Ue: I 27 divisi sul futuro del bilancio europeo per le politiche agricole europee dopo il 2013
3 Giugno 2009
Brno – L’Europa mette in gioco il futuro della sua politica agricola dopo il 2013, ossia il futuro del 40% del bilancio europeo, poco più di 40 miliardi di euro l’anno.
Bisogna decidere se smantellare o rinnovare la prima politica economica dell’Ue, che da sola garantisce ai cittadini europei alimenti con i più elevati standard di qualità e di
sicurezza sanitaria al mondo, anche in momenti di crisi alimentare, come nel 2008.
L’interrogativo posto ai ministri dell’agricoltura dell’Ue riuniti in consiglio informale a Brno, nella Repubblica Ceca, ha messo in evidenza due elementi importanti. In primo luogo lo scontro
sulla spesa della politica agricola comune (Pac) è inevitabile, ma rischia di essere il più duro all’interno di alcuni grandi stati membri come la Germania, primo contribuente netto
al bilancio europeo. In secondo luogo, è emerso che nell’Ue lo zoccolo dei liberisti è meno importante di quello atteso.
Il quadro si presenta in questi termini: veri oltranzisti sono solo svedesi e britannici che vogliono sopprimerne i finanziamenti consegnando il settore agricolo al libero mercato; danesi,
olandesi e cechi si collocano su posizioni intermedie; mentre una larghissima maggioranza di stati membri – tra cui l’Italia – ritiene che sia necessario mantenere il volume di aiuti per
garantire la continuità della Pac. La partita ora si gioca in casa, tra i ministri dell’agricoltura e delle finanze dei paesi contribuenti netti al bilancio Ue.
Spetterà ai singoli governi decidere se vogliono – e in quale misura – mantenere una politica agricola comune oppure svuotarla dei suoi obiettivi. I tempi sono stretti. La presidente Ceca
dell’Ue punta ad ottenere delle conclusioni politiche sul dibattito a giugno prima di passare il testimone alla Svezia. Nel 2010 la Commissione Europea presenterà il documento di linee
guida e a metà 2011 le proposte legali al Consiglio Ue insieme alle future prospettive finanziarie.
Per l’Italia, la Pac deve continuare a consolidare la produzione comunitaria e migliorare la qualità dei prodotti. Inoltre, come già indicato dal ministro delle Politiche agricole e
alimentari Luca Zaia, “resta centrale il ruolo dell’agricoltore come imprenditore e produttore di beni agricoli”, confrontato ai costi aggiuntivi imposti dalle rigide norme europee
(ambientali, sanitarie, benessere animale) che gli altri produttori mondiali non devono affrontare. Per l’Italia, quindi, gli aiuti Ue dovrebbero diventare integrazione del reddito per permettere
ai produttori di competere sul mercato mondiale. In caso poi di crisi congiunturali o di settore, Roma chiede nuovi strumenti di reazioni al mercato per intervenire a supporto del reddito degli
agricoltori.
La commissaria europea all’agricoltura Mariann Fischer Boel ha messo in guardia: sarebbe stata una catastrofe affrontare la crisi alimentare senza il sistema degli aiuti diretti al settore.
Quanto al futuro ne è convinta: “La nuova politica di qualità – dice – sarà la pietra angolare della Pac dopo il 2013”.
Patrizia Lenzarini Ansa.it per NEWSFOOD.com




