Il bilancio 2007 dell'Industria Alimentare Italiana

Produzione alimentare: 2007 in calo (- 0,6%) – Il 2007 si chiude per l’industria alimentare con un -0,6%, è un bilancio decisamente peggiore di quello del 2006, quando
la produzione segnò un 0,8%, il 2007 dell’industria nel suo complesso, d’altra parte, è poco migliore, con un -0,2%, il 2008 si apre perciò con molta prudenza, l’industria
infatti dovrà fare i conti con una produzione ancora stagnante.

Vendite: il mercato interno ristagna ( 0,9%)
La stagnazione della produzione alimentare si radica nella debolezza del mercato interno. La capacità di acquisto dei consumatori infatti rimane scarsa, mentre i prezzi al consumo
salgono, e deprimono ancor più il mercato, sulla spinta dei maggiori costi di produzione legati, in gran parte, all’impennata delle quotazioni dei cereali e del latte. Il settore si
trova, perciò, in una «stretta» che promette di permanere almeno per tutta la prima metà del 2008.
La crescita del fatturato delle vendite alimentari del 2007 si ferma così al 0,9%, contro il 1,8% del 2006. Va sottolineato che si tratta di crescite in termini monetari, che
significano, per il 2007, un’erosione in termini quantitativi prossima al -2%.
Sul fronte dei canali di vendita alimentare, tiene meglio il segmento della grande distribuzione, con un incremento valutario 2007 del 1,0%, contro il 0,3% delle piccole superfici.
Nell’ambito della GDO, mostrano qualche fatica aggiuntiva gli ipermercati ( 0,5%), mentre i supermercati mostrano aumenti del 1,1% e gli hard discount crescono del 1,7%. Un altro elemento,
questo, che sottolinea come il fattore prezzo costituisca il parametro principale di scelta del consumatore. Non a caso molte catene distributive hanno spesso superato, durante l’anno, la
soglia del 20% dei prodotti in promozione, pur di incentivare il mercato. A livello di comparti geografici, «tiene» in qualche modo solo il Nord-Ovest, con un 2,0%. Gli altri
comparti oscillano tra il -0,2% del Centro, che emerge così come il comparto più critico, il 0,5% del Sud e Isole e il 0,7% del Nord-Est.

Prezzi alimentari: l’accelerazione del secondo semestre ( 4,1%)
I trend dei prezzi alimentari alla produzione, e in misura minore al consumo, registrano da sempre crescite
costantemente inferiori all’inflazione. La seconda parte del 2007 ha visto tuttavia accelerazioni improvvise e lo «sforamento» da parte di entrambi del tasso d’inflazione. La
pressione dei maggiori costi di produzione, legata all’impennata delle quotazioni esogene di alcune commodity agricole (cereali e latte in primis), è stata incontenibile.
Al consumo i prezzi dell’alimentare trasformato sono saliti così del 4,1% nel confronto dicembre 2007/2006, mentre i prezzi alla produzione hanno registrato, in parallelo, un tasso
più che doppio, pari al 9,0%. Gran parte della crescita dei prezzi alla produzione è maturata nel secondo semestre dell’anno. Basta dire che, nel periodo giugno-dicembre, essa
è stata pari al 7,2%. In parallelo, l’inflazione ha registrato un aumento del 2,6% sui dodici mesi e del 1,5% negli ultimi sei mesi.
La fortissima spinta dei prezzi alimentari alla produzione si lega agli aumenti marcati, nei dodici mesi, del comparto molitorio ( 28,8%), dell’alimentazione animale ( 19,6%), dei prodotti
lattiero-caseari ( 12,3%) e degli oli e grassi ( 11,7%).
Il peso dell’alimentare sul paniere della spesa degli italiani rimane comunque minoritario e non superiore al 17%, anche dopo gli aumenti attuali. Va anche detto purtroppo i fenomeni in corso
hanno innescato polemiche gratuite e accuse fuorvianti.

Export: anche nel 2007 rilancia il settore ( 8%)
L’export 2007 dell’industria alimentare evidenzia un bilancio confortante. In chiusura d’anno le esportazioni del settore dovrebbero toccare infatti la quota di 18 miliardi, con aumento del 8%
circa sul 2006, in linea con l’anno precedente, quindi l’incidenza dell’ export sul fatturato del settore ha finalmente raggiunto il 16% avvicinando la media europea del 18%.
Significative le performances all’estero di alcuni comparti. La birra è cresciuta nel periodo del 44,9%, l’alimentazione animale del 29,4%, il caffé del 16,7%, il
lattiero-caseario del 15,9%, il riso del 13,6%. Ma sono riusciti a registrare dinamiche significative anche comparti già molto export-oriented (quindi dotati, in teoria, di margini
inferiori di ulteriore espansione), come: la pasta ( 11,6%), la trasformazione di frutta ( 13,6%) e di ortaggi ( 12,1%), le acque minerali e gassose ( 10,0%), il dolciario ( 7,4%). E,
soprattutto, come il comparto leader dell’export, quello enologico, che copre oltre 1/5 dell’intero export alimentare e ha segnato un 9,0%.
In frenata gli oli e grassi, in particolare l’olio di oliva. Il comparto risente fortemente del taglio delle quotazioni internazionali, dopo i forti apprezzamenti registrati nel 2006. Ne esce
così un calo marcato dell’export in valuta del comparto (-12,5%), a fronte del quale tuttavia, a dimostrazione di quanto appena detto, le quantità «tengono» e segnano
anzi un leggero aumento.
A livello di sbocchi-paese, le esportazioni hanno camminato bene in Germania. Questo mercato rafforza la sua leadership, con una quota pari al 17,8% dell’intero export alimentare di settore.
Dopo la stagnazione del 2006, esso registra così un buon recupero, con un 7,1%. Seguono gli Stati Uniti che, malgrado la svalutazione del dollaro, sono risaliti dai segni negativi fra
il -5% e il -10% di inizio anno su trend quasi stazionari, con un calo limitato al -1,5% e una quota pari al 12,7% dell’intero export di settore. Infine, merita una segnalazione il Regno Unito:
un mercato che cammina da anni con dinamiche significative. Anche il 2007 è stato premiante oltre Manica, con un tasso di crescita dell’export a due cifre ( 10,1%).

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