Tuscia se ci vai, ci ritorni

Tuscia se ci vai, ci ritorni

Il mondo cambia rapidamente, come il concetto di fruizione del tempo libero. Ma ci sono luoghi dove si riscoprono vecchi valori, odori e sapori, che aiutano ad apprezzare anche questa vita frenetica. Si è riscoperto durante “Taste of Tuscia”, un viaggio per la stampa organizzato da MyloveItaly -Travel&Experiences (vedi) per la valorizzazione del territorio viterbese, sia dal punto di vista storico-culturale che dell’eccellenza enogastronomica, specie dopo il successo di Expò 2015.

Tuscania_ristorante_latorredilavello_LaChefSe durante le visite guidate a monumenti e località, i nostri occhi hanno apprezzato architetture e natura, nelle quattro aziende vinicole-olearie visitate, si è potuto apprezzare il bello della vita, con gusti, sapori e odori d’altri tempi, usufruendo anche dell’ospitalità in uno delle decine di agriturismi presenti nella provincia di Viterbo.

Per chi ricorda un po’ di storia, il nome Tuscia rimanda a epoche lontane, quando l’Antica Roma era poco più di un villaggio. La Tuscia degli etruschi, coi misteriosi rituali dei Lucumoni, le città-stato, arroccate e difese ma aperte al mondo, le gesta di cavalieri in arcione, con lance e spade, e quella attuale, rinata dopo il terremoto del 6 febbraio 1971, che colpì principalmente l’area tra Tarquinia e Tuscania. Un sisma di magnitudo 4,46 della scala Richter che, con la distruzione di gran parte di case e mura medievali, segnò il destino di molte persone, dando vita a una nuova pagina di storia.

Sono così rinate aziende agricole e luoghi di accoglienza “alternativa”, anche per turisti “fai da te”, come agriturismi, resort ed “alloggi diffusi”, gestite da donne e uomini, allora bambini, che hanno scritto il nuovo capitolo della storia di questa terra antica. Gente che ha studiato e poi scelto di ripercorrere, con un diverso bagaglio culturale, le strade dei loro padri, ritornando nelle campagne sottratte, spesso, all’incuria dell’uomo.

Tenuta Sant’Isidoro (vedi) – si trova a Tarquinia, sulla costa della Maremma Laziale. Nata a fine 1930, con Giovanni e Antonio siamo alla terza generazione della famiglia Palombi. Oltre 800 ettari dove si producono tutti prodotti venduti a km zero, come frutta di stagione (ciliegie, pesche, albicocche, susine, mele, meloni, cocomeri), anche usata per confetture, e verdure (asparagi, pomodori, zucchine, melanzane, ecc.). Ma anche cereali e colture proteiche (grano duro, mais, girasole, ecc.), mentre alcuni ettari sono coltivati a foraggio “biologico”, per l’allevamento di vacche maremmane, cavalli e pecore lasciati allo stato brado.

Azienda Sant’Isidoro

Azienda Sant’Isidoro

Però il cuore dell’azienda è nella zona collinare tra Tarquinia e Montalto di Castro, dove ci sono circa 57 ettari di vigneti di varietà autoctone, come Montepulciano, Trebbiano Toscano e Sangiovese; o che sono state da tempo introdotte nel territorio, come Merlot, Cabernet, Chardonnay, Petit Verdot, Pinot bianco e Sauvignon. Uve che, con l’apporto tecnico dell’amico Riccardo Cotarella, enologo di fama internazionale, danno vini come Corithus, Soremidio, Forca Di Palma e Terzolo, apprezzati anche nel ristorante Ambaradam di Tarquinia (vedi).

Tra le storie di giovani che sono tornati sulle terre dei padri, quella di un gruppo 40enni, che circa 10 anni fa decisero di dare una svolta alla produzione e vendita di olio d’oliva in queste zone. Tra loro Patrizia Sensi, presidente dei circa 350 soci dell’Oleificio cooperativo di Tuscania , che dal 1968, produce oltre 1.500 quintali l’anno d’olio etichettati Extravergine, Dop Tuscia, Biologico e Tracciato. «Olive raccolte senza stressare gli alberi con tecniche moderne, rapide e poco traumatiche, a mano e con agevolatori, che vengono trasportate in frantoio e lavorate entro le 24 ore con impianto a ciclo continuo e a freddo», spiega la presidente. Tra i soci, sono in molti ad offrire anche ospitalità in agriturismo o in b&b. Come la famiglia Sensi.

