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Un test per scoprire l'Alzheimer prima che la malattia colpisca

By Redazione

ROMA – Un semplice esame del sangue per scoprire in anticipo se piccoli disturbi di memoria sono segni di un normale processo di invecchiamento o si trasformeranno, invece, in qualcosa
di più grave come l’Alzheimer, uno degli aspetti più strazianti della malattia è proprio la difficoltà di individuarne per tempo e con certezza i primi segnali. Ora,
grazie a una nuova ricerca scientifica, l’obiettivo sembra più vicino.

In uno studio pubblicato su Nature Medicine un gruppo di ricercatori internazionali – la maggior parte dell’università americana di Stanford – ha identificato un gruppo ristretto di
proteine (sono 18 e sono usate dalle cellule per comunicare tra di loro) che permettono di predire con un’accuratezza del 90 per cento se una persona svilupperà o meno la malattia.

Esiste una connessione fra i cambiamenti che si verificano nel cervello di chi soffre di Alzheimer e il modo in cui le cellule comunicano fra di loro. Per i ricercatori, guidati dal professor
Tony Wyss-Coral, il test che coglie le modificazioni in queste proteine è in grado di determinare se la malattia si svilupperà nei successivi due-sei anni, in anticipo quindi
rispetto alla comparsa dei sintomi più significativi. La diagnosi precoce rappresenta un’arma in più per combattere l’Alzheimer, che può essere tenuta maggiormente sotto
controllo e a livelli più accettabili, se curata per tempo.

Attualmente la diagnosi della malattia, che affligge nel mondo almeno 18 milioni di persone e provoca un netto peggioramento della memoria, della capacità di ragionare e comunicare, si
effettua per esclusione di altre cause che possono portare a simili degenerazioni, ad esempio l’ictus, alcuni tumori o l’alcolismo: la certezza, però, si ha solo dopo la morte del
paziente, con l’autopsia.

Con quest’ultimo esperimento, i ricercatori hanno cercato segnali specifici nel sangue delle persone colpite dalla malattia, una sorta di traccia o «firma» che la caratterizza.
«Come uno psicologo può trarre diverse conclusioni ascoltando le parole di un paziente, anche ‘ascoltando’ le diverse proteine possiamo capire se c’è qualcosa che non va
nelle cellule» ha detto alla Bbc il professor Tony Wyss-Coral.

I ricercatori hanno analizzato 259 campioni di sangue da diversi pazienti: alcuni colpiti dai primi sintomi della malattia, altri già a stadi conclamati e avanzati, altri ancora che non
presentavano alcun sintomo. E, partendo da un gruppo di 120 proteine note per la loro attività di comunicazione fra le cellule, ne hanno individuate 18 chiave, specifiche, che sono
espresse in concentrazioni diverse nelle persone malate di Alzheimer.

Queste proteine sono anche implicate nella produzione di nuove cellule del sangue, nei processi immunitari e nella morte delle cellule al termine del loro ciclo naturale. L’ipotesi degli
scienziati è che ci sia qualcosa di errato nella produzione di determinate cellule del sangue che svolgono un ruolo importante nell’eliminare quei depositi che si accumulano nel cervello
delle persone malate di Alzheimer.

I risultati dell’esperimento sono stati accolti con entusiasmo dalla comunità scientifica, ma gli esperti invitano alla cautela: ora dovranno essere validati da altri esperimenti
più ampi per evitare di creare false speranze. «Nuovi studi sono necessari per determinare se un test semplice come l’analisi del sangue per scoprire l’Alzheimer possa davvero
diventare realtà» ha detto Rebecca Wood, dell’Alzheimer Research Trust.

I ricercatori sono però ottimisti e contano di avere una prima versione del test pronta per i centri di ricerca già il prossimo anno.

(15 ottobre 2007)

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