Siccità, tutela per le falde acquifere e Ridracoli

Emilia Romagna – Aumentare il prelievo dalle acque superficiali, in particolare quelle del fiume Bidente e del Canale emiliano-romagnolo, per contenere l’utilizzo dei pozzi, tutelando
così le falde acquifere, e per preservare Ridracoli, che deve rimanere una riserva strategica per la gestione idrica romagnola.

E’ questa l’indicazione emersa dal Comitato istituzionale per l’emergenza siccità presieduto dall’assessore regionale Marioluigi Bruschini. «Anche se siamo usciti dalla fase
più critica dell’emergenza tuttavia deve permanere il livello di attenzione – ha detto l’assessore alla difesa del suolo e protezione civile che ha ribadito la richiesta avanzata al
Governo di prolungamento dello stato di emergenza per i primi cinque mesi del 2008. Purtroppo le previsioni pessimistiche circa la piovosità del mese di novembre sono state confermate.
Siamo soddisfatti invece dello stato di attuazione dei lavori infrastrutturali previsti nel primo e secondo piano di interventi urgenti e della collaborazione che continua ad essere dimostrata
da parte di tutti i soggetti coinvolti: Regione, Province, Comuni, Ato , Hera, Enia, Romagna Acque, Cer».

Secondo i dati forniti da Romagna Acque, Ridracoli ha attualmente un volume invasato di 9 milioni 168 mila metri cubi. Le precipitazioni in diga da novembre 2006 a ottobre 2007 sono state
inferiori del 19% alla media del periodo, mentre l’apporto idrico nello stesso periodo è stato del 43% in meno rispetto alla media. L’acquedotto della Romagna nei primi 10 mesi del 2007
ha erogato 35 milioni 770 mila metri cubi di acqua contro i 50 milioni 330 mila dello stesso periodo del 2006. Il livello minimo storico raggiunto da Ridracoli è stato toccato nel 1994
con 4 milioni 814 mila metri cubi. Il 25 ottobre scorso è rientrato lo stato di pre-allarme, dichiarato dalla Protezione civile regionale il 12 ottobre, quando il livello dell’invaso
aveva raggiunto i 6 milioni di metri cubi di acqua.

Interventi in Romagna e Parma, Reggio Emilia e Bologna
Nel corso della riunione del Comitato istituzionale è stato fatto il punto sullo stato di attuazione degli interventi urgenti per fronteggiare l’emergenza idrica previsti nei Piani di
Protezione civile.
Sono già stati attivati i due potabilizzatori mobili di Macerone e Granarolo faentino (Ra), per l’utilizzo a scopo idropotabile delle acque del Cer, ognuno dei quali ha una portata di 40
litri al secondo. A questi si aggiungerà nei prossimi giorni l’impianto di sollevamento di acqua dal Bidente per una portata di ulteriori 80 litri al secondo che sarà convogliata
direttamente nel potabilizzatore di Ridracoli.
Grazie a questo intervento sarà possibile destinare circa 60 litri al secondo nel riminese, per ridurre il prelievo da pozzi. L’Agenzia di Protezione civile, sta definendo il progetto
per un secondo impianto di sollevamento dal Bidente, insieme a Romagna Acqua per altri 80 litri al secondo.
Un ulteriore potabilizzatore mobile di media taglia (15 litri al secondo ) è stato installato a Faenza, mentre è stata realizzata la interconnessione tra i pozzi del cesenate e
l’Acquedotto della Romagna. Un analogo impianto di interconnessione è stato realizzato con l’Acquedotto della Romagna e alcuni pozzi a Torre Pedrera. E’ stato anche sistemato il filtro a
sabbia del potabilizzatore di Romiti.
Gli interventi di Protezione civile riguardano anche le province appenniniche dell’area occidentale della Regione, dove sono stati realizzati interventi riguardanti l’installazione di serbatoi
e potabilizzatori.
I serbatoi sono stati installati nei comuni parmensi di Bore, Neviano degli Arduini, Langhirano, Corniglio, Tizzano Val Parma ed entro dicembre ne saranno installati due nel bolognese (Monte
San Pietro e Loiano). I potabilizzatori mobili di piccola taglia sono stati attivati nel parmense: 2 a Fornovo Taro, 1 a Borgo Val di Taro , e 2 a Felino. Sono in fase di installazione altri 2
potabilizzatori a Collagna e Villa Minozzo in provincia di Reggio Emilia. Il servizio di autobotti rimane dunque ora limitato a pochissimi comuni appenninici (nell’ordine di 4-5) nel modenese e
nel reggiano.

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