Punto e virgola di Comolli: Focus su: Pac-Ocm… GDO-GDA… UE & VINO… UK… Tartufi… Caviale
23 Gennaio 2026
By Giuseppe
Cinque gli argomenti di questi giorni: Pac-Ocm 2028-2034… GDO-GDA, ancora distinguo… UE & VINO. In arrivo pacchetto vino… UK, fa cultura e formazione sul vino… Tartufi Italia, fra crisi pregi rischi e …. Caviale Italiano…
Newsfood.com, 23 gennaio 2026Il Punto e Virgola di Comolli: Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.
Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.
Punto e Virgola di Comolli
Sei gli argomenti di questi giorni
- Pac-Ocm 2028-2034
- GDO-GDA, ancora distinguo
- UE & VINO. In arrivo pacchetto vino
- UK, fa cultura e formazione sul vino
- Tartufi Italia, fra crisi pregi rischi e ….
- Caviale Italiano Pac-Ocm 2028-2034, prime manovre di aggiustamento pro e controUnioncamere e Infocamere registrano a fine anno 2025 un leggero calo del numero di imprese agricole (agricoltura, silvicoltura, pesca) iscritte in Italia, oggi nr 680938. Tutte potenzialmente interessate alla PAC-OCM. fin ora sono stati 3 mandati di Pac all’insegna della rigidezza che hanno creato non pochi problemi. Ultimo, il mandato tutt’ora in vigore, segna ancora i limiti e le discriminazioni (non armonia e non omogenia) dei pilastri e accoppiamenti che favoriscono grandi imprese e le aggregazioni di grandi gruppi. Sembra – ma sottolineo sembra – l’ultima Plenaria del Parlamento Europeo mostra qualche luce innovativa più aperta alle decisioni e diversità dei singoli Stati. Forse. Purtroppo più volte sono in contrapposizione la Coldiretti Italiana (magari nel giusto) e il grande raggruppamento europeo Copa Cogeca su temi fondamentali. Va bene la tutela al 100% di interessi di categoria, ma il mondo e i mercati sono in forte cambiamento. Questi cambi incidono su esistenza e bilanci delle imprese, soprattutto quelle medie e piccole. Bene lo “STOP” all’uso di termini come bistecche e hamburger per cibi vegetali, bene all’ampliamento dei dati dell’origine in etichette, bene al canale preferenziale in mense pubbliche dei cibi comunitari, bene a un più stretto rapporto fra costi produzione e prezzi al consumo. Diciamo che sulla carta sono tutte “innovazioni” fondamentali. Ma come saranno applicate e inserite nelle OCM? Chi controllerà? Chi è il responsabile pubblico dei trattamenti, misure, azioni connesse con i fondi comunitari? Bene anche alla forma “pubblica e pubblicata” dei contratti scritti di cessione dei prodotti agricoli per bloccare il dumping o cosidetto meat sounding! Per la “Nuova PAC” stanno partendo modifiche di terzo e secondo piano, non certo quelle fondamentali. ma intanto un segnale c’è. Per esempio l’estensione di pagamenti agli agricoltori in caso di crisi per malattie estese a copertura del non-reddito avuto. E’ stato aumentato a 75.000 euro l’aiuto allo sviluppo imprenditoriale delle piccole aziende agricole. Ritorna ” un aiuto” ai piccoli allevamenti animali in zone climatico-ambientali difficili. Gli Stati Membri devono obbligare all’uso del digitale in agricoltura con relativo supporto e tutela. Anche i prati permanenti diventano campi non coltivati se di durata settenale. La bozza di PAC prevede anche che – in fase di definizioni da parte degli Stati – le aziende sotto i 50 ettari di estensione e in aree Natura 2000 abbiano una linea privilegiata sulle regole delle tre colture e le norme Bcaa. Bene, ma tutte questioni collaterali. Ora bisogna vedere cosa il cilindro comunitario riesce a partorire entro il 2027 di vera innovazione e soprattutto più impegni concreti nelle misure-azioni legate più a produzione-ambiente piuttosto che solo sostegno alle produzioni più economiche.GDO-GDA, ancora distinguo e rincorse per un 2026 al ribassoIl mondo della distribuzione in Italia (e non solo) sta o tenta di rimescolare le