Umberto Rapetto, ore 9:44 del 29 maggio: “Sono stato costretto a dare le dimissioni”

Umberto Rapetto, ore 9:44 del 29 maggio: “Sono stato costretto a dare le dimissioni”

Acqui Terme, 29 maggio 2012
9:44 del mattino, Umberto Rapetto su Twitter: “Chiedo scusa a tutti quelli che mi hanno dato fiducia, ma qualche minuto fa sono stato costretto a dare le dimissioni dalla GdF” e dopo una mezz’ora
“Qualche modulo e una dozzina di firme sono bastati per cancellare 37 anni di sacrifici e di soddisfazioni e i tanti sogni al Gat GdF”

La immediatezza della velocità di comunicazione globale della Rete è spietata, la frittata è fatta, nessuna censura riuscirà a cancellare queste parole scolpite nel
Web per l’eternità.

Umberto Rapetto è considerato lo sceriffo del web ma già da bambino “stava con gli indiani”, dalla parte dei più deboli, dalla parte di chi è vittima di soprusi. Ha
sempre lottato contro l’ingiustizia, senza scendere a compromessi e proprio per questo è stato obbligato a dimettersi.
L’ho conosciuto nel 2004 al San Michele di Alessandria quando venne a presentare il suo libro “Privacy in pratica”; con battute e atteggiamenti comici alla Beppe Grillo cercò di fare
comprendere le novità del D.Lgs 196/2003 rispetto alla Lg 675/1996.
Scoprimmo di essere entrambi di Acqui Terme e di aver frequentato, anche se in anni diversi, il Ricre.

Umberto Rapetto è nato ad Acqui terme nel ’59 ed ha avuto la fortuna di respirare l’aria del “Ricre” di Don Piero e poi di Don Brunetto, di acquisire i sani principi di onestà e
rispetto per il prossimo.

Don Piero è stato per tutti noi ragazzi, ora cinquanta-sessantenni, una guida morale e spirituale che ci ha formato e che non potremo mai scordare.
Il Ricre  era il Ricre, un punto di riferimento dove si giocava, si stava insieme, si andava al “Cine” a vedere i Cow boys (sempre buoni) che combattevano contro gli indiani (sempre cattivi)
ma solo se prima si aveva assistito alla Santa Messa.
Al Ricre c’era la TV e potevamo vedere “Lassie”, l’indianino “Pow Wow”, “Cric e Croc” …ma solo per pochi minuti al giorno, poi tutti a giocare a calcio o a fare mille attività.
 
Don Piero amava la gioventù ma era inflessibile, dava tutto se stesso ma pretendeva che noi ragazzi rispettassimo le regole. E noi eravamo orgogliosi di far parte del Ricre, di essere i
ragazzi di Don Piero. Morì d’infarto (si disse di “crepacuore”) a 55 anni e gli succedette Don Brunetto, il suo vice. Anche lui però dovette cedere alle invidie ed alle gelosie dei
suoi “colleghi” delle altre parrocchie ed alle pressioni che arrivavano dall’alto.

Umberto lasciò presto la città termale per abbracciare la carriera militare.
Da allora ha fatto tanta strada, è diventato il maggior esponente della lotta contro le frodi telematiche ed antesignano della lotta al cybercrimine.
Chi è Umberto Rapetto   

Vedi anche Umberto Rapetto in Wikipedia 

Ha ottenuto grandi successi, ha resistito alle invidie ma ora probabilmente ha “toccato” qualche intoccabile.

Ben peggio è andata ad altri servitori della Giustizia.
Nel ventennale dalla loro morte, non possiamo dimenticare Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e quanti hanno pagato con la vita il rifiuto a  piegarsi alle intimidazioni, per mantenere fede
alla loro dignità di Uomo, nel Credo di un futuro migliore.
Le dimissioni di Umberto Rapetto sono amare poichè ci teneva a fare carriera e diventare Generale della Guardia di Finanza.
Non avrà sicuramente problemi economici poichè nel privato, salvo ripensamenti e/o nuovi incarichi istituzionali, potrà guadagnare molto di più come professionista,
consulente …e dovrà pagare le tasse, e dovrà aver a che fare con i suoi ex colleghi…dall’altra parte della barriccata.

Caro Umberto, grazie per quello che hai fatto e per quello che potrai ancora fare per il futuro dei nostri ragazzi. Loro non hanno il Ricre, come abbiamo avuto la fortuna di avere noi.

Ti auguro una grande  fortuna ma spero tanto che tu non sia costretto a vendere l’anima alla politica, (volutamente scritta in minuscolo) quella che ormai controlla e governa ogni nostra
azione.

Una volta il degrado culturale e sociale, in certe zone del Paese, produceva tanta emigrazione e quelli che restavano erano destinati a diventare manovalanza per la malavita, salvo qualcuno che
riusciva a diventare servitore dello Stato o qualcun altro veniva colpito dalla “vocazione” e riusciva ad entrare in seminario.

Oggi la stupidità intellettuale ed il degrado dei sentimenti morali porta i nostri ragazzi a credere in valori effimeri che li può portare ad essere facile preda delle nuove
potenze, quelle della droga, quelle dell’alta finanza, quelle della politica sporca.

Arriveremo mai, continuando a remare controcorrente, ad un mondo veramente migliore? Arriveremo mai ad avere meno parrucconi e più Giustizia?
Riusciremo ad avere meno tonache, e porporati con stole d’ermellino, che predicano la carità ma  più Don Piero, vicini ai bisogni della gente?
Riusciremo a riscoprire il valore della Campagna, della Famiglia, del Lavoro, del Buon Governo?
Prima che sia troppo tardi, riusciremo a vedere un Risorgimento dei Valori?

NOTA
il 14 giugno ci sarà l’inaugurazione a Roma di Eataly e probabilmente verrà esposto il quadro che Oscar Farinetti ha commissionato al pittore pugliese Leon Marino: “Meno chiesa e
più Gesù” dove si vede la decadenza dello sfarzo e una tunica di Maria teresa di Calcutta

Giuseppe Danielli
uno del vecchio glorioso Ricre
Direttore e fondatore di
Newsfood.com
Nutrimento e Nutri-MENTE

 

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