Strage di api, Cavallera: «urge chiarire le cause e trovare rimedi»

Torino – «La moria di api che ha colpito il territorio piemontese sta assumendo i tratti di un’emergenza e necessita un intervento tempestivo della Regione per chiarire le cause
e trovare rapide soluzioni», a sollecitare l’attenzione dell’amministrazione regionale sul problema della strage di api è il consigliere regionale di Forza Italia Ugo Cavallera,
che ha chiesto al presidente della Commissione Agricoltura di palazzo Lascaris un’audizione urgente dei rappresentanti di categoria.

«I dati sulla morte degli insetti stanno suscitando ampia preoccupazione fra gli addetti ai lavori – commenta Cavallera. Secondo le associazioni degli apicoltori, in un anno circa
sarebbero morti un miliardo di esemplari in tutto il Piemonte, terza regione in Italia per numero di alveari (oltre 100mila) e per miele prodotto (1.500 tonnellate all’anno). «L’aumento
della mortalità delle api e la conseguente riduzione della produzione di miele – osserva l’esponente azzurro – determinano importanti contraccolpi economici non solo per gli apicoltori,
ma per gran parte del mondo agricolo. Basti pensare che molte colture orticole e piante da frutto si possono riprodurre grazie all’azione impollinatrice delle api. Questi insetti svolgono la
loro attività anche su colture foraggere preziose per l’allevamento del bestiame. Le api rappresentano quindi un anello prezioso per l’equilibrio naturale e la loro drastica riduzione
potrebbe determinare serie ripercussioni economiche e ambientali».
Per questo motivo il consigliere azzurro chiede che si chiariscano le cause della moria il più presto possibile, allo scopo di trovare rimedi mirati ed efficaci.

«Finora i maggiori imputati sarebbero i neonicotinoidi, prodotti chimici utilizzati per proteggere dai parassiti il mais, la cui semina sta avvenendo proprio in queste settimane –
prosegue Cavallera. Il rapporto causa-effetto non è però stato accertato scientificamente e all’origine dell’epidemia potrebbero esserci altre cause. Si parla, ad esempio, di
attacchi dell’acaro Varroa e di altri patogeni, o ancora dei cambiamenti climatici, che con improvvisi cali di temperatura disorienterebbero le api, incapaci di ritornare all’alveare. Bisogna
quindi fare chiarezza con urgenza, cercando di risolvere il problema salvaguardando il patrimonio apistico e la sua importante azione ambientale, senza tuttavia penalizzare con interventi
improvvisati lo sviluppo delle coltivazioni agricole».

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