Torino: Diminuzione delle donazioni di sangue, calano le scorte

Torino – Nelle prime settimane del 2009 è diminuito il numero di piemontesi che hanno donato il proprio sangue, con un conseguente calo delle scorte trasfusionali nelle strutture
ospedaliere. «La situazione attuale – spiega l’assessore alla tutela della salute e sanità della Regione Piemonte, Eleonora Artesio – non è
allarmistica e tutti gli interventi programmati e di emergenza sono garantiti.

Naturalmente, avere scorte consistenti permette non soltanto di affrontare ogni eventualità con la massima sicurezza, ma anche di continuare a collaborare con le altre Regioni,
in particolar modo con la Sardegna, in virtù di una specifica convenzione avviata nel 1980 a causa dell’alto numero di pazienti talassemici in quel territorio.

Le ragioni della diminuzione del numero di donazioni sono da ricercarsi non tanto in una ridotta sensibilità tra la popolazione, quanto nella concomitanza delle lunghe
festività natalizie e di un periodo di forte maltempo, che ha limitato gli spostamenti dei cittadini».

La tendenza è omogeneamente diffusa su tutto il territorio piemontese e anche l’ospedale Sant’Anna di Torino, che copre circa un terzo del fabbisogno regionale, ha
registrato un calo nelle donazioni. «Ogni anno – afferma Mauro Pagliarino, direttore del Servizio di Immunoematologia e Medicina trasfusionale del Sant’Anna – nelle prime
settimane di gennaio la diminuzione è pari al 20%; nel 2009, invece, il numero di donazioni si è ridotto ulteriormente. Il nostro centro rifornisce più di 25
ospedali, per un totale di oltre 5.000 posti letto e molte strutture extraregionali; l’invio delle unità di sangue fuori Regione è stato momentaneamente
sospeso».

In Piemonte, nei primi sei mesi del 2008 sono state effettuate 113 mila donazioni. Nel 2007 il numero di donatori è stato pari a 133.514 e complessivamente, sono state raccolte
221.879 unità di sangue. Di queste, 182.040 sono state trasfuse, 40 mila scambiate tra le strutture trasfusionali e 28.500 inviate in altre regioni, principalmente in Sardegna.

Gli emocomponenti (globuli rossi, piastrine, plasma) costituiscono per molti ammalati un fattore unico e insostituibile di sopravvivenza nei servizi di primo soccorso, negli interventi
chirurgici, nei trapianti di organo, nella cura dei tumori e delle varie forme di anemia e in numerose altre patologie.

Per donare il sangue è sufficiente rivolgersi ad uno dei Centri trasfusionali regionali (per conoscere gli orari e le modalità di accesso rivolgersi agli Uffici relazione
con il pubblico della propria Asl) o alle principali associazioni di volontari (Avis, Fidas e Cabs). Prima di essere ammesso alla donazione il volontario viene sottoposto ad
un’accurata visita medica e a esami diagnostici e strumentali. Inoltre, è necessario avere un’età compresa tra i 18 e i 65 anni, un peso non inferiore ai 50
chili e buone condizioni fisiche generali. E’ importante ricordare che comportamenti a rischio di trasmissione di malattie infettive virali controindicano la donazione di sangue.
La mattina del prelievo, che dura circa dieci minuti, è necessario essere a digiuno. Le donazioni si effettuano a intervalli non inferiori ai 90 giorni: gli uomini possono donare
quattro volte l’anno, le donne in età fertile due.

«Ci auguriamo davvero – conclude Artesio – che sia un problema momentaneo e facilmente risolvibile perché il sangue non è riproducibile in laboratorio ed è
fondamentale la collaborazione di tutti coloro che hanno le condizioni fisiche necessarie alla donazione».

 

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