carte. Il governo Monti nel 2011 con il decreto salva italia ( ma prima anche i governi Prodi e il ministro Bersani con le famose “lenzuolate”) hanno liberalizzato gli orari (e anche le licenze) del commercio. Cioè la apertura dei supermercati h24 (chi voleva) e la apertura della domenica con orario feriale o rivisto: la legge di allora fu fatta per incentivare i consumi arrivati a toccare il fondo. Oggi, nella GDO è in atto un forte scontro fra la Coop Ancc (2200 supermercati e 57 mila dipendenti) e le altre insegne e marchi della GD per la chiusura totale dei giorni festivi, oltre alle 6-7 Feste nazionali canoniche. Risposta evidente ad un comparto che ha chiuso il 2025 con un ribasso dei fatturati con i volumi dei consumi in calo. La riduzione a 6 giorni di apertura, per la Coop, vorrebbe dire risparmio di costi fissi e variabili per le imprese. Sembra che Federdistribuzione non sia d’accordo, quindi non sembrano convinte tutte le altre insegne della GDO-GDA. Ovvio che le buste paga della domenica di tutti i dipendenti sono maggiorate del 30%, sembra a fronte di una quota di incasso delle domeniche pari al 10% dell’intero volume d ‘affari. Ovvio paragone non proprio corretto, più uno slogan da parte anche del sindacato CGIL che appoggia la proposta AnccCoop. già oggi diversi negiozi Coop piccoli e in città sotto i 200.000 abitanti sono chiusi la domenica! Una chiusura di tutte le domeniche dell’anno vorrebbe dire un rispoarmio di costo per la GD di 2,6 miliardi di euro, chiamati dai promotori ” più produttività ed efficenza”. Cioè sarebbero costi che verrebbe investiti in servizi, in ribasso dei prezzi sugli scaffali, in migliori promozioni , in vantaggi al compratore, ma anche un riposo maggiore ai dipendenti che non sono molto propensi a lavorare la domenica. Secondo Coop gli acquisti verrebbero spalmati su altri giorni visto che sono il 30% gli italiani che non fanno la spesa domenica. L’apertura domenicale rappresenta un risultato importante per tanti lavoratori che durante la settimana sono impegnati al lavoro in modo continuo e lontano da casa: sabato e domenica sono giornate chiave per gli incassi. Inoltre l’e-commerce è sempre in crescita con costi competitivi, soprattutto per il no-food. Insieme all’Ancc Coop si schiera il sindacato sottolineando l’importanza del tempo libero e della socialità fuori dal lavoro per i dipendenti. E’ vero che oggi il potere di acquisto è più basso, ma non lo si combatte con chiusure, anzi la strada è opposta insieme ad una rimodulazione dei prezzi sullo scaffale. L’esempio di Carrefour francese in Italia con 1027 punti vendita concentrati in Toscana, Lombardia, Liguria, Piemonte, Lazio con il 10% del mercato) è emblematico: acquistata da NewPrinces dell’italiano Mastrolia rilancia l’antico marchio-insegna GS e con una politica vicino all’e-commerce senza costi trasporto e negozi sotto casa, filiera corta e integrata, con tanta logistica e tecnologiaUE & VINO. In arrivo pacchetto vino con distinguo e fuori luogo. materia di scambio?Il “Pacchetto vino UE” dovrebbe essere lo strumento più importante per il futuro del vino europeo, continente primo produttore al mondo e ancora primo consumatore in assoluto e procapite. Gli accordi provvisori fanno ben sperare, soprattutto se il Parlamento Europeo e il Consiglio Ministri riparerà ad alcune “assenze”.I “punti” nevralgici e strategici sono tutti inseriti, ma manca un realismo concreto pratico operativo per i singoli Stati e le vigne. Ci sono proposte e indirizzi più stretti sull’intera filiera, c’è attenzione alla influenza del clima, si parla di sostenibilità e resilienza, viene regolata la semplificazione (troppo) delle etichette e (troppo) armonizzata, viene data efficacia di filiera al fattore enoturismo, si chiarisce come designare i vini (termine da