Secondo la Commissione occorrono urgentemente riforme dell'istruzione per promuovere la competitività dell'Europa

Secondo il recente rapporto della Commissione sui progressi verso gli obiettivi di Lisbona nel settore dell’istruzione, la lentezza delle riforme nei sistemi di istruzione e di formazione
europei minaccia la competitività dell’Europa nel lungo periodo.

«La massima qualità nell’istruzione e nella formazione è fondamentale se l’Europa deve svilupparsi come una società della conoscenza e competere con efficacia
nell’economia del mondo globalizzato», ha affermato Ján Figel’, Commissario europeo per l’Istruzione, la formazione, la cultura e la gioventù. «Purtroppo, dal rapporto
emerge che gli Stati membri devono raddoppiare gli sforzi per far sì che l’istruzione e la formazione nell’UE rispondano alle sfide del XXI secolo. Il messaggio ai responsabili politici
negli Stati membri è chiaro: occorrono investimenti più efficienti nel nostro capitale umano.»

Nel 2002 gli Stati membri hanno definito cinque parametri di riferimento per valutare i progressi compiuti nel miglioramento dei rispettivi sistemi di istruzione e formazione. Il recente
rapporto indica che si sono registrati progressi positivi solo riguardo ad un parametro: l’obiettivo per il numero di laureati in matematica, scienze e tecnologia è già stato
raggiunto.

Il numero di laureati in queste discipline infatti è aumentato ad un ritmo del 4,7% annuo, e l’UE è sulla buona strada per superare l’obiettivo di aumentare del 15% il numero di
laureati in matematica, scienze e tecnologia entro il 2010. I paesi con un numero relativamente elevato di laureati in queste materie comprendono Irlanda, Francia, Lituania, Finlandia e Regno
Unito. Anche Estonia, Grecia, Polonia, Austria e Italia stanno evidenziando notevoli progressi.

Tuttavia, il parametro non si riferisce solo al numero di laureati, esso mette in evidenza anche una riduzione dello squilibrio di genere nel campo della matematica, della scienza e della
tecnologia. A questo proposito i progressi sono molto scarsi: a livello comunitario, la percentuale di studentesse laureate in queste discipline è aumentata dal 30,8% nel 2000 al 31,2%
nel 2005.

Il problema è particolarmente evidente nelle facoltà di ingegneria (dove le laureate sono il 19%) e informatica (24%). In matematica e statistica il rapporto tra i due sessi
è piuttosto equilibrato dal 2000, mentre nelle scienze biologiche le donne rappresentano la maggioranza dei laureati (61%).

Comunque il rapporto contiene anche una nota di speranza. Considerando la popolazione studentesca nel suo complesso, il numero delle donne supera quello degli uomini e questo squilibrio
è anche più pronunciato tra i laureati; nel 2004 le donne rappresentavano il 58,7% dei laureati. «L’elevata presenza femminile in altri settori dimostra che esiste un chiaro
potenziale per aumentare la percentuale di donne anche nei campi della matematica, della scienza e della tecnologia», conclude il rapporto.

Un altro aspetto evidenziato dal rapporto è il fatto che l’aumento di laureati in queste discipline non ha trovato riscontro nel numero di persone impiegate come ricercatori,
poiché molti laureati scelgono una carriera al di fuori dell’ambito scientifico o un posto di lavoro in altri paesi.

«È dunque importante creare le condizioni favorevoli ad un ambiente dove la ricerca europea possa prosperare ed evitare la fuga dei laureati in matematica, scienza e tecnologia
verso altri settori dell’economia e altre parti del mondo», si afferma nel rapporto.

Nel documento si rileva che se si raggiungesse l’obiettivo di Barcellona di investire il 3% del PIL nella ricerca, ci sarebbero maggiori risorse e più posti di lavoro nel settore, con un
conseguente aumento della necessità di ricercatori.

Tuttavia, benché si siano registrati progressi rispetto al parametro relativo a matematica, scienza e tecnologia, non si può dire lo stesso per gli altri parametri. In
particolare, gli studenti che abbandonano prematuramente gli studi sono ancora troppi; deve aumentare il numero di diplomati della scuola secondaria superiore; occorre migliorare il livello di
alfabetizzazione dei quindicenni e la partecipazione degli adulti alle attività di formazione permanente è insufficiente.

Anche il finanziamento dei sistemi di istruzione è motivo di preoccupazione, poiché da diversi studi emerge costantemente che l’area dove aumentare gli investimenti con la massima
efficacia è quella dell’istruzione pre-primaria.

Leggi Anche
Scrivi un commento