Resoconto Convegno di Smart City – Bocconi a Milano, 14 maggio 2025

Resoconto Convegno di Smart City – Bocconi a Milano,  14 maggio 2025

By Giuseppe

Il futuro dell’edilizia: puntare su materiali innovativi e diffonderne la conoscenza

Materiali per il futuro dell’edilizia: decarbonizzazione, circolarità ed efficienza nelle risorse

 

Milano, 14 maggio 2025

 

 

Di Saverio Fossati

Resoconto della giornata
Materiali per il futuro dell’edilizia: decarbonizzazione, circolarità ed efficienza nelle risorse

Convegno di Smart City del 14  maggio alla Bocconi a  Milano, in collaborazione con Assoedilizia

Il futuro dell’edilizia: puntare su materiali innovativi e diffonderne la conoscenza

Workshop di Smart City della Bocconi con la partecipazione di Assoedilizia

Materiali per il futuro dell’edilizia: decarbonizzazione, circolarità ed efficienza nelle risorse.
Il settore delle costruzioni svolge un ruolo chiave nella transizione ecologica, ed il suo percorso verso la sostenibilità passa anche attraverso un profondo rinnovamento nei materiali utilizzati. Ad oggi risultano disponibili diverse tipologie di materiali innovativi che consentono di ridurre l’embodied carbon, promuovere la circolarità e ridurre la dipendenza dalle materie prime vergini. Ne sono esempi i materiali a basse emissioni di carbonio, come i cementi alternativi, l’acciaio prodotto con energia rinnovabile, il legno; gli isolanti bio based, biodegradabili e rigenerabili, quali canapa, sughero, lana; gli isolanti avanzati, che consentono elevate prestazioni termiche con spessore ridotto; i materiali riciclati.
Il workshop del 14 maggio (Organizzato da Green centro di ricerca sulla geografia, le risorse naturali, l’energia, l’ambiente e le reti – Dipartimento di studi giuridici Angelo Sraffa), cui ha partecipato Assoedilizia nel corso della tavola rotonda, ha esplorato le principali innovazioni tecniche che stanno trasformando i materiali da costruzione, e le misure legislative (con un focus sul quadro normativo europeo e sui sistemi di certificazione ambientale) ed economiche che possono promuovere una loro diffusione. 

Il workshop si è aperto con l’introduzione di Edoardo Croci e Giuseppe Franco Ferrari (coordinatori dell’Osservatorio Smart City, Dipartimento di Studi Giuridici Angelo Sraffa, Università Bocconi).

Croci ha illustrato lo scopo dei lavori e sottolineato che le emissioni non si riducono dal’anno del Covid e che gli edifici sono responsabili del 50% del consumo di materiale energetico e di elevate percentuale di consumo idrico e di emissioni. Il lavoro sui materiali e sulla durabilità degli edifici è quindi essenziale. Da qui una serie di benefici ambientali, con minore emissioni e riduzioni di consumo di materie prime. Non sempre costano di meno e quindi va valutato l’aspetto sulla spesa ma l’utilizzo di scarti anche dalla filiera locale può portare vantaggi in questo senso. L’82% delle riduzioni potenziali nello housing è associate ai materiali e al’uso delle risorse tra cui i materiali stessi e i loro utilizzo. Gli strumenti sono normativi, economico-finanziari e informativi.

Ferrari ha evidenziato la mole di normativa tecnica dedicata ai materiali di costruzione, norme che poi entrano in clausola nei contratti d’appalto pubblici mentre la discrezionalità tecnica della stazione appaltante viene verificata dal giudice amministrativo. La prima norma sui materiali è stata il Regolamento 2011/305, oggi sostituito dal 3110/2024 che contiene i requisiti ambientali e di sicurezza, la definizione di diritti e doveri degli operatori, la dichiarazione di prestazione di conformità e il sistema di passaporto digitale. I Cam (criteri ambientali minimi) sono disciplinati, da ultimo, dal Dm del 5 agosto 2024.

Un focus sul nuovo Regolamento europeo sui prodotti da costruzione 3110/2024 (Cpr) è stato oggetto della prima relazione, curata da Inigo Urresti (Senior Expert, Direzione Generale Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI, Unità GROW.H1 – Costruzioni, Commissione europea). La norma, ha detto Urresti, ha l’obiettivo di far circolare liberamente nel mercato Ue i materiali di costruzioni che rispondano a determinati requisiti. Quindi detta le regole per i regolamenti nazionali, superando le lacune del regolamento del 2011: questa fase è ancora in elaborazione. Inoltre il passaporto digitale (a fine 2026 sarà disponibile per i primi 100 prodotti) permetterà a tutti gli attori (anche la Pa) di avere accesso a tutti i dati e caratteristiche del prodotto.

