Scordamaglia, Federalimentare a Cibus: DAL MADE IN ITALY AL MADE IN FUTURE

Scordamaglia, Federalimentare a Cibus: DAL MADE IN ITALY AL MADE IN FUTURE

Parma – Federalimentare, Federazione italiana dell’Industria alimentare, ha tenuto oggi a Cibus  “Made in future – Il food and beverage italiano tra tradizione e innovazione”, Assemblea Pubblica annuale alla presenza del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina e al Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico Ivan Scalfarotto. Ad aprire i lavori il Presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia che ha messo al centro dell’Assemblea il cambiamento e l’innovazione, non solo come prospettiva dell’industria alimentare ma come obiettivo del sistema Paese.

“ Con Expo il modello alimentare italiano è stato protagonista – dice il presidente di Federalimentare – siamo riusciti a colpire il mondo intero parlando di una delle cose più antiche, ma facendolo con un linguaggio nuovo proiettato nel futuro ma sempre legato alla nostra grande tradizione”. E continua Scordamaglia “Non c’e’Paese all’estero che non voglia il nostro modello e i

nostri prodotti, quel binomio ormai entrato nell’accezione comune di Made in Italy e di Made with Italy”.  Per il presidente di Federalimentare è questo il momento di osare, cambiare, innovare, senza ovviamente stravolgere o rinnegare i valori della nostra storia perché la nostra forza è proprio quella di essere tradizione e innovazione, passato e futuro, sapienza antica e innovazione di processo e prodotto, un modo di “pensare nuovo”, il tempo del Made in Future”.

L’innovazione per lo sviluppo

E proprio Made in Future è il claim dell’ Assemblea di Federalimentare. Così il futuro è rappresentato anche dagli ospiti internazionali che oggi sono intervenuti alla seconda tavola rotonda prevista per l’evento “Food & Beverage and ICT”,  Michiel Bakker, Google Food Director, Douglas E. Baker Vice President Industry Relations FMI ( Food Marketing Institute ) e Rodrigo Cipriani Foresio Country Manager of Alibaba Group Italy, che  hanno evidenziato il ruolo che i nuovi  linguaggi e nuovi strumenti possono avere nel futuro dell’industria alimentare.

Innovare quindi la parola d’ordine, ma cosa possiamo fare per percorrere la strada dell’innovazione? “Cambiare modo di pensare, rinunciare a pregiudizi ideologici e di pensiero – afferma Luigi Scordamaglia – e soprattutto eradicare questo virus tutto italiano del sentimento anti-industriale davvero paradossale per il secondo paese manifatturiero in Europa”.

Sulla costruzione del clima, poi, è la politica che gioca un ruolo fondamentale ed è per questo che si auspica un mutamento di rotta rispetto agli anni passati “Quando si è preferito cavalcare la visione demagogica – continua il Presidente – di chi non si preoccupava di come far produrre ricchezza ma solo di decidere come suddividerla, come se averla fosse scontato”.  Ma la responsabilità è condivisa perché il cambiamento è una sfida che riguarda tutti. “Una sfida che obbligherà il nostro sistema produttivo a cambiare, a crescere, magari rinunciando a un po’ di governance personale, superando finalmente quella cultura anti-impresa che è un ostacolo alla crescita”.

Cambiare i modelli di rappresentanza

E l’approccio deve essere globale “Con noi deve cambiare il sistema di rappresentanza sia nostro che sindacale: un contratto collettivo nazionale come l’ultimo che abbiamo firmato, pur con buoni risultati da entrambe le parti, deve necessariamente essere l’ultimo da fare con le modalità attuali”. E prosegue Scordamaglia: “Sono convinto che la questione della rappresentanza e della contrattazione appartiene alle forze sociali ma solo se saremo in grado di comprendere che non è possibile posticipare oltre il cambiamento”.

