Restaurant Man. La vita e la cucina secondo Joe Bastianich

Restaurant Man. La vita e la cucina secondo Joe Bastianich

E’ uno dei più grandi cuochi viventi, sorta di conquistatore italiano della ristorazione di New York.

Ma, soprattutto, Joe Bastianich è scrittore non convenzionale: il suo Restaurant Man è uno sguardo a 360° sulla vita e sulla cucina, tanto letto quanto spietato

Già dalle prime pagine si capisce come nessuno sarà risparmiato. I cinesi sono “Sporchi”, gli ebrei “Tirchi”, mentre gli scrocconi sono “Da Fucilare”. Nella lista dei cattivi
anche l’ex presidente USA Bill Clinton, perchè “Manca di disciplina: è sempre a dieta ma appena arriva il menu si scatena”.

Invece, tra i bravi clienti al primo posto i membri delle famiglie mafiose locali: ” Sono interessati al cibo e si familiarizzano con lo staff: distribuiscono centoni a tutti, dalla
guardarobiera al pianista, che all’improvviso smette di suonare Sondheim e intona le tarantelle alla Don Corleone”.

E la scure cade anche sui colleghi rivali. Sirio Maccioni di Le Cirque, “E’ destinato all’oblio”, mentre San Domenico Tony May “E’ un brav’uomo ma ci è bastato: se ne ritorni a Positano
con la moglie”. Forse il peggiore è Pino Longo, definito senza mezzi termini “Un testa di cazzo”.

Stessa musica per altri professionisti del settore: il maitre John è un avido mazzettaro, “Per entrare da Babbo nelle serate di pienone basta fargli scivolare una banconota da 50 dollari
in mano”, mentre gli eleganti fashionistas “Fanno semplicemente schifo”.

D’altronde, Bastianich non ha remore neanche con sé stesso, definendosi “Spilorcio nato” che ha avuto successo “Contando ogni centesimo”. Inoltre, descrivere senza remore la sua
operazione di spionaggio e corruzione della ex critica del New York Times Ruth Reichl, influenzando le tre stelle da lei poi assegnate a Babbo e di aver spedito una lettera al suo successore
Sam Sifton, per ottenere 4 stelle.

Per quanto sia privo di peli sulla lingua, per alcuni il libro è incompleto. Infatti, pungono i critici, Bastianich si dimentica la recente causa persa, che obbliga lui ed il socio Mario
Batali ha restituire 5,25 milioni di dollari per aver fatto per anni la cresta sui soldi dati dai clienti al loro staff.

Matteo Clerici

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