Il contributo dei Cam (criteri minimi ambientali) nel promuovere la sostenibilità nelle costruzioni è stato affrontato da Pietro Agrello (Dirigente Divisione Politiche integrate di prodotto e di eco-sostenibilità dei consumi, criteri minimi ambientali e certificazioni, Direzione generale sostenibilità dei prodotti e dei consumi – SPC, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica). Nel Dlgs 36/2023, ha ricordato Agrello, è stato introdotto il rispetto dei Cam nelle clausole sociali del bando di gara dei contratti tra stazioni appaltanti e enti pubblici. Sono stati definiti i 21 settori merceologici degli “acquisti pubblici” e sono in via di aggiornamento i criteri ambientali per i primi dieci, in particolare l’edilizia.

Il contributo di Patrizia Aversa (tecnico ENEA, Dipartimento della Sostenibilità Circolarità e Adattamento al Cambiamento Climatico dei Sistemi Produttivi e Territoriali) è stato dedicato a opportunità e barriere alla diffusione dei materiali sostenibili in edilizia. Materiali, ha detto Aversa, che partono dal recupero del passato per rinnovare il futuro. Le attività di ricerca Enea ci dicono che l’utente finale ha una certa attenzione ai materiali innovativi, naturali e sostenibili ma ancora oggi la fa da padrone il materiale derivante da materiali inerti mentre solo il 10% deriva da canapa, lana di pecora, sughero, eccetera, perché c’è scarsa conoscenza della loro affidabilità e durabilità (che sono reali), oltre ai costi (sostenuti). Aversa ha poi illustrato i casi di due ristrutturazioni con questi materiali la cui realizzazione è partita da attente analisi degli edifici che hanno consentito il più possibile il riuso dell’esistente.

 Sul ruolo dei prodotti e dei materiali nelle certificazioni di sostenibilità degli edifici è intervenuta Monica Lavagna (Professoressa associata, Politecnico di Milano DABC), mentre la riduzione dell’embodied carbon nelle attività di costruzione è stato oggetto dell’intervento di Paolo Cresci (Head of Sustainable Development, ARUP).

A conclusione del convegno si è svolta la tavola rotonda sul tema “Materiali sostenibili per l’edilizia: sfide, soluzioni e prospettive d’impresa”, con la moderazione di Tania Molteni (Research Fellow, GREEN Università Bocconi).

Sono intervenuti, oltre ad Assoedilizia (con Saverio Fossati) in rappresentanza del mondo della proprietà, gli operatori delle costruzioni Giovanni Deleo (Vice Presidente Tecnologia e Innovazione, Assimpredil ANCE), Francesco Guerrera (Direttore Tecnico, Euromilano), Matteo Papagni (Direttore generale, Aler Milano) e Marco Squinzi (Amministratore Delegato e Direttore Ricerca & Sviluppo, MAPEI).

In particolare, il contributo di Assoedilizia è stato quello, da una parte, di richiamare l’enorme potenzialità delle Associazioni di proprietari e amministratori condominiali nel diffondere la cultura dell’attenzione nella scelta dei materiali innovativi nelle manutenzione, e dal’altra nel voler superare le genericità e le visio i ideologiche sul green.

Quindi, è necessario partire dall’individuazione della situazione concreta dello stabile per definire gli interventi e i materiali più adatti. Citando gli insegnamenti dell’architetto Andrea Borri di Milano, l’intervento di Assoedilizia ha esplicitato la necessità di un approccio pragmatico alle necessità manutentive dell’edificio, attraverso il “riuso adattativo”, tenedo fermo il principio che “ogni edificio è un caso”. Mettendo assolutamente da parte l’uso smodato dell’aria condizionata  d’estate e del riscaldamento invernale, facendo uso del raffrescamento solo dove serve davvero (per esempio, in una scuola, sono nelle aule) e sfruttando semplicemente i maglioni nei mesi freddi. Un approccio, quindi, naturale e concreto che parta dai due grandi punti di riferimento tecnici: i protocolli Leed del mondo anglosassone e le indicazioni di House Europe. Le soluzioni ad alta tecnologia come le pompe di calore hanno infatti, in realtà costi elevati anche in termini di energia ed emissioni derivanti dalla loro costruzione (la cosiddetta “energia grigia”) e una durevolezza che spesso non consente l‘ammortamento della spesa in termini di risparmio energetico.

 

 

Foto cover: Molteni, Croci e Ferrari

Saverio Fossati

 

 

 

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