Comunicare per informare

Non è mancato un appello ai media chiamati a esercitare una comunicazione “informata” perché “Sradicare i miti alimentari è complesso, siamo subissati di diete manichee che contrappongono cibi “malefici” a cibi “salvifici”, siamo aggrediti da allarmi spesso sproporzionati. Il nostro cibo non è mai stato più sicuro di così ma nonostante questo l’Osservatorio europeo sulla sicurezza ha accertato che in Italia la salubrità dei cibi è fra le paure più diffuse”.  Continua il Presidente: “ Nella maggior parte dei casi i mezzi di comunicazione fanno audience cavalcando questa paura, così oggi vi chiediamo di visitarci, di vedere le nostre strutture, rilanciamo per i giornalisti porte aperte delle nostre industrie, vi chiediamo di esplorarci, di domandare, di sapere, di incuriosirvi, ma soprattutto di fare informazione e formazione, non sensazionalismo”. Una corretta informazione non può prescindere da un’autorevole valutazione del rischio ma è fondamentale – dice ancora il Luigi Scordamaglia – “Evitare criminalizzazioni generiche, allarmistiche e spesso prive di un qualsiasi fondamento scientifico, pretendendo serietà professionalità e correttezza dagli organismi internazionali di riferimento che bisogna avere il coraggio di contestare e contrastare quando sbagliano o, peggio ancora, quando si fanno condizionare strumentalmente”.

L’Europa torni coraggiosa

E l’esempio è un’etichettatura ritagliata per pochi che stava per passare a Bruxelles, un’etichettatura che rischiava di sfavorire le eccellenze italiane premiando prodotti di sintesi. “Su questa e su altre battaglie di buon senso che stiamo cercando di portare avanti la grande assente è l’Europa. Un’ Europa che delega gli stati membri ogni volta che c’è da prendere ogni minima decisione che comporti un’assunzione di responsabilità. Ci piacerebbe che questa Commissione cambiasse, si riappropriasse del proprio ruolo, ridiventasse protagonista o, nel caso in cui non riuscisse a farlo, avesse la dignità di andare a  casa”. E incalza “Mi rendo conto che sono toni forti per una Federazione come la nostra ma siamo delusi e indignati da questa continua latitanza. Anche se siamo convinti che non ci sia una vera alternativa all’Europa”.

Sicurezza alimentare

“Come industria alimentare siamo favorevoli agli innalzamenti degli standard qualitativi dei prodotti alimentari, siamo i primi a volere che la produzione agricola in questo paese rimanga e si rafforzi. Ma non possiamo accettare che si faccia continuamente ideologia sull’importazione di materie prime facendo credere che importiamo materia prima insalubre e pericolosa, dobbiamo parlare diversamente al nostro consumatore o ne pagheremo tutti le conseguenze” ribadisce Luigi Scordamaglia.

Scenario del settore

Oggi l’economia è finalmente in una fase di ripresa, anche se i consumi interni stentano a ripartire. Una ripresa fragile e incerta, da consolidare e soprattutto da trasformare in una prospettiva occupazionale per le giovani generazioni I consumi interni si sono confermati come il parametro peggiore del panorama alimentare.  “Al calo dei consumi si reagisce anche innovando i processi – precisa il Presidente – le vendite online stanno crescendo in modo esponenziale, soprattutto fra i giovani e nei segmenti più dinamici della popolazione, mentre l’online viene utilizzato sempre più come strumento di ricerca di informazioni”.

