TEMPESTA ENERGETICA: SERVE UN PIANO

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TEMPESTA ENERGETICA: SERVE UN PIANO

 

Milano, 8 settembre 2022,

TEMPESTA ENERGETICA: SERVE UN PIANO – Articolo su QN IL GIORNO del 3 settembre 2022

di Achille Colombo Clerici

                                         Il 9 agosto è entrato in vigore il piano dell’Ue per ridurre del 15% il consumo di gas in tutti i Paesi membri per far fronte alla crisi della fornitura del metano e conseguentemente dei prezzi dell’energia nel contesto della guerra in Ucraina.

L’obiettivo del piano è quello di riempire le riserve di gas per farsi trovare pronti al prossimo inverno. Il regolamento afferma che i Paesi dell’Ue “faranno del loro meglio” per ridurre il consumo di gas di “almeno il 15%” tra il mese di agosto di quest’anno e marzo 2023, in base a quanto hanno consumato in media nei cinque anni precedenti.  Con tale riduzione – è convinzione della Commissione Europea – si può  superare in sicurezza questo inverno in caso di interruzione totale del gas russo.

Se la Commissione europea vede emergere una “grave carenza di approvvigionamento di gas” o una domanda di gas eccezionalmente elevata, può chiedere ai Paesi di dichiarare lo stato di allarme dell’Ue che renderebbe vincolanti i tagli al gas che in questi giorni ha superato i 300 euro al mgw con un aumento di oltre il 1.500% rispetto a due anni fa.

Carenza di materia prima e prezzo alle stelle, quindi. Un binomio perfetto che potrebbe causare a breve la chiusura di molte aziende energivore e la perdita di un milione di posti di lavoro.

Come nella ‘migliore’ tradizione continentale – ultimo caso la pandemia che per mesi ha visto i Paesi comunitari marciare in ordine sparso – anche questa volta alcuni Paesi, in testa Olanda e Svezia che, guarda caso, sono quasi autosufficienti dal punto di vista energetico, si sono opposti alla proposta di Draghi e Macron di fissare di comune accordo un prezzo massimo (price cap) al prezzo del metano per adottare almeno la prima e più urgente misura di contrasto: un accordo di cartello tra tutti i Paesi europei acquirenti per imporre un tetto che stabilizzi il mercato energetico. Se ne riparlerà nella riunione del 9 settembre dei Ministri competenti dei vari stati, sperando di poter affrontare la tempesta energetica perfetta del prossimo autunno e ancor più dell’inverno.

Indicativa la motivazione alta del rifiuto del price cap, presentata dai Paesi Bassi: non si deve creare in Europa un precedente di regolamentazione forzata del mercato che violi la libera contrattazione.  Una teoria iper liberista che ha ben poco di comunitario.

Redazione Newsfood.com

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