eliminare) no-alcol o semi-alcool, maggiore flessibilità per le esportazioni per superare dazi e accise (ancora poco), più dettagli per i vini aromatizzati prodotti e elaborati. Tutti temi che “cercano” di dare una risposta e soluzione ai (incidenti) cambi demografici, di modelli e forme di consumo, di crisi economica e mercati, di effetti clima su origine, coltivazione (poco) e produzione. domanda & Offerta sono al centro del pacchetto, ma non basta. la attuale crisi non ha solo aspetti economici e ambientali. Ci sono elementi di formazione conoscenza cultura riordino organizzativo sviluppo imprese concentrazione e aggregazione della offerta e….grande tema ….cosa fare per continuare a produrre e difendere e tutelare i vini DO-IG, un must esclusivo della UE. Più che un sostegno alla estirpazione di vigneti in eccesso, bisognerebbe sostenere “chi” modifica il proprio vigneto, cambia locazione e scambia terreni e sviluppa sinergie con nuovi agricoltori. I diritti di impianto possono essere uno strumento operativo. La UE dovrebbe consentire aiuti di Stato sulla sostenibilità e resilienza climatica. Il commercio o accordi fra paesi del mercato interno deve essere agevolato senza balzelli. Bene la semplificazione burocratica e cartacea, ma non eliminiamo i controlli di qualità e di origine, soprattutto verso vini extra UE importati. Sicuramente il mercato interno ed export di vini DO-IG deve essere più tutelato in termine di accordio continentali: penso alle carenze in merito del Mercosur! Ovvio che in sede di “Consiglio dei Ministri” sarebbe bene che il nostro ministro Lollobrigida chiedesse più impegno su DO-IG, più libertà di sostegno dei singoli stati, più sostegni-azioni per guidare il cambio climatico-ambiente.UK, fa cultura e formazione sul vino in università-college storica con patrocinio famiglia RealeInteressante e intelligente progetto della Uni Plumpton College di Lewes, il più antico istituto di istruzione sul vino del Regno Unito, a proposito di un corso di formazione, cultura, competenze per addetti ai lavori (imprese viticole e professionisti settore). Non un corso facoltativo e marginale, serale e breve, realizzato da associazioni private …ma una antica Università del Regno che si mette a disposizione del “futuro del vino dell’ Inghilterra”. Il progetto vede come sostenitori economici, istituzionali, fautori niente meno che Re Carlo III e il patrocinio personale della Regina Camilla. I corsi durano da gennaio a luglio 2026, sono continuativi, riservati. All’avvio del corso l’obiettivo è stato molto chiaro: “…..formare esperti molto competenti per favorire viticoltura e enologia nel regno Unito in un periodo economico difficile”. Quindi l’UK parte dalla formazione e cultura del vino in un momento di crisi economica. Non male come esempio! Soprattutto visto le accise sul vino in UK e soprattutto gli effetti post Brexit. Interessante anche, fra le lezioni pratiche del corso, quelle su come eliminare barriere finanziarie per la formazione professionale. Il programma propone soluzioni e progetti anche in merito al rapporto fra industri vinicola inglese e commercio del vino in generale sui mercati inglesi. Non male! Vuol dire investire sulle persone e sulle strategie organizzative senza guardare solo il mercato e il commercio.Tartufi Italia, fra crisi pregi rischi e ….Il tartufo resta sempre un ottimo abbinamento a tavola. Alcune cucine tipiche nazionali da sempre hanno piatti che esaltano questo prodotto naturale, difficile da trovare, estremamente succube di ambiente clima luoghi. Ci sono territori deputati per DNA e storia come Alba, Norcia, che difendono le proprie tartufaie contro falsi e contro speculazioni. A quasi 5000 euro al chilo, oggi, il Bianco Pregiato diventa molto attraente mescolare le tre carte….far sembrare una origine che