Rompiamo il silenzio: Aids e informazione
28 Novembre 2007
Biella, 28 novembre 2007 – “Aids: rompiamo il silenzio se” si chiama così il progetto di Provincia e Comune di Biella, dell’associazione “Impegnarsi serve Onlus” e dell’Asl 12 per
sensibilizzare i giovani al problema dell’Aids, presentato nelle sue linee generali lo scorso settembre nella sala Becchia della Provincia, i dettagli sono stati illustrati questa mattina in
una conferenza stampa nella sala Caselli di via Quintino Sella.
Erano presenti gli assessori alle politiche giovanili della Provincia Flavio Como e all’istruzione del Comune Rinaldo Chiola, la dirigente della struttura complessa malattie infettive dell’Asl
12 Anna Lingua, il direttore del centro missionario diocesano padre Roberto Melis e il direttore della pastorale giovanile di Biella padre Fabio De Lorenzo.
Le prime iniziative nel Biellese cadono in concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Aids, che si celebra ogni anno il 1 dicembre. In quell’occasione è previsto un convegno di
approfondimento al Teatro Sociale Villani di Biella. Inizierà alle 8 e 45 con il saluto delle autorità e prevede interventi, testimonianze e una tavola rotonda (vedi programma in
allegato).
Dedicato in particolar modo alle scuole, hanno già aderito oltre 300 ragazzi, per i quali la Provincia ha messo a disposizione alcuni pullman che li preleveranno direttamente a scuola.
Il convegno è comunque aperto all’intera cittadinanza:
«Un’occasione – ha detto Como – per dare notizie ma anche per riflettere: non basta mettere a disposizione dei ragazzi le informazioni necessarie, occorre anche sollecitare riflessioni
sul modo in cui la malattia fa parte del loro orizzonte di vita quotidiana. Questo è il primo appuntamento di rilievo dedicato all’Aids nel Biellese: è chiaro che da solo non
basta a risolvere il problema, ciò che conta è lanciare un segnale concreto che, partendo dai giovani, sia capace di coinvolgere man mano l’intera cittadinanza».
Dopo un periodo di vigilanza intensa negli anni ’90, con una drammatica incidenza del contagio specie fra i tossicodipendenti, «oggi che l’Aids – ha aggiunto Como – è un rischio
persino più diffuso, penso ai rapporti sessuali non protetti, paradossalmente mi pare che la guardia si sia abbassata, specie sul fronte dell’informazione e dell’educazione, che invece,
proprio come le istituzioni, hanno il compito di contribuire a mantenerci attenti».
Il convegno sarà preceduto, il 30 novembre alle 17, dall’inaugurazione di una mostra sulla pandemia Aids in Africa che durerà fino all’8 dicembre nello Stenditoio della Provincia
(orari: mattino 9-13; pomeriggio 15-18). Saranno esposti lavori realizzati dagli studenti durante l’anno scolastico 2006 e già esposti nel giugno scorso al santuario di Oropa.
Sul coinvolgimento dei ragazzi ha insistito anche Chiola: «Un progetto come questo, che mette al primo posto l’informazione e quindi la prevenzione, deve necessariamente chiamare in causa
in prima battuta i più giovani, per offrire loro un modello di crescita consapevole».
Nel suo intervento, Anna Lingua ha ricordato come «i ragazzi abbiano oggi a disposizione numerosi strumenti di informazione, solo che spesso li utilizzano male. Il grado di consapevolezza
è ancora lacunoso e forse anche la soglia di attenzione è diminuita, ma non dobbiamo dimenticare che l’Hiv, in Italia, sta comunque aumentando».
“Aids: Rompiamo il silenzio se…” è un percorso educativo dedicato alle scuole che si ripete per quest’anno scolastico anche nel Biellese dopo avere coinvolto, nel 2006, oltre 70 classi
delle scuole superiori di Torino e Terracina, nel Lazio.
Creato dall’associazione “Impegnarsi serve Onlus”, il progetto punta a sensibilizzare i giovani al problema Aids illustrando, con incontri in aula e altre iniziative, il dramma a livello
mondiale per giungere a una riflessione sulle sue dimensioni locali.
«Rompere il silenzio – ha detto padre De Lorenzo – significa sensibilizzare i giovani ma anche riflettere ad ampio raggio: quello che sta succedendo in Africa deve essere lo spunto sia
per adoperarci ad aiutare quelle popolazioni sia per imparare che le scorciatoie non bastano e che senza un’educazione che comincia dall’età più giovane e raggiunge anche gli
adulti, e in special modo a livello locale, non riusciremo mai a sconfiggere gli effetti catastrofici dell’Aids».
Anche Roberto Melis ha insistito sul concetto di rompere il silenzio e sulla necessità di coinvolgere i giovani: «Questo convegno sarà un modo concreto per ascoltare i
ragazzi, far loro capire quanto questa pandemia condizioni la vita sociale di un paese come l’Africa ma quanto essa influenzi anche quella del resto del mondo».
Oggi l’Aids è una malattia parzialmente curabile, sebbene manchi un vaccino capace di vanificarla. Le sue conseguenze sanitarie sono sotto gli occhi di tutti ma altrettanto preoccupanti
sono le sue dimensioni e conseguenze socio economiche, con gravi e incontrollabili ripercussioni sul futuro. Il divario fra paesi ricchi e paesi poveri contribuisce ad aggravare il bilancio
della malattia e della sua diffusione.
Nel 2007 le vittime dell’Aids sono state più di 2 milioni, circa 5700 decessi al giorno.
A cui vanno aggiunti i 6800 nuovi casi registrati quotidianamente. Cifre drammatiche, per quanto in declino rispetto al recente passato grazie soprattutto al più ampio accesso ai farmaci
anti-retrovirali.
Il rapporto Unaids dell’Onu per il 2007 infatti, lo speciale programma dedicato al contrasto della malattia basato anche sui dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, fornisce
notizie incoraggianti sul fronte della lotta alla malattia.
L’Onu ha rivisto al ribasso le stime sul numero di contagiati dall’Hiv. Stando alle nuove statistiche, le persone che convivono con il virus sono 33 milioni, quasi sette milioni in meno delle
previsioni fatte lo scorso anno, quando si parlava di 39,5 milioni di casi.
Una buona notizia mitigata però dal fatto che, secondo l’Onu, il nuovo dato è dovuto alla revisione delle statistiche sulle infezioni da Hiv in India e dal fatto che il tributo di
morte che la malattia continua a pretendere resta altissimo.
La stragrande maggioranza dei casi è in Africa, ma in alcune zone asiatiche si registra il più veloce tasso di crescita dei contagi. Due terzi delle nuove infezioni sono
nell’Africa sub-sahariana, ma il numero totale dei malati nella regione – dove ci sono 22,5 milioni di persone contagiate, tre quarti dei decessi totali – è minore di 1,7 milioni
rispetto allo scorso anno.
In Asia ci sono 4,9 milioni di casi, con l’Indonesia che registra l’incremento più veloce del continente e il Vietnam che ha il doppio dei casi rispetto al 2000. In termini procapite la
regione più colpita al mondo sono i Caraibi, con l’1 per cento degli adulti contagiati (circa 230mila persone).





