Redditi on line: il Garante chiude l'istruttoria

“La modalità utilizzata dall’Agenzia è illegittima”. Questa, in estrema sintesi, è l’ultimo capitolo della spinosa vicenda iniziata lo scorso 30 aprile con la pubblicazione
dei redditi 2005 di 68 mila italiani sul sito dell’Agenzia dell’Entrate e continuata con denunce, richieste di risarcimento ed indagini della magistratura.
Il Collegio del Garante della Privacy, che aveva bloccato quasi subito la pubblicazione dei dati, ha ora concluso l’istruttoria in merito, ribadendo ancora una volta che l’operato
dell’amministrazione finanziaria non è legittimo.
Sono risultate insufficienti, dunque, le ragioni addotte dall’Agenzia, poiché il Garante ha spiegato che Dpr n. 600/1973 definisce la competenza del Direttore a “fissare annualmente le
modalità di formazione degli elenchi delle dichiarazioni dei redditi”, ma “non le modalità della loro pubblicazione, che rimangono prerogativa del legislatore”.
“L’inserimento dei dati in Internet, inoltre, appare di per sé non proporzionato rispetto alla finalità della conoscibilità di questi dati”, ha continuato il Garante,
aggiungendo che l’utilizzo del Web “rende indispensabili rigorose garanzie a tutela dei cittadini”.
L’Autorità ha osservato che le conseguenze della pubblicazione sulla rete in modo generalizzato e non protetto sono state molteplici: “La centralizzazione della consultazione a livello
nazionale – ha spiegato – ha consentito, in poche ore, a numerosissimi utenti, non solo in Italia ma in ogni parte del mondo, di accedere a innumerevoli dati, di estrarne copia, di formare
archivi, modificare ed elaborare i dati stessi, di creare liste di profilazione e immettere ulteriormente dati in circolazione, ponendo a rischio la loro stessa esattezza. Tale modalità
ha, inoltre, dilatato senza limiti il periodo di conoscibilità di dati che la legge stabilisce invece in un anno”.
Tra le altre azioni illecite dell’Agenzia, il Garante ha evidenziato che non è stato richiesto il parere preventivo prescritto dalla legge e che non è stata fornita ai
contribuenti alcuna idonea informativa in merito “alla forma adottata per la diffusione dei loro dati”.
Resta il fatto che, a tutt’oggi, i redditi 2005 continuano a circolare in rete grazie ai programmi di file sharing: è per questo motivo che il Garante ha ribadito che “l’eventuale
ulteriore diffusione dei dati dei contribuenti da parte di chiunque li abbia acquisiti, anche indirettamente, dal sito Internet dell’Agenzia” rappresenta “un’attività illecita”, che
“può esporre a conseguenze di carattere civile e penale”.

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