge direttamente ed indirettamente più di 4,5 milioni di persone tra agricoltori, lavoratori e attività industriali direttamente collegate alla produzione agricola. Più
di 1 milione di famiglie vivono di agricoltura. L’agricoltura e le sue potenzialità di sviluppo se valorizzate rappresentano una leva importante per lo sviluppo complessivo dell’Italia”.
E’ questo uno dei passaggi della relazione introduttiva che il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi che ha svolto durante la V Assemblea elettiva che si tiene
a Roma, presso il Palazzo dei Congressi dell’Eur, sul tema “Agricoltori protagonisti. Uniti per vincere”.

Ecco una sintesi.

Agricoltori protagonisti – Con questa Assemblea vogliamo contribuire a costruire un riconosciuto ruolo degli agricoltori nella società e nell’economia, ma anche di governo nella
nostra confederazione. Per il raggiungimento di questo obiettivo riteniamo fondamentale l’unità tra le rappresentanze degli agricoltori e delle loro forme di autotutela economica della
produzione ad iniziare dalla cooperazione e dall’associazionismo, ma siamo fortemente convinti della necessità di allargare l’orizzonte per coinvolgere quanti producono ricchezza nella
nostra società con beni di consumo e servizi, per valorizzare il sapere imprenditoriale, il rischio d’impresa, la legalità e il lavoro”.

Azione riformatrice – E’ fuori dubbio che il nostro Paese necessita di una forte azione riformatrice. Questa necessità è fortemente sentita
dalla stragrande maggioranza dei cittadini ed è necessaria per meglio far funzionare lo stato in quasi tutti i settori. il nostro Paese si dibatte da anni sulla urgenza di varare le
necessarie riforme. Tutti avvertiamo e condividiamo l’urgenza della loro realizzazione, ma, purtroppo, non si arriva mai al capolinea.

Le riforme spesso, anzi quasi sempre, sono l’occasione di nuovi contrasti e polemiche tra le forze politiche e di conseguenza nel Paese la politica sembra aver smarrito l’obiettivo affidatagli
e i partiti quello di interpretare l’esigenze dei cittadini e tradurli nei diversi campi di attività e per i diversi ruoli svolti, in scelte utili per far progredire la nostra
società. In molte situazioni c’è mancanza di responsabilità, che si traduce nella mancanza di ciò che viene definito il senso dello Stato, del rispetto delle
istituzioni, della legalità, del rispetto della persona. Si ha l’impressione di una verticale caduta dell’etica pubblica e l’interesse personale o di gruppo spesso sovrasta quello
generale.

Ambiente e tutela del territorio – L’agricoltura è l’unico settore che con le proprie attività contribuisce alla manutenzione e
salvaguardia del territorio. Nelle aree interne e svantaggiate se si abbandonano le attività agricole viene meno la presenza dell’uomo e le conseguenze, purtroppo, rappresentano la grave
attualità di questi giorni. Attualità contrassegnata da lutti e distruzione di ampie aree territoriali e di interi paesi che rischiano di essere cancellati. L’agricoltura, quindi,
non è solo produzione di alimenti, ma è territorio, ambiente, vivibilità delle aree rurali, coesione sociale. L’agricoltura è vita che va difesa e valorizzata.

La crisi agricola – L’agricoltura sta attraversando un periodo di grave e prolungata crisi. Il 2009 è un anno da dimenticare. Un anno che ha visto
gli agricoltori perdere reddito e riconoscimento economico della loro produzione; un’agricoltura che, nonostante le dichiarazioni del G8 agricolo, non è stata al centro, anzi ha perso
peso nelle scelte del Governo e del Parlamento. La legge finanziaria dello Stato per il 2010 non conteneva nulla per l’agricoltura. Grazie alle nostre iniziative propositive e sindacali il
Parlamento ha corretto, anche se in misura parziale ed insufficiente, il testo approvato dal Consiglio dei ministri. Il ministro Zaia ha affermato che essa destina all’agricoltura nel triennio
2010-2012, 1.115 milioni di euro. questo è certamente vero, ma dimentica di dire che 877 milioni sono per il finanziamento delle assicurazioni agevolate e che di questi ben 420 milioni
provengono dalla Pac, cioè dagli aiuti diretti agli agricoltori.