Azienda e agriturismo Sensi (vedi) – Patrizia, con la sorella Claudia, la madre e una zia, sono titolari di un agriturismo nato nel 2013 a Tuscania, la città dei 1000 campanili, nell’azienda di famiglia di 11 ettari. Acquistata nel 1903 dal bisnonno Giovanni, l’antica tenuta di Villa Pieri fu il casino di caccia del cardinale Ettore Consalvi (per due mandati, segretario di Stato di Pio VII). «In quest’azienda non si produce agricoltura biologica – precisa Claudia Sensi – ma un’agricoltura rispettosa della natura, perché i primi a mangiare questi prodotti siamo noi».

Così, se dispensa, granaio, frantoio e officina della tenuta, sono stati trasformati nei 4 ampi appartamenti autonomi della struttura ricettiva, l’azienda ha invece mantenuto una produzione agricola basata su colture autoctone tradizionali, come grano, farro, lenticchie, asparagi o patate, ma guardando anche ad altre colture. Dal 2006 coltivano anche la lavanda, che con melograno e olio d’oliva, usano per produrre oltre 15 tipi di cosmetici a base di olio essenziale e nei vecchi vigneti a Montefiascone, ai bordi del Lago di Bolsena, producono uve doc rispondenti al Disciplinare Est!Est!!Est!!! di Montefiascone, come stabilito dall’Arsial (Ag. Reg.le sviluppo e innovazione dell’agricoltura del Lazio).

Ma il loro vanto è soprattutto l’olio extravergine di oliva Dop Tuscia Sensi, prodotto da uliveti ultrasecolari. Un olio profumato dal colore verde oro, leggermente piccante al palato, con un vago un sapore che ricorda quello del carciofo crudo. Si è potuto apprezzare durante una degustazione assieme ad altri tipi locali, descritti tecnicamente dall’agronomo Angelo Murri, che è anche ispettore della Camera di Commercio di Viterbo, proprio per l’olio extravergine di oliva “Canino” Dop. Prodotto da una piccola oliva autoctona con una buona resistenza ai parassiti, ha una resa minore di altri tipi (circa 9 kg di olio ogni 100 kg di olive, contro 14-20 kg). Ricco di vitamina E, polifenoli e altri antiossidanti, quest’olio extra vergine di oliva, ha un contenuto di acido oleico di circa lo 0,5 %.

«Fino al 1926 le nostre ulive sono state lavorate nel frantoio oggi trasformato in uno degli appartamenti, di cui è ancora visibile l’antica macina di pietra», chiosa Patrizia Sensi, ma oggi le portiamo all’Oleificio cooperativo, dove si vende all’ingrosso sui 9 euro/litro, «ma –ricorda – dovrebbe costare di più».

L’ampio territorio tra Bolsena, Latera e Montefiascone è segnato dalla caldera del più grande lago vulcanico europeo, quello di Bolsena, che con i circa 114 kmq, regola il clima di queste zone, a elevata vocazione vitivinicola e olearia, ricche di residui delle eruzioni vulcaniche che ne hanno aumentato la fertilità del terreno. Qui le terre non sono ricoperte da ettari di pannelli fotovoltaici, come si possono incontrare in molte campagne nostrane, ma di olivi e viti.

Il lago ti compare davanti agli occhi, con la sua forma ellittica, passando sulle strade obbligate per i pellegrini della via Francigena, che dal Colle del Gran San Bernardo porta a Roma. Dal belvedere al centro di Montefiascone, le isole Bisentina e Martana si stagliano sulla luce del tramonto.

