Stefano Simontacchi: Brexit ultima chiamata all’Italia per contare a livello internazionale

Stefano Simontacchi: Brexit ultima chiamata all’Italia per contare a livello internazionale

BREXIT – EBA Autorita’ bancaria europea ed EMA Agenzia  europea del farmaco a Milano – Campagna di opinione: QN Il Giorno dell’ 8 luglio  2016 pag. 3. –  intervista a Stefano Simontacchi

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

BREXIT – EBA Autorita’ bancaria europea ed EMA Agenzia  europea del farmaco a Milano – Campagna di opinione: QN Il Giorno dell’ 8 luglio  2016 pag. 3. –  Intervista a Stefano Simontacchi

Milano ha chance ma serve una strategia politica «Brexit ultima chiamata all’Italia per contare a livello internazionale»

Stefano Simontacchi:
IL RISULTATO del referendum in Gran Bretagna ha aperto il dibattito sulle opportunità per Milano di aggiudicarsi due enti ospitati a Londra: l’Agenzia europea per il farmaco e l’Autorità
Bancaria Europea. Il Giorno sta interpellando rappresentanti del mondo produttivo, esperti di finanza e addetti ai lavori. Dopo il presidente di Assoedilizia e dell’ Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il presidente della Camera di commercio italo-russa e italo-iraniana, Rosario Alessandrello, il presidente onorario della Camera della Moda di Milano, Mario Boselli, il presidente di Kairos Sima- Julius Baer, Fabrizio Rindi, il presidente di Intesa San Paolo Private banking, professore emerito del Politecnico, Giampio Bracchi, l’ex
direttore della Banca d’Italia in Lombardia, Alfio Noto, l’ex ministro, membro del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia, Lucio Stanca, oggi è il turno di Stefano Simontacchi, managing partner Bonelli Erede Pappalardo e direttore Transfer pricing research center dell’università di Leiden, in Olanda.

di LUCA ZORLONI

-MILANO

STEFANO SIMONTACCHI, managing partner Bonelli Erede Pappalardo e direttore del Transfer pricing research center dell’università di Leiden, in Olanda, Milano può giocare la competizione per il trasferimento dell’Autorità bancaria europea (Eba), contro città concorrenti come Parigi e Francoforte?

«Io credo di sì. Ho proposto una norma come quella sul patent box per riportare gli investimenti, in Italia. E c’è un discorso aperto per cambiare le norme e fare dell’Italia un hub per gli investimenti nel Mediterraneo e in Africa. Non è un problema di singola authority: c’è Milano con l’Eba e c’è anche l’ente del farmaco, per cui Roma è candidata. Il mio concetto è che Brexit possa essere opportunità. È un’opportunità per l’Italia, o meglio, è un’ultima chiamata. Noi contiamo poco a livello internazionale, questo lo possiamo applicare anche al livello di un’authority bancaria. E’  difficile che il Paese possa muoversi se non gioca una partita a livello internazionale, di Europa e Ocse. Gli altri Paesi sono scientifici nel presidiare questi posti, noi per tanti anni li abbiamo trascurati. L’Italia deve riappropriarsi di un ruolo di primo piano in Europa».

Come?

«E una partita da giocare anche a livello di burocrati, sui tavoli tecnici dove vengono prese molte decisioni importanti. Quindi, Milano ha chance per l’Eba? Si. Ci saranno due partite. Una è politica, l’Europa ha bisogno di noi ed è presumibile che qualcosa ci venga concesso, ma accontentarsi sarebbe una vittoria di breve termine. Qualcosa a quella spartizione ci spetta per forza. Bisogna giocare la partita meno visibile per contare di nuovo, sul tavolo di quelli che tutti i giorni fanno questo lavoro, così che il nostro sistema Paese sia sostenuto con una politica industriale competitiva».

L’Italia ha il peso sistemico per essere attrattiva?

«Lo abbiamo? No. Potremmo averlo? Sì. Nel farmaceutico ad esempio abbiamo tante eccellenze sia a livello industriale sia a livello di competenze (il primo head of dell’Ema è stato un italiano).
Però non facciamo sistema e perche’ il Paese torni a fare sistema serve una scelta strategica, un obiettivo da raggiungere tutti insieme. Io credo che l’ultimo treno sia quello di fare dell’Italia un hub per gli investimenti nel bacino del Mediterraneo e in Africa. Abbiamo una serie di relazioni culturali, politiche e storiche per cui in quest’area del mondo siamo preferiti agli anglosassoni.
Noi la partita la giochiamo con i francesi».

Con che tempi agire rispetto alla Brexit?

«In linea di principio nessuno sa come andrà ma soprattutto non sappiamo quale soluzione negozieranno gli inglesi con l’Europa. Però ci sono gruppi multinazionali, banche in movimento ed è partita la competizione a dire: vieni qua. Siamo in grado di competere oggi con Francia e Germania per convincere una holding a venire nel nostro Paese? Credo che dobbiamo recuperare terreno con un progetto strategico».

È un compito che spetta prima alla politica o all’economia?

«E’ della politica. Devi avere una strategia politica chiara, ben comunicata e soprattutto portata avanti con coerenza e sistematicità».
(9 continua)

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L’uscita dalla Ue della Gran Bretagna suscita timori ma apre anche nuovi scenari non necessariamente negativi soprattutto per l’Italia

 

Foto: StefanoSimontacchi managing partner
Bonelli Erede Pappalardo  con il pres. di IEA Achille Colombo Clerici

 

 

Redazione Newsfood.com

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