Spagna: riduzione dei contratti «in origine» agli immigrati

Madrid – Il governo ha deciso, insieme ad imprenditori e sindacati, di ridurre il numero dei contratti «in origine», (ovvero quei contratti stipulati nei Paesi d’origine),
dei lavoratori stranieri al fine di fronteggiare l’aumento della disoccupazione provocato dalla frenata dell’economia.

Negli ultimi quattro anni, infatti, hanno avuto accesso al mercato del lavoro spagnolo circa 1,3 milioni di immigrati, dei quali quasi 730.000 «contrattati in origine» nei propri
paesi ed oltre 600.000 regolarizzati invece con la legge di sanatoria approvata dal governo nel 2005. Il ministro dell’economia, Pedro Solbes, ha però sottolineato in alcune
dichiarazioni rilasciate ai media, che il mercato del lavoro spagnolo è molto cambiato proprio a causa del maggiore tasso di attività.

L’economia in Spagna continua infatti a creare impiego ma la popolazione attiva cresce a ritmi troppo elevati e la grande offerta sul mercato del lavoro degli immigrati e delle donne non riesce
ad essere assorbita. Per questi motivi la soluzione auspicata, anche dai sindacati, è la riduzione, almeno momentanea, dei flussi migratori e per il Commissario Confederale di
immigrazione della Comisiones Obreras (CCOO), Julio Ruiz, sarà necessario «Modificare il tetto annuale dei contratti di immigrati in origine, al quale bisognerà sottrarre il
numero degli stranieri ammessi, ogni anno, per il ricongiungimento familiare». Il quotidiano El Pais ha così commentato la decisione governativa «La Spagna non sarà
più, per gli immigrati, l’Eldorado che è stata fin’ora».

Un dato importante diffuso dall’Istituto Nazionale di Statistica è poi quello relativo al volume delle rimesse inviate dai lavoratori immigrati nei loro paesi. Nel 2007 infatti il flusso
di denaro ha superato gli 8.135 milioni di euro, il 19,5% in più rispetto al 2006 e molto di più rispetto ai 5.000 milioni di euro che il governo spagnolo destinerà nel
2008 ai crediti del Fondo di Aiuti allo Sviluppo (FAD). I dati mostrano chiaramente che la crescita delle rimesse all’estero è direttamente proporzionale all’aumento della popolazione
immigrata che, a gennaio scorso, avrebbe raggiunto i 4,5 milioni. Tanti sono quindi gli stranieri residenti in Spagna, circa il 10% della popolazione totale.

Valentina Cecconi

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