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Tragedia di Arezzo ed ultras: la politica discute

By Redazione

Il giorno dopo la tragedia dell’autogrill di Arezzo (dove un tifoso laziale ha perso la vita per mano di un poliziotto) e gli scontri tra ultras e forza dell’ordine, la politica discute,
martedì alle 13:30 il ministro Amato riferirà alla Camera, ma da domenica non si ferma il proliferare di dichiarazioni, condanne e timori che arriva da tutti gli esponenti
politici.

A cominciare dal presidente Napolitano che, nel corso della visita in Quasar, si è detto “molto preoccupato per gli incidenti” ed ha precisato che le immagini “sono state diffuse in
tutto il mondo”.

Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha invitato gli investigatori a svolgere il proprio compito, affinché non sia occultata la verità: “In una vicenda come questa si
farebbe malissimo a occultare la verità- ha sottolineato Bertinotti – Bisogna affermare la verità e quando ci sono delle responsabilità bisogna evitare che queste diventino
memoria collettiva nei confronti delle forze dell’ordine, e vengano punite, così da ripristinare una credibilità ed una fiducia”.

Il presente della Camera ha aggiunto che “in una società violenta le forze dell’ordine devono essere elemento di garanzia assoluta che difende i cittadini, non un qualcosa di cui aver
paura”: “Io non ho il minimo dubbio che la maggior parte degli operatori delle forze dell’ordine siano dedite e caratterizzate da una cultura democratica, ma quando accadono cose che sembrano
dire il contrario bisogna intervenire – ha continuato – Non c’é nessuna ragione per criminalizzare alcuno. Ci può essere tutta la condivisione dell’errore umano. Ma questo non
può confondersi con l’oscuramento della responsabilità”.

Bertinotti, tuttavia, ha sottolineato come delle armi talvolta venga fatto “un uso incomprensibile”: “Le armi da fuoco – ha affermato – non devono essere usate se non in circostanze estreme.
Non è ammissibile che avvenga un fatto come questo, pur con tutta la partecipazione umana alla vicenda del poliziotto”.
Secondo Bertinotti, poi viene il problema del rapporto tra gli italiani e la sicurezza: “Il crimine va perseguito, da una Giustizia che punisca chi delinque in modo preciso, in tempi brevi e
con pene certe – ha spiegato – Questo è il punto debole del sistema italiano. Va ripristinato lo Stato di diritto, ovvero la credibilità delle Istituzioni e non la forza
repressiva”.
Di diverso avviso si è detto il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, che ha definito “inaccettabile ed intollerabile” il fatto che molti politici “se la siano presa con un poliziotto
che ha sbagliato piuttosto che con delinquenti e teppisti”. Un riferimento a Bertinotti? A questa domanda Casini ha risposto che si riferiva “a tutti e a nessuno”, ma poi ha confermato:
“Ciascuno risponde alle cose che dice, ai paragoni che fa e alle sensibilità che ha rappresentando le istituzioni”.

Le parole più dure, però, sono arrivate dall’ex presidente della repubblica, Francesco Cossiga, che, riferendosi agli attacchi alle caserme effettuati domenica dagli ultras, si
è limitato ad affermare: “Negli anni di piombo avremmo sparato subito, e una seconda volta non l’avrebbero fatto”.
Il leader del Pd, Walter Veltroni, ha invece ribadito la necessità di “stroncare ogni forma di violenza che possa essere lo strumento attraverso il quale si esprime il dolore e la
rabbia” e di “definire tutte le responsabilità”. Poi, dalla sinagoga di Cracovia, ha ricordato il giovane ucciso ed ha chiesto ai 238 studenti presenti di osservare un minuto di
silenzio: “Era un ragazzo della nostra città – ha sottolineato Veltroni – Era un giovane che tifava per una squadra della nostra città e la sua vita è stata spezzata. Ne
parliamo in questa sede perchè in fondo siamo qui per parlare del valore della vita umana e di dove può arrivare la cattiveria, la violenza, e l’istinto bestiale”.
Dal Ministro della giustizia, Clemente Mastella, è arrivato l’invito affinché si faccia chiarezza sull’omicidio di Gabriele Sandri e sugli episodi di guerriglia urbana di
domenica: “E’ assolutamente necessario – si legge in una nota – che sia fatta piena chiarezza sull’uccisione del giovane Gabriele Sandri nel più breve tempo possibile e senza reticenze.
Allo stesso tempo – continua la nota – chiedo che la giustizia faccia il suo corso nell’accertamento delle responsabilità per tutti coloro che, prendendo a pretesto il tragico
avvenimento di Arezzo, si sono abbandonati ad una vera e propria guerriglia urbana a Roma e in altre città”.
“Si tratta di autentici delinquenti che vanno identificati e puniti in modo esemplare, così da evitare che episodi come quelli di ieri si abbiano a verificare nuovamente”, ha concluso il
Guardasigilli.
Il leader del Carroccio, infine, ha invitato Napolitano a prendere atto di una situazione che indica che “non c’è più un governo” e che rappresenta l’anticamera della “guerra
civile”: “Il presidente Napolitano non può più chiudere gli occhi, a questo punto, davanti a quello che sta accadendo, il Paese non ha più un Governo e quando si attaccano
impunemente caserme di polizia e dei carabinieri significa che dietro l’angolo c’è la guerra civile”, ha tuonato il leghista.
“Apra gli occhi presidente – ha continuato Calderoli – prima che sia troppo tardi: il Paese è privo di una guida e dietro l’angolo non c’è solo il rischio di un esercizio
provvisorio, ma anche quello della rivolta dei cittadini onesti, stufi di essere usati come schiavi e neppure in grado di potersi difendere dai criminali o di essere difesi dallo Stato”.
“Il Governo di centrosinistra è stata la più grande jattura per il paese dal ’48 ad oggi- ha concluso Calderoli – adesso scacci, per favore, i mercanti dal tempio e ridia la
parola al popolo, prima di arrivare ad una guerra civile”.

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