UE: Coldiretti, guerra per qualità non solo per cioccolato e pollo
26 Giugno 2008
Quella del cioccolato e delle etichette del pollo sono solo alcune delle battaglie per difendere le specialità alimentari nazionali in Europa dove ritardi e lacune normative si
pongono spesso in contraddizione con l’esigenza di tutelare la qualità e la sicurezza alimentare. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla decisione della Commissione
europea di deferire l’Italia alla Corte di Giustizia del Lussemburgo per non aver modificato la sua legislazione sull’etichettatura riguardante i prodotti di cioccolata e il pollame. Libera
vendita in Europa di pasta fatta con grano tenero, formaggi ottenuti da latte in polvere, possibilità di chiamare vino anche quello con aggiunta di zucchero o addirittura ottenuto
da frutta diversa dall’uva, le aperture alla commercializzazione di carne e latte provenienti da animali clonati e il mancato obbligo degli Stati membri ad intervenire d’ufficio di fronte a
palesi falsificazioni di prodotti tipici come nel caso del Parmesan in Germania, sono altri preoccupanti capitoli aperti nei confronti dell’Unione Europea.
Dall’Unione Europea giungono – sottolinea la Coldiretti – segnali contraddittori, da una parte ad esempio sembra orientarsi ad estendere a livello comunitario l’obbligo di indicare l’origine
delle olive impiegate nell’extravergine già in vigore in Italia, mentre dall’altra deferisce l’Italia alla Corte di Giustizia per norme sull’etichettatura trasparente come quella
del pollame. Di seguito le battaglie aperte per tutelare la qualitÃ
VINO: L’approvazione della riforma di mercato del settore vitivinicolo ha recentemente autorizzato la pratica dello zuccheraggio ma anche la possibilità di chiamare vino
anche quello ottenuto dalla fermentazione di frutti diversi dall’uva. Una situazione – precisa la Coldiretti – aggravata dal via libera comunitario all’arrivo sul mercato di vini da tavola
senza alcun legame territoriale che potranno riportare con grande evidenza in etichetta termini come Vernaccia, Prosecco, Aglianico, Sagrantino e Montepulciano, creando confusione con le
prestigiose denominazioni di origine nazionali.
CLONAZIONE – L’Efsa ha dato un sostanziale via libera scientifico alla vendita di latte e carne provenienti da maiali e mucche clonate e dalla loro progenie in linea con quanto
già deciso in via definitiva negli Stati Uniti dalla Food and Drug Administration (Fda) dal momento che non ci sarebbero differenze in termini di sicurezza per questi alimenti
nonostante – segnala la Coldiretti – morti e malattie negli animali clonati siano significativamente più alti di quelli degli altri animali.
PARMESAN – La Corte di Giustizia europea ha riconosciuto che non si può usare il termine Parmesan per imitazioni del Parmigiano Reggiano anche se non ha condannato la
Germania in quanto uno Stato Membro secondo la Corte non è tenuto ad intervenire d’ufficio per la protezione della denominazione. Il mancato obbligo degli Stati ad intervenire
d’ufficio per il rispetto di una denominazioni potrebbe danneggiare soprattutto le denominazioni meno famose e più piccole che per motivi di costo non dispongono di una rete di
controllori a livello comunitario.
PASTA DI GRANO TENERO – Mentre la legge italiana impone l’uso esclusivo di grano duro, la legislazione dell’Unione europea – ricorda la Coldiretti – consente anche l’utilizzo di grano
tenero.
FORMAGGI DI LATTE IN POLVERE – L’Unione Europea consente la produzione di formaggi con latte in polvere che invece l’Italia continua giustamente a vietare.
QUALITA’ ORTOFRUTTA – L’Unione Europea propone la riduzione del numero di prodotti regolamentati dalle norme di commercializzazione per l’ortofrutta con l’effetto di una
disomogeneità del prodotto in vendita sugli scaffali e l’impossibilità per i cittadini di confrontare i prezzi, diminuendo ulteriormente la trasparenza del mercato.
POLLO AL CLORO – La Commissione Europea ha proposto a maggio di riaprire le frontiere alla carne di pollo americana trattata al cloro, al bando dal 1997. Una iniziativa bocciata dal
Comitato europeo per la catena alimentare e animale per – conclude la Coldiretti – i rischi per l’ambiente e la salute sia per quanto riguarda possibili reazioni chimiche, variazioni del gusto,
effetti tossici in caso di ingestione dei residui di queste sostanze, così come il rischio di insorgenza di ceppi di batteri resistenti.