Contemporaneamente, però, 1.000 milioni sono stati tolti all’agricoltura: tra cui 450 milioni dei fondi Fas per le aree sottoutilizzate, 550 milioni per la cancellazione delle
agevolazioni sul gasolio utilizzato nelle aziende agricole, la mancata proroga per il 2011 e 2012 delle agevolazioni sulla piccola proprietà contadina (l’emendamento approvato al decreto
milleproroghe prevede l’agevolazione solo per il 2010) e, dal luglio 2010, delle agevolazioni contributive a favore degli agricoltori nelle zone montane e svantaggiate. La legge sulle quote
latte, fortemente osteggiata dalla nostra Confederazione è rimasta praticamente bloccata per lungaggini amministrative e per le azioni legali avviate da alcuni produttori. La recente
sentenza del Tar del Lazio ha fatto giustizia e sbloccato, augurandoci definitivamente, la situazione. Avevamo ben ragione a chiedere la rinuncia a tutti i contenziosi legali al momento
dell’assegnazione delle nuove quote.

Per quanto ci riguarda torneremo a chiedere misure urgenti per la riduzione dei costi produttivi da quelli previdenziali a quelli energetici. Non riteniamo chiusa la partita sulla
fiscalizzazione degli oneri sociali per il lavoro nelle aree interne e svantaggiate del nostro Paese, come non riteniamo chiusa la richiesta per le agevolazioni sui carburanti per le
attività agricole. Vogliamo utilizzare il confronto elettorale per il rinnovo dei consigli regionali per sollecitare le forze politiche, il Parlamento e il Governo a varare misure capaci
di ridurre da subito i costi produttivi. A sostegno delle nostre richieste siamo pronti a promuovere tutte le iniziative sindacali anche a livello nazionale. Questo ci hanno chiesto a gran voce
gli agricoltori e questo vogliamo fare lavorando, ovviamente, per realizzare la più ampia unità possibile con le altre organizzazioni agricole ad iniziare da quelle che con noi
sul territorio e a livello nazionale hanno condiviso un percorso di azione unitaria.

Nuova politica agraria e Conferenza nazionale – È tempo di costruire una nuova politica agraria nazionale che consenta al nostro sistema
produttivo di superare le difficoltà ed essere parte attiva della ripresa economica del Paese. Chiediamo alle nuove amministrazioni regionali che usciranno dalle elezioni di marzo di
porre tra i primi impegni la convocazione di forum sulla situazione e le prospettive dell’agricoltura per preparare la convocazione, in previsione degli appuntamenti sulla riforma della Pac e
del bilancio dell’Unione, della Conferenza nazionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale. Un’iniziativa a parole condivisa, negata nei fatti.

Come già avvenne con le due precedenti Conferenze del 1961 e 1978, anche oggi siamo chiamati a disegnare un progetto di agricoltura che ci permetta di affrontare, con adeguata
capacità competitiva, le sfide di un’economia globalizzata.

Difesa del “made in Italy” – Decisamente, caro ministro Zaia non ci siamo. Non basta esaltare i primati delle nostre indicazioni geografiche. Il
regolamento per l’etichettatura dell’olio di oliva è stato indubbiamente un successo per l’Italia: ha dimostrato che lavorare in squadra, senza forzature e nel rispetto dei ruoli e delle
regole comunitarie porta a risultati positivi e condivisi.

Ora il prossimo appuntamento sarà il regolamento comunitario su etichettatura e origine dei prodotti alimentari. Il Parlamento europeo ha proposto che sia assegnata priorità
all’origine di quei prodotti agricoli che sono alla base del prodotto finito e lo caratterizzano.

L’orientamento del Parlamento europeo rafforza la nozione che, per quanto ci riguarda, l’eccellenza del “made in Italy” alimentare è, insieme, origine, ricetta, tradizione gastronomica e
cultura. In un prodotto alimentare di eccellenza c’è un pezzo della nostra storia ed il saper fare dei nostri agricoltori ed industriali consolidato nel tempo.

L’esaltazione del “made in Italy” di un hamburger, solo perché fatto con carne italiana, desta quanto meno qualche perplessità. Il messaggio che traspare è che un hamburger
è più “made in Italy” del panettone! Se così fosse, il kebab sarebbe nuovamente accolto, solo se fatto con carne italiana, ma il baccalà alla vicentina sarebbe
espulso dalla tradizione gastronomica italiana.