Azienda agricola e frantoio Battaglini (vedi) – Dalle colline si vede il rosso del tramonto sul Lago di Bolsena, ma anche gli uliveti dell’Azienda Agricola Battaglini e il loro frantoio, che sono in attività da quando Nazzareno Battaglini, nel 1935, iniziò la produzione. Ottanta anni in cui questa azienda familiare, che da tre generazioni si dedica all’olio extra vergine di oliva, ha puntato sempre a migliorare la qualità del prodotto sempre rispettando tradizione e natura, anche grazie al figlio Bruno e ai nipoti Andrea e Stefano.Le olive sono di tipo “Moraiolo”, “Caninese”, “Frantoio” e “Leccino”. Sempre prodotte nel massimo rispetto della natura, sono raccolte a mano e molite a freddo a una temperatura massima di 27°C, entro le 12 ore. Una produzione biologica certificata e “Dop”, che da all’olio extravergine “Frantoio Antica Tuscia”, gradite caratteristiche aromatiche e organolettiche, apprezzate durante la visita. Ma l’olio classico e primo prodotto da quest’azienda è l’Olio Extra Vergine d’Oliva Di Bolsena, prodotto da olive Caninese, Moraiolo e Frantoio. Un’azienda che produce anche miele biologico, salse, marmellate, olii aromatizzati, spezie, condimenti che vanno sicuramente provate. Ma in “vetrina” da un decennio, hanno anche una linea cosmetica a base di olio extra vergine d’oliva biologico, olio di mandorle dolci e altri ingredienti naturali.

Cantina Trappolini (vedi) – dei vini Trappolini ne avevo avuto notizia da amici viterbesi, e poi apprezzati durante una cena all’agriturismo Il Casaletto (vedi). Ma bevuti in cantina, sono un’altra cosa. Sta in Alta Tuscia, a Castiglione in Teverina, tra Lazio e Umbria. I vigneti di oltre 23 ettari, producono uve come Sangiovese, Aleatico, Grechetto, Procanico, Montepulciano e Canaiolo Nero, Roscetto, Malvasia, Trebbiano toscano, Merlot, Drupeggio, Verdello. Stanno a Castiglione in Teverina, Civitella d’Agliano e Montefiascone. Da quelli di Pian della Breccia, si vede la valle del Tevere e l’Oasi di Alviano, a ricordare la natura mista di questi terreni, vulcanici o argillosi di origine alluvionale.

«L’azienda esiste da più di tre generazioni», racconta Paolo Trappolini, l’enologo, che col fratello Roberto dal 2002 gestisce l’azienda in cui ci troviamo e la cantina nata nel 1961 ad opera del padre Mario.

I filari allineati e ordinati di vitigni autoctoni, si perdono all’infinito. «Noi seguiamo tutto il ciclo vegetativo, attenti a intuire, i bisogni delle piante» dice Paolo, mentre con orgoglio mostra le prime foglie che stanno crescendo sulle piante. Ci parla di agricoltura attenta alle esigenze di ogni singola pianta, di viticoltura sana e naturale, senza apporti chimici. «Quella che oggi sarebbe agricoltura biodinamica, ma che sono le regole tramandate dai nostri nonni. Come dare alle piante le sostanze organiche e azotate concimando con il letame maturo e con la semina di graminacee o favino, a filari alterni avvicendati ogni anno».

La cantina si trova ai piedi di Castiglione in Teverina. Paolo Trappolini è appena rientrato dagli Usa dov’è stato per proporre i loro prodotti al mercato americano. Dopo una visita, mentre degustiamo il vino dalle botti, arriva discretamente il padre Mario e, prendendo un bicchiere, racconta di quando partiva col camioncino carico di damigiane impagliate, per portare il vino sfuso a Roma. Il salto di qualità nel 1988-89, quando si passò all’imbottigliamento. Oggi si producono circa 150 mila bottiglie e 2000 ettolitri di vini sfusi, esportati anche all’estero.  Sono vini come Brecceto, Paterno, Procanico, Grechetto, Canaiolo Nero, Merlot, Orvieto, Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, Cenereto, Sartei e Idea, di qualità e a prezzi sicuramente competitivi.

«La qualità è fatta dagli uomini, dai loro sogni, dalla loro esperienza, dal loro impegno», dice Paolo, e con questa filosofia è nato anche l’Olio Extra Vergine d’Oliva Trappolini, dall’intenso colore verde, profumo fruttato, sapore persistente al palato, con retrogusto vagamente piccante e una punta di mandorla amara.

In buona sostanza, nella Tuscia, se ci vai, ci ritorni.

Maurizio Ceccaloni
per Newsfood.com

NOTA:
Noi di Newsfood.com ci siamo stati, abbiamo fatto un Tour interessante e… non vediamo l’ora di ritornarci!!
Giuseppe Danielli,
Direttore Newsfood.com

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