poi non è. Sta infatti indagando in questi giorni la repressione Frodi in alcuni negozi dell’alta Italia con una presenza cospicua di “trifole”. Una tartufaia naturale ben curata oggi rende, ma può rendere anche una tartufaia naturale ma artificiale. Non è così facile trovarlo nei campi e nelle rive dei canali i sui pendii di querce e faggi e frassini o anche pioppi ….mentre diventa – se ben organizzato – più facile nel tempo avere una produzione controllata, ma diversa. L’autunno 2025 è stato scarso, leggermente migliore del 2024, ma non certo ricco per cui i prezzi schizzano alle stelle. Poca offerta, prezzi alti, domanda sostenuta…è facile che qualcuno speculi. La tartufaia artificiale, ben curata, può produrre anche 40-50 kg ettaro con continuità e considerando i 200-400 euro al chilo in media di vendita del Tartufo Nero, il ricavo lordo è di 12/13.000 euro. Oggi è il clima che fa la differenza: nelle zone storiche e tipiche e tutelate la presenza di acqua e la temperatura del suolo influenzano direttamente la produttività. Diverso per una tartufaia artificiale che è sotto controllo totale, seppur per 6-7 anni la produzione non c’è ed è limitata. Ovvio che per il Tartufo Bianco si parla di un ricavo lordo di 10 volte superiore. In ogni caso la legge prevede che le tartufaie controllate siano tutte registrate e con permessi autorizzati. Per cui luogo e produzione dovrebbero essere vigilati. Da qui il controllo di etichette in quanto “tartufo italiano” non equivale ad una etichetta o descrizione con scritto “tartufo di Norcia” o Acqualagna o Alba. Ecco che il controllo dei Carabinieri è scattato recentemente sulla vendita di tartufo bianco che veniva presentato con pubblicità e comunicazione sui social di due aziende come “fosse originario” di Alba (prodotto agroalimentare tradizionale) ma senza una certificazione reale positiva.Caviale italiano, feste 2025 all’insegna di una buona venditaIl caviale nazionale ha quasi un ruolo di leader mondiale. Ovviamente ottenuto in allevamento di storioni sotto controllo e vigilanza perfetta. Situazioni di dazi e accise e di barriere all’entrata su certi mercati e per sanzioni all’export applicate negli ultimi anni, certe confezioni e certe marche che sono state leader per anni , oggi è più difficile trovarle. In Italia una aziende bresciana è leader come Calvisius, con anche aziende come Adamas. Le zone sono a Calvisano, altra azienda a Goito, zona Vercelli sul fiume Sesia, a Treviso e a Parma piccolissime aziende produttrici e commerciali. Lo storione impiega da 7 a 20 anni per maturare le uova. La qualità del prodotto è dato principalmente da due fattori fondamentali: le maestranze capaci di recuperale le uova di storione nel momento più opportuno più indicato anche per il pesce stesso e dall’altro l’utilizzo per l’allevamento di una pratica di acquacoltura all’insegna del massimo controllo e della migliore caratteristica fisico chimica per gli storioni in fase di produzione compreso la temperatura ideale e tutte le formule e modelli della sostenibilità come il pH dell’acqua e l’alimentazione naturale. Nel caso lombardo vengono sfruttate le acque termali. L’Italia è il maggior produttore di caviale di allevamento al mondo. Vengono prodotte diverse varietà di uova , dallo storione bianco a quelle specie più pregiate riservate a nicchie del lusso e di grandi alberghi. Il prodotto italiano viene per la maggior parte esportato come prodotto made in Italy: il nostro Beluga vale da 6 a 10.000 euro al chilo, mentre il Sevruga da 1500 a 3500 euro al chilo e l’eccezionale IranDarya o l’ Oscietra intorno a 5000-7000 euro al chilo. C’è anche il caviale di prima scelta che costa da 1000 a 2000 euro al chilo
Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre
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