Terra & Terra: energia e sviluppo sostenibile

La strada delle energie rinnovabili è una opportunità concreta per chi lavora in agricoltura e vuole portare avanti i valori di uno sviluppo eco-sostenibile; valori che, da
sempre, guidano l’azione di Confagricoltura, sia nella difesa delle tradizioni, sia nella spinta verso le innovazioni, a beneficio non solo delle imprese, ma anche di tutto il Paese, che oggi
sconta lacune dal punto di vista della produzione energetica, colmate da un import che pesa molto sulla bilancia commerciale.

Confagricoltura, per questo, chiede che i decreti attuativi delle ultime finanziarie in materia di energie rinnovabili diventino operativi quanto prima; e che ci sia una semplificazione delle
procedure che garantisca agli imprenditori meno vincoli da parte delle Amministrazioni locali, e una remunerazione costante nel tempo.

La via delle fonti rinnovabili è tracciata dalle decisioni assunte e condivise anche a livello di Unione Europea (il cui consumo attuale è pari all’8,5% sul totale), che entro il
2020, con la cosiddetta strategia del «triplo 20 10», punta a portare al 20% il loro utilizzo, a ridurre del 20% le emissioni di gas serra, a migliorare del 20% l’efficienza
energetica, e a raggiungere una quota di biocarburanti sul totale pari al 10%.

Il presidente della Commissione europea Barroso ha stimato i costi di tali interventi in 60 miliardi di euro pari a circa lo 0,5% del Pil europeo. Poco più del costo della Pac attuale.
In Italia oggi l’energia rinnovabile, rappresenta il 6,8% del totale, e per raggiungere gli obiettivi comunitari si dovranno ridurre le emissioni del 13% ed aumentare del 17% il ricorso a fonti
rinnovabili.

Tra le azioni dell’Unione europea, c’è anche una proposta di Direttiva che prevede novità su alcuni aspetti fondamentali: le garanzie di origine dell’energia rinnovabile e
l’individuazione di uno sviluppo sostenibile della filiera biocarburanti.

Ora occorre che l’Italia, nelle trattative con Bruxelles, presenti proposte capaci di difendere lo sviluppo interno di energia rinnovabile, limitando l’import (l’attuale proposta crea un
mercato libero delle garanzie di origine che favorisce i Paesi che hanno già raggiunto gli obiettivi europei), anche per non aggravare i nostri problemi legati alla quotazione dei
certificati verdi, cioè commodities negoziabili emesse dal Gestore del servizio energetico italiano (Gse).

In realtà l’Italia sembra aver puntato decisamente sull’investimento nelle energie rinnovabili, ma la macchina legislativa non è riuscita ad incidere: le ultime due Finanziarie
(2007 e 2008), hanno ridefinito il quadro normativo finalizzato allo sviluppo delle agroenergie (dall’energia elettrica e termica ai biocarburanti), hanno introdotto novità sugli aspetti
fiscali (aumentando la durata degli incentivi per i «certificati verdi» ed estendendo il conto energia agli impianti con potenza media annua inferiore a 1 MegaWatt), ma a fronte di
leggi quadro che hanno ridisegnato i confini in materia di incentivi economici e aspetti fiscali, i decreti di attuazione sono ancora fermi al Consiglio di Stato. In pratica, i provvedimenti
legislativi sono stati positivi e tempestivi; non altrettanto si può dire delle misure applicative.

Rimangono comunque ancora aperti una serie di problemi che dovranno essere affrontati nei prossimi mesi:
? valore reale dei certificati verdi, che nell’anno appena trascorso sono stati quotati sul mercato a prezzi inferiori di circa il 40% rispetto a quanto indicato dal GSE. Le misure previste
dalla finanziaria 2008 non sono sufficienti a risolvere i problemi di un mercato già saturo, anche a causa della possibilità data alle società elettriche di poter
rispettare l’obbligo con energia rinnovabile importata. Forse – sostiene Confagricoltura – è giunto il momento di modificare il sistema stesso di determinazione della quota d’obbligo:
prendendo a base di riferimento tutta l’energia venduta e consumata in Italia, il fabbisogno di certificati verdi potrebbe quasi raddoppiare.
? ulteriore semplificazione degli iter burocratico/autorizzativi. Su questo fronte vanno assolutamente risolti i numerosi problemi che portano le Amministrazioni locali ad opporsi a tutte le
nuove iniziative;
? un altro nodo da sciogliere è rappresentato dai Piani di Sviluppo Rurale (Psr) che oggi rispondono solo parzialmente all’esigenza di sostenere gli imprenditori agricoli negli
investimenti nella filiera agroenergetica.

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