Sanità, Luca Zaia: “Niente scherzi sul riparto dei fondi”
18 Febbraio 2011
Da diversi giorni insisto su questo punto che il Veneto ritiene dirimente per giungere ad un accordo condiviso fra tutte le Regioni sulla distribuzione del Fondo sanitario. E spiego
perché.
“Deprivazione” significa suddividere le risorse del Fondo sanitario sulla base del reddito medio pro-capite di ciascun territorio. Al Nord – è risaputo – è più alto che al
Sud, dove esistono enormi sacche di lavoro sommerso, in nero e dove, fino ad oggi, la sanità costruita sui vecchi criteri di spesa storica è costata tanto ed ha reso poco.
Proprio da questo dato si è partiti per immaginare – nell’ambito della discussione sul federalismo e la sanità – una rivoluzione strutturale che, da un lato, rimettesse al centro
la responsabilità di chi è chiamato ad amministrare una regione ad ogni livello e, dall’altro, prosciugasse tutti i canali e canaletti di sperpero del denaro pubblico che finora
hanno frenato lo sviluppo di alcuni territori. Per questo, si è scelto di sostituire al criterio della spesa storica, in base al quale veniva in precedenza ripartito il Fondo sanitario,
con il criterio dei costi standard che, prendendo ad esempio il rapporto fra la spesa e la qualità del servizio erogato dalle regioni più virtuose, “costringeva” le altre ad
adeguarvisi e migliorare quindi le proprie prestazioni.
Con la deprivazione si vuole invece scatenare una guerra fra poveri, facendo rientrare dalla finestra ciò che abbia fatto uscire dalla porta. Applicare la deprivazione significa
sostenere l’equazione “più povertà uguale più rischi di malattie e, quindi, più soldi per la sanità”. Sostanzialmente, non verrebbe compiuto nessun passo
avanti rispetto ai criteri di riparto sulla spesa storica e, non esistendo alcun criterio scien tifico a supporto dell’efficacia della deprivazione, è lecito pensare che i bilanci della
sanità – già gravati da profondi debiti – non migliorerebbero di molto. I cittadini di diversi territori continuerebbero ad avere servizi insufficienti a costi elevati. Finiremmo
insomma per mantenere lo status quo. E il Veneto perderebbe fra i 70 e i 200 milioni di euro.
Introdurre la deprivazione è provare a prenderci in giro, cambiando l’entità dei costi standard. Allora, noi veneti, che presiediamo la Commissione sanità, saremmo
obbligati a chiedere l’inserimento di nuovi parametri di valutazione, come lo stress da partita Iva o da “umidità”, vista la nebbia dei mesi invernali nelle regioni settentrionali, o
ancora la percentuale di polveri sottili nell’aria. Il Veneto, con la deprivazione, rischierebbe di perdere tra i 70 ed i 200 milioni di euro. Non lo permetteremo.
Redazione Newsfood.com+WebTv





