Una scheda telefonica per promuovere la Tuscia

Viterbo – Una scheda telefonica da collezione per cabine, è la nuova frontiera della promozione della Tuscia, presentata questa mattina a palazzo Gentili l’ultima iniziativa
ideata nell’ambito dei festeggiamenti per l’80° anniversario della fondazione dell’ente.

«Abbiamo voluto chiudere le manifestazioni – dice l’assessore alla Cultura, Renzo Trappolini – con un segnale che caratterizzi la politica culturale delle Provincia per il 2008: da una
parte che l’amministrazione è vicina ai cittadini, dall’altra che siamo impegnati a guardare avanti, ad aprirci alla valorizzazione del territorio in modo da non essere colonizzati dalla
realizzazione dell’aeroporto».

Per Telecom, che ha realizzato il progetto per conto della Provincia, erano presenti anche Roberto Delle Piane, responsabile dell’Area vendita per il centro Italia, Simonetta Coccia,
coordinatrice vendite del centro Italia, Giuseppe Cerquoni, account dell’area centro Italia, ed Elisa Bellocchio, account per Viterbo.

«Con una tiratura pari a 15.000 unità – spiega Trappolini – le schede telefoniche sono in vendita dai primi di gennaio in tutta la provincia. Già 3mila quelle acquistate,
8mila invece quelle riservate al circuito del collezionismo. E, visto che più bassa è la tiratura, tanto più aumenta il valore della scheda, quella che abbiamo messo in
distribuzione mi auguro verrà acquistata dai cittadini anche a fini collezionistici». La scheda telefonica rimane comunque un prodotto di consumo di ampio raggio: nella Tuscia
esistono 1000 cabine telefoniche, di cui la metà all’interno di esercizi pubblici.

Ma la scheda telefonica è anche un efficace mezzo per fare pubblicità del territorio. «Si tratta di un oggetto su cui sono ritratti alcuni degli scorci più belli del
Viterbese. Un mezzo – aggiunge l’assessore – attraverso il quale vogliamo mandare un messaggio preciso: chiudiamo 80 anni di Provincia ed entriamo in pieno nel post-industriale, grazie
all’aeroporto che cambierà il nostro modo di rapportarci con gli altri, spingendoci ad aprirci alla contemporaneità».

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