Nuovamente non ci siamo. Non è così, né tanto meno con il ricorrente richiamo a pratiche protezionistiche, che si valorizza la nostra produzione. Chiediamo una solida rete
di sicurezza per la tutela della produzione italiana che si basi sulla puntuale applicazione della normativa sull’origine dei prodotti, sul contrasto alla pratiche anticoncorrenziali, a partire
dalle contraffazioni e dalle imitazioni, sul rispetto universale delle norme igienico-sanitarie per i prodotti agricoli immessi nel mercato comunitario, sulla ripresa della funzione pubblica di
regolamentazione dei mercati.

Criminalità in agricoltura – Il fenomeno della criminalità a danno degli agricoltori è diffuso in numerose regioni: i reati si
estendono dal furto ai danneggiamenti, dagli scarichi abusivi alle truffe nei confronti dell’Unione europea, dallo sfruttamento dell’immigrazione clandestina e del lavoro irregolare. Ribadiamo
il nostro impegno affinché si contrasti, con la dovuta efficacia, il lavoro nero: nel nostro codice etico vi è un articolo contro ogni tipo di abuso del lavoro.

Abbiamo condiviso il piano straordinario di vigilanza varato dal Governo: bisogna, però, andare avanti. I tre capitoli: governo del mercato del lavoro, integrazione degli immigrati,
valorizzazione del lavoro regolare sono ancora in gran parte da scrivere.

Appare contraddittorio che il Governo, da un lato contrasta il lavoro irregolare, dall’altro penalizza quello regolare con la cancellazione delle agevolazioni contributive nelle aree
svantaggiate.

Aziende agricole chiuse – Migliaia di agricoltori sono stati costretti ad abbandonare l’attività. Tra il 2000 ed il 2007, l’agricoltura perde 474
mila aziende, 1/5 del totale censito nel 2000. La Sau si riduce “solo” del 2,4 per cento. Ma la dimensione media aziendale di 7,4 ettari è ancora poco più di 1/3 di quella della
media comunitaria (Ue a 15). La riduzione interessa principalmente le piccole e medie aziende inferiori a 30 ettari di Sau; aumentano quelle di maggiore dimensione. Sempre nello stesso periodo,
perdiamo 179 mila aziende attive iscritte nel registro delle imprese delle Camere di Commercio. A conferma che il fenomeno dell’abbandono non interessa solo le aziende marginali.

Pensionati, donne e giovani – Chiediamo attenzione per il settore, rispetto per i nostri prodotti e per le attività imprenditoriali, pari opportunità con gli altri settori per i
giovani e le donne impegnate o che vogliono impegnarsi nel settore, per il lavoro, per i pensionati e per i cittadini delle aree rurali.

Giovani e agricoltura – Solo 112 mila aziende hanno un conduttore giovane, il 6,6 per cento del totale, ma il loro peso in termini di Sau e reddito
prodotto raddoppia. Nell’agricoltura italiana non vi è ricambio generazionale: solo il 16 per cento delle nuove aziende è guidato da un giovane, solo nel 2,3 per cento delle
aziende storiche è subentrato un giovane alla conduzione. Abbiamo concepito il “progetto giovani” come una sfida alle istituzioni ed a noi stessi perché molto di ciò che
è stato fatto non appare sufficiente.

Troppi e troppo forti sono gli ostacoli: accesso al credito e burocrazia, aiuti Pac e costo della terra. Tra le politiche per la mobilità fondiaria è stato, di recente, proposta
la privatizzazione di beni demaniali: si tratta di 935 mila ettari, però l’85 per cento sono situati in montagna. La loro naturale destinazione sarebbe la conservazione del territorio,
non l’insediamento di un’impresa agricola produttiva. Chiediamo alle nuove amministrazioni regionali di porre tra le priorità un progetto per il ricambio generazionale in agricoltura.

Filiere e produzione agricola – Vogliamo valorizzare tutte le iniziative progettuali finalizzate ad intervenire nel governo delle filiere per garantire
trasparenza e una diversa e più giusta ripartizione nella catena del valore ai vari soggetti, ad iniziare, ovviamente dalla produzione. In questo senso non verrà meno il nostro
contributo e la nostra azione con l’unica condizione che non può essere di parte o esclusiva di una sola organizzazione.

Per dare più forza alla produzione tutta l’agricoltura deve sviluppare un’idea progettuale e di azione il più unitaria possibile, valorizzando ciò che è utile e con
coraggio, abbandonare quello che non serve. Le organizzazioni professionali, le cooperative, le associazioni dei produttori, i consorzi agrari appartengono al patrimonio dell’agricoltura e dei
loro soci. Il nostro compito è quello di valorizzarlo con un’idea progettuale e di realizzazione capace di includere e non escludere.

