Torino:Il Museo d'Arte Orientale propone 5 gallerie che narrano l'arte nei secoli, dalla Cina all'Himalaia ai paesi islamici

By Redazione

Torino – Apre a Torino il Mao, Museo d’Arte Orientale, situato nel centro storico, nel bellissimo Palazzo Mazzonis in stile barocco e restaurato dal Comune di Torino per 10
milioni di euro. Una chicca situata nel cuore di una città che sta ridisegnando il suo profilo culturale. Sono esposti nel museo, il cui restauro elegante e leggero, centrato
sull’uso del bianco, dei vetri trasparenti, delle colonne, è opera dell’ architetto Andrea Bruno, già realizzatore del Museo di Kabul e del Museo di Arti e Mestieri di
Parigi, 1.400 opere, su quattro piani per un totale di 4.177 metri quadri.

Il percorso espositivo attraversa cinque “gallerie” che raccontano l’arte espressa nei secoli dalla Cina, dall’ Asia meridionale compresa India e Pakistan, dall’ Himalaia, dal Giappone
e dai paesi islamici. Appena entrato, il visitatore si trova circondato da due giardini zen, sotto un soffitto vetrato che lascia volutamente vedere le ottocentesche sagome dei palazzi
intorno. Il museo si presenta infatti come un riuscito connubio tra contenitore, un antico palazzo così restituito alla città, e il contenuto artistico composto di pezzi,
anche molto rari, in parte già di proprietà della città ed esposti in quello che una volta era il Museo di Numismatica.

Altri pezzi vengono dalla Fondazione Agnelli e da donazioni, a testimonianza di un’ attenzione che Torino, sede di uno dei più importanti Musei Egizi al mondo, ha sempre prestato
all’arte orientale e all’archeologia, a cominciare dai Savoia per passare poi attraverso famiglie note della città, come i Palma di Cesnola, i Levi, i Ponzio, i Gualino. Anche l’
Università di Torino ha sempre seguito da vicino le arti e le lingue orientali. Una buona parte di pezzi è invece stata acquistata dalla Compagnia di San Paolo che nell’
intero progetto del museo ha investito 5 milioni e mezzo di euro, di cui tre per l’allestimento (stessa cifra l’ha messa anche il Comune) e 2 e mezzo per gli acquisti fatti sul mercato
europeo.

Il Museo va ad arricchire il panorama italiano dei Museo di Arte Orientale, dopo il Museo Nazionale di Roma, quelli di Venezia e Genova e le numerose collezioni esistenti in altre
città. “Non siamo certo il più ricco o il più grande museo – ha detto il direttore Franco Ricca – ma il più moderno sì. Cercheremo, con iniziative,
incontri, progetti di ricerca, sinergie, di inserirci nel ricco tessuto di studi su queste affascinanti materie sia in Italia sia all’estero”.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

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