Internazionalizzazione per passare da Made in Italy a Made in Future

Il consuntivo 2015 registra una quota export dell’industria alimentare pari a 29 miliardi di euro, con un aumento del +6,7% sul 2014, che ha quasi raddoppiato il passo del 2014 e arriva a 37 miliardi se consideriamo tutto l’agroalimentare. Un aumento di domanda di food and beverage italiano che non è ad appannaggio solo di alcune aree del mondo.  L’incidenza dell’export 2015 sul fatturato di settore, pari a 132 miliardi, è salita al 21,9%. “L’esportazione agroalimentare italiana non ha concorrenti” chiosa Scordamaglia.  “La nostra capacità di conferire il massimo valore aggiunto – continua il Presidente – partendo da una stessa materia prima è l’argomentazione migliore a favore del fatto che siamo e rimaniamo un grande e unico paese trasformatore”.  E in quest’ottica anche la firma del TTIP, subordinato al rispetto di regole condivise, potrebbe fare la sua parte aiutando l’Italia, dice sempre Scordamaglia “a innalzare gli standard del resto del mondo senza costringerci  a subire passivamente quelli scritti da altri. Se ci opponiamo sposteremo dalle due sponde dell’Atlantico a quelle del Pacifico la regia del commercio mondiale e questo non possiamo permettercelo”. Pubblico e privato insieme, quindi, il giusto mix per raggiungere quel traguardo dei 50miliardi di export entro il 2020 che garantirebbe un aumento degli occupati diretti e indiretti di circa 100.000 unità.

 Sicurezza alimentare

“Anche i nostri prodotti devono evolversi – ricorda il Presidente – adattarsi alle esigenze di quel 1,2 miliardi di consumatori che li scelgono nel mondo”. Recenti indagini, infatti, mostrano come la propensione dei consumatori all’acquisto di nuovi prodotti abbia fatto un balzo in avanti davvero sorprendente negli ultimi anni passando dal 60 all’82%. E se i nuovi prodotti devono cogliere i nuovi trend, l’industria alimentare, proprio per cogliere queste nuove sfide, investe l’8% del fatturato in ricerca e sviluppo, percentuale in crescita ogni anno. Oggi circa un quarto di tutto il fatturato alimentare è fatto da prodotti tradizionali evoluti e da nuovi prodotti. La sicurezza dei nostri alimenti, la protezione del Made in Italy e la lotta alle frodi e alla contraffazione sono e rimangono priorità irrinunciabili per Federalimentare che è impegnata in queste battaglie insieme alle Autorità competenti per la difesa dei diritti dei consumatori e degli operatori del settore alimentare. Con questi obiettivi, la Confederazione ha partecipato al processo di riforma della disciplina dei reati in materia agroalimentare. “Con la richiesta di rimanere saldamente ancorati al principio affermato, anche a livello UE, dell’ufficialità dei metodi di analisi e campionamento, nostre proposte, volte a garantire una riforma efficace, equilibrata e informata al principio di certezza delle norme penali” dice il Presidente.

Riforme per la crescita

“Come Italia stiamo agganciando la ripresa meno di altri Paesi europei che pure hanno meno potenzialità di noi. Ora bisogna avere il coraggio di riconoscere che questo è dovuto soprattutto a due aspetti: il nostro sistema pubblico è più inefficiente e inutilmente dispendioso degli altri e che la nostra produttività media rimane eccessivamente bassa” afferma il presidente Luigi Scordamaglia. “Questo Governo, più di qualsiasi altro che lo ha preceduto, ha mutato il contesto politico, ha svecchiato un bel po’ di classe dirigente, ha compreso e riconosciuto  l’importanza vera  della produzione industriale per questo paese”. E continua “La riforma fortemente attesa del Titolo V rappresenta una grande opportunità per le industrie che hanno bisogno di certezze e regole uniformi che vadano oltre i confini amministrativi” E conclude  Scordamaglia “Ora la vera sfida è dare a tutto questo una concreta attuazione, cosa che potrà essere fatto solo vincendo la madre di tutte le battaglie: la lotta alla burocratizzazione eccessiva con la riforma completa della Pubblica Amministrazione .  L’industria alimentare è pronta a fare la propria parte per quel salto ormai improrogabile che consentirà di trasformare il nostro Made in Italy in Made in Future”.

Chiara Danielli
Redazione Newsfood.com

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