Regioni e agricoltura – Chiediamo alle nuove amministrazioni regionali di porre tra le priorità una legislazione organica sulla regolazione dei
mercati e sull’interprofessione; un programma di rilancio delle organizzazioni economiche dei produttori e di promozione degli strumenti per contrastare la volatilità dei prezzi,
contrattazione interprofessionale, assicurazioni sulle rese e sui redditi, accesso al credito.

Nella prospettiva del federalismo fiscale, noi dobbiamo saper cogliere tutte le possibilità per gli agricoltori di accedere all’insieme delle politiche regionali. Emerge, dai programmi
regionali, che ci sono settori di intervento (ricerca, infrastrutture territoriali, formazione, azioni ambientali), che interessano direttamente le imprese agricole; altre (per esempio,
infrastrutture collettive, logistica, miglioramento della qualità della vita), che, pur non riguardando direttamente i singoli operatori, hanno ricadute rilevanti sulla loro
attività.

Lo sviluppo dell’agricoltura e delle aree rurali non deve essere relegato alla riserva indiana della Pac. Dobbiamo guardare al di là dei nostri steccati. Dobbiamo cogliere tutte le
opportunità che la politica unitaria regionale può offrire per lo sviluppo dell’agricoltura. Questo dovrà essere tema di confronto con le Regioni.

Politica agricola europea – La futura Pac dovrà porre al centro l’agricoltura e le imprese agricole. Come è scritto nel documento per
l’Assemblea: il sostegno pubblico dovrà essere destinato agli agricoltori professionali e alle imprese agricole che operano nel mercato dei prodotti e del lavoro. Vogliamo sostenere gli
imprenditori agricoli, non i percettori di rendita fondiaria. Dobbiamo superare l’anomalia della Pac che concentra l’80 per cento del sostegno sul 20 per cento delle aziende e riserva il regime
di aiuti ai beneficiari storici.

Da quanto detto, emerge che l’attuale architettura della Pac basata sui tradizionali pilastri (politiche di mercato, aiuti diretti e sviluppo rurale) è inadeguata. Per ipotizzare una
nuova architettura, dobbiamo partire dagli obiettivi che ci proponiamo e dalla visione unitaria delle politiche di sostegno.

Il sostegno della Pac finalizzato all’innovazione ed allo sviluppo delle aziende deve essere separato da altre forme di sussidio a finalità sociale. Una politica di integrazione di
reddito ed ammortizzatori sociali è necessaria in agricoltura per tutelare le aziende più deboli, garantire il mantenimento delle attività agricole nelle aree meno
produttive e favorire il ricambio generazionale.

Il bilancio dell’Unione non è cosa separata dai bilanci degli Stati membri. È essenziale il collegamento tra politiche nazionali e comunitarie. Questo collegamento è,
tradizionalmente, realizzato attraverso i due strumenti del cofinanziamento e dell’addizionalità.

Il primo (che caratterizza lo sviluppo rurale) serve a rendere gli Stati membri corresponsabili degli interventi finanziari dell’Unione; il secondo (adottato con il fondo per le aree
sottoutilizzate) fa sì che le risorse comunitarie non si sostituiscano a quelle nazionali, ma siano aggiuntive ad esse. Attraverso questi meccanismi, la spesa comunitaria ha un effetto
leva in grado di accrescere gli investimenti a favore della crescita. Il cofinanziamento è, dunque, cosa diversa dalla rinazionalizzazione della Pac.

Più agricoltura e sicurezza alimentare – L’ Unione europea deve cogliere la sfida della sicurezza alimentare posta dal G8 de l’Aquila e dalla Fao.
I paesi sviluppati scoprono di non essere in grado di soddisfare la crescente domanda alimentare mondiale. Al centro della Pac del futuro vogliamo porre la sicurezza alimentare, intesa come
disponibilità, accesso e qualità del cibo. Un problema che si affianca a quelli dei mutamenti climatici e delle risorse idriche ed energetiche.

Dobbiamo allora porci l’obiettivo, nei paesi sviluppati e non, di aumentare la produzione, sia destinando nuove terre all’agricoltura, sia, soprattutto, incrementando la produttività con
un impiego efficiente e sostenibile delle risorse. Non vale la tesi secondo cui i paesi ricchi possono rinunciare all’obiettivo dell’autosufficienza alimentare contando sull’importazione di
materie prime agricole dai paesi emergenti più competitivi sul piano dei costi. Insomma, più agricoltura per sfamare il mondo.

