Sempre più vicina la pillola anti-celiachia

Sempre più vicina la pillola anti-celiachia

Sempre più vicina la pillola anti-celiachia, che consentirà ai pazienti di dire addio alla dieta “su misura”: entro 2- 3 anni dovrebbe essere disponibile un farmaco da assumere
prima dei pasti, in grado di bloccare l’effetto tossico del glutine per consentire ai celiaci di alimentarsi in modo normale. In occasione dei primi 30 anni di attività dell’Associazione
Italiana Celiachia (AIC), i ricercatori annunciano che il traguardo è sempre più vicino grazie ai risultati positivi degli studi clinici.

“La pillola anti-celiachia è nella fase finale di sperimentazione – informa Alessio Fasano, da 15 anni direttore del Centro di Ricerca sulla Celiachia e Biologia Mucosale
dell’Università del Maryland a Baltimora, negli Stati Uniti – di recente si è conclusa la fase due, che ha coinvolto circa 200 pazienti a cui il farmaco è stato somministrato
3 volte al giorno prima di ogni pasto, per sei settimane. La pillola previene i sintomi associati al consumo di cibi contenenti glutine, in quantità equivalenti a un piatto di pasta
abbondante al giorno: i celiaci trattati con un placebo ed esposti al glutine hanno sviluppato i sintomi classici nel 75 per cento dei casi, i pazienti trattati li hanno avuti in appena il 14 per
cento dei casi. Tutto ciò senza eventi avversi significativi; inoltre, per la prima volta in assoluto abbiamo un farmaco che previene l’insorgenza di autoimmunità – prosegue Fasano
– nei celiaci esposti a glutine e placebo si è infatti rilevato un aumento di specifici anticorpi che indicano la presenza di un processo autoimmunitario in atto; questo incremento non si
è invece verificato nei pazienti trattati col farmaco. Mai prima d’ora un farmaco ha dimostrato un tale effetto preventivo nei confronti di qualsiasi malattia autoimmune: questo, ancor
più del risultato clinico, indica che siamo sulla strada giusta”.

Il farmaco, che è stato individuato 4 anni fa dal gruppo di ricerca guidato da Fasano, blocca l’aumento della permeabilità intestinale indotto dal glutine inibendo una proteina, la
zonulina, che regola l’apertura dei “cancelli”
dell’intestino. L’intestino è infatti coperto da un singolo strato di cellule che formano una barriera contro gli attacchi esterni, ma i celiaci perdono questa caratteristica proprio
perché producono troppa zonulina. Dalle “porte” aperte dalla zonulina passano nell’organismo frammenti tossici di glutine non completamente digerito che danno l’avvio alla risposta del
sistema immunitario, che scatena i sintomi tipici della malattia. La pillola anti-celiachia, assunta prima di pasti contenenti farine pericolose, potrebbe perciò impedire il passaggio del
glutine nel corpo, la successiva reazione immunitaria e quindi il danno alla mucosa intestinale.

“È come mettere ceralacca sulla toppa di una serratura: la zonulina non può più attivare le cellule della parete intestinale – chiarisce Fasano – il grande vantaggio è
che l’azione dell’inibitore è momentanea: tutto torna nelle condizioni di partenza, una volta passato l’effetto”. Entro fine anno saranno disponibili i risultati di un’ulteriore
sperimentazione, appena conclusa, nella quale la pillola è stata somministrata a pazienti appena diagnosticati e ancora sintomatici. “L’intento è valutare se il farmaco riesca ad
accelerare gli effetti della dieta priva di glutine sulla risoluzione dei sintomi e del danno intestinale, o addirittura se grazie a esso sia possibile risolvere i disturbi anche se
l’alimentazione non è del tutto priva di glutine – dice Fasano – nel frattempo, una nostra ricerca da poco pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences ha svelato il vero
volto della zonulina: si è scoperto che è il precursore di una proteina, l’aptoglobulina 2, che è stata a lungo considerata un marcatore dell’infiammazione e che ipotizziamo
avere un ruolo importante nelle malattie autoimmuni. Le implicazioni di tutto ciò sono rilevanti: ora non solo sappiamo che cos’è la zonulina, ma anche come funziona. Questo
conferma il razionale del farmaco anti-celiachia e potrebbe addirittura accelerare i tempi per avere la pillola disponibile”, conclude Fasano.

Anche l’Associazione Italiana Celiachia e la sua Fondazione sono molto attive sul versante scientifico: il 2 ottobre sarà infatti firmato un accordo con l’Istituto Superiore di
Sanità per l’avvio del primo studio per la valutazione dell’esposizione dei pazienti celiaci alle micotossine contenute nel mais, che sono ormai riconosciute come fattore di rischio per il
cancro. I celiaci fanno infatti un uso esteso di prodotti derivati dal mais, che per una sua suscettibilità genetica è il cereale più a rischio di contaminazione da numerose
micotossine.

“Vogliamo capire se questa classe di consumatori potenzialmente a rischio lo è realmente o no – spiega Carlo Brera, ricercatore del Dipartimento di Salute Pubblica Veterinaria e Sicurezza
Alimentare dell’Istituto Superiore di Sanità – Reparto OGM e Micotossine e coordinatore della ricerca assieme alla collega Marina Miraglia – quantificheremo la contaminazione da
aflatossine, ocratossina A, fumonisina e zearalenone in campioni di prodotti per celiaci e non, in vendita in centri all’ingrosso o al dettaglio sparsi su tutto il territorio nazionale. In alcuni
volontari, per un periodo di due settimane, la dieta sarà valutata passo per passo, prelevando porzioni dei tre pasti principali e di altri cibi eventualmente consumati. Cercheremo inoltre
di valutare quanto siano esposti i neonati prelevando campioni di latte materno da mamme celiache in allattamento: la quantità di micotossine presenti nei fluidi biologici, infatti,
è un indicatore diretto della reale esposizione. Lo studio durerà tre anni: sappiamo che le micotossine presenti nel mais sono sottoposte a grosse fluttuazioni stagionali dovute
alle condizioni climatiche, in un arco di tempo così lungo pensiamo perciò di riuscire a valutare correttamente l’esposizione “media” dei consumatori celiaci”.

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Commenti ( 6 )
  1. maria
    11 Febbraio 2015 at 10:51 pm

    articolo interessantissimo!!! grazie

  2. Tiziana
    6 Marzo 2015 at 10:56 am

    Questo articolo è del 2009…. Si parlava di due anni, una sola domanda : dov’è la pillola si fasano? Dove …. Dove…… Doveeeeeeeee!!!!!!!???????

  3. emanuele
    8 Settembre 2015 at 11:30 pm

    Fasano e la sua sperimentazione…..is missing…

  4. Cortese roberta
    20 Febbraio 2016 at 8:54 pm

    Bisogna capire se le controindicazioni ,che sicuramente ci saranno come in tutti farmaci, sono gestibili meglio della dieta priva di glutine…..

  5. popovici emilia
    5 Novembre 2017 at 6:22 am

    Siamo alla fine del 2017, dove è la pillola anti celiachia?, 2 o 3 anni dal 2009 vuol dire 2011 o 2012!!! sono passati altri 5 anni!!!. meglio sé chiarite le notizie prima di darle.

  6. max
    27 Agosto 2018 at 6:08 pm

    Stranamente, (nonostante scriva a quasi 10 anni di distanza) tutte le ricerche arrivate a fase 2 scompaiono nel nulla! e AIC finanzia ricerche scientifiche che sono delle burle o dei business: corsi di cucina, pubblicizzazione di eventi, nuovi prodotti… mah! saluti dal futuro!

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