Scade a giugno la cassa integrazione per i lavoratori della centrale del latte di Rimini

La scorsa settimana abbiamo parlato del piano industriale Granarolo e dell’incertezza in cui ha gettato i siti produttivi di Acqui Terme e Sermoneta, ma gli stabilimenti Pettinicchio e Merlo
non sono le uniche situazioni in sospeso.

I lavoratori della centrale del latte di Rimini infatti, sono in cassa integrazione dal 2006 per la scelta strategica, ormai rivelatasi inutile, di chiudere la centrale «per il bene
dell’intero gruppo», nonostante la stessa Granarolo riconosca la qualità superiore del latte di questo territorio.
Il sindacato e i lavoratori non si sono rassegnati a perdere un punto di raccolta latte che, per decenni, ha dato lavoro a cinquanta stalle dell’entroterra e reddito a sessanta famiglie.
Nonostante siano in casa integrazione, in questi due anni non hanno smesso di partecipare di tutte le vicende aziendali, riunendosi in assemblee mensili e inviando la propria delegazione
sindacale ai vari incontri e trattative con Granarolo.

Rigettato il piano industriale presentato a febbraio, il coordinamento sindacale nazionale ha chiesto che alla ripresa delle trattative, il 18 marzo prossimo, venga proposta anche una soluzione
per la centrale del latte di Rimini, i cui dipendenti saranno ‘coperti’ dalla cassa integrazione solo fino alla metà di giugno.
In realtà, pare che Granarolo abbia, già da tre mesi, incaricato una società francese perché trovi un’impresa che riapra lo stabilimento senza però produrre
latte, per evitare che la centrale possa fare concorrenza all”azienda madre’.
Dalla Flai – Cgil di Rimini avvisano che stavolta non si accetteranno risposte vaghe. «Già a febbraio abbiamo ribadito a Granarolo che siamo in contatto con pià aziende
disposte a rilevare la nostra centrale del latte». Se non dovesse trovare proposte industriali soddisfacenti, spiegano «dovrà farsene una ragione a che a Rimini si torni a
produrre latte. Anche se da parte di concorrenti».

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