Unità del mondo agricolo – Per la Confederazione che rappresento l’unità del mondo agricolo non è solo una necessità, ma una
scelta fortemente condivisa. Nel titolo di questa nostra assemblea abbiamo voluto ancora una volta marcare con forza un impegno a lavorare per questo obiettivo. Nel corso delle assemblee
territoriali quasi tutti gli agricoltori intervenuti hanno voluto sottolineare positivamente questa scelta. Gli agricoltori italiani indipendentemente dalla loro appartenenza auspicano una
forte intesa tra le organizzazioni professionali agricole nel confronto con le scelte di governo e nei rapporti nelle filiere.

La situazione dell’agricoltura e il grave disagio economico e sociale degli agricoltori impone a quanti rappresentano questi interessi a mettere da parte ciò che divide e valorizzare
quello che può unire. Credo, cari colleghi presidenti delle organizzazioni professionali agricole e delle centrali cooperative e delle unioni di prodotto, che sia giunto il momento di
fermarsi, riflettere e cercare di lavorare tutti insieme intorno ad un progetto per l’agricoltura italiana. Questo non significa cambiare o annullare ciò che ognuno di noi ha proposto o
fatto. Viceversa significa mettere sul tavolo le diverse proposte, su di esse discutere e vedere insieme di lavorare ad una sintesi non solo condivisa, ma che diviene il patrimonio comune di
proposta e di impegno sindacale.

Ragioniamo insieme sugli strumenti economici degli agricoltori, lavoriamo sul territorio e per filiere per valorizzare e rafforzare la cooperazione e l’associazionismo operando scelte
imprenditoriali capaci di razionalizzare e rafforzare gli strumenti esistenti, compiendo scelte che non tengano conto dell’appartenenza a quella o a quell’altra centrale cooperativa o di
riferimento ad una o all’altra organizzazione agricola. Scegliamo ciò che serve, valorizziamolo, vigiliamo per garantire la democrazia economica, il ruolo dei soci, la trasparenza nelle
scelte aziendali. Portiamo nel progetto anche i consorzi agrari che appartengono al patrimonio dell’agricoltura italiana. Mettiamo a disposizione del progetto anche le risorse finanziarie
disponibili provenienti dai crediti vantati dalla vecchia Federconsorzi o accumulate per settori produttivi sui quali non è possibile più investire a causa delle scelte
dell’Unione europea. Tutti insieme, organizzazioni professionali e cooperative, apriamo un confronto con i sindacati dei lavoratori dipendenti ed apriamo un serio confronto con chi deve
compiere scelte di governo per rendere possibile la realizzazione del progetto.

La riforma della Pac, le nuove regole del governo delle filiere, le organizzazioni interprofessionali, la politica agricola nazionale e quelle regionali, la riduzione del peso della burocrazia,
la costruzione di una nuova e forte rete di strumenti dell’autogoverno economico degli agricoltori a, nostro giudizio, possono essere i temi su cui avviare un confronto e possono essere i
capitoli di un progetto unitario per l’agricoltura italiana.

La Cia che cambia – La nostra è una decisione forte e coraggiosa, una decisione irreversibile e fortemente condivisa dal nostro gruppo dirigente e
dai soci. Abbiamo deciso insieme, nei gruppi dirigenti e nel rapporto con gli iscritti, un lungo, ricco e responsabile confronto dal quale è scaturita la scelta e le regole di governo
per la sua realizzazione.

Voglio ancora una volta affermare che abbiamo scelto di cambiare riaffermando e valorizzando la nostra scelte di politica economica che ci porta a privilegiare i rapporti di filiera, le
interprofessioni e ancora una volta a voler investire sull’associazionismo e sui valori della cooperazione. 

Vogliamo, però, creare le condizioni di dialogo e di reciproco rispetto con l’industria alimentare italiana che ha contribuito a valorizzare il “made in italy” utilizzando la produzione
agricola e alla quale vogliamo dire che non c’è “made in italy” senza i prodotti agricoli italiani. Lo stesso messaggio vogliamo mandare alla grande distribuzione chiedendo rispetto per
i nostri prodotti, basta con le vendite sottocosto, basta con la svalutazione economica dei nostri prodotti di qualità.

 

cia.it
Redazione Newsfood.com WebTv – info@newsfood.com

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