Prezzo Latte: allevatori rifiutano l’aumento di un cent/litro

Prezzo Latte: allevatori rifiutano l’aumento di un cent/litro

Se è vero (vedi comunicato stampa di Coldiretti qui allegato) che gli industriali della trasformazione del latte hanno offerto 1 centesimo di Euro per litro di latte alla stalla, ci sono tutti i presupposti per una sfida al duello! Una vera e propria offesa, un’onta da lavare col sangue (… pardon, col latte). Ma questo è contro la Legge, quella Legge che permette al “caporalato del latte” e alle aziende di trasformazione di strozzare chi produce, spesso giocando sporco anche col consumatore finale. Questo infatti è convinto di acquistare un prodotto fatto con latte italiano (notoriamente sicuro per i controlli numerosi controlli su tutta la filiera). E invece, per la carenza di informazioni sull’etichetta -complice una normativa poco chiara- spesso mangia Burrata di Andria, Mozzarella Campana, Grana Padano… ecc,  fatti con latte anche in polvere proveniente dall’Est Europa e/o chissà da dove.

Da Paesi dove il latte costa meno. Perchè? Semplicemente perchè gli allevatori di quei paesi non hanno le pastoie burocratiche e i costi dei nostri allevatori Italiani.

Poco importa se i maggiori brand caseari nostrani sono ormai di proprietà transalpina.

In una prima fase basterebbe rendere obbligatoria la provenienza e dare maggiori informazioni in etichetta. Sarà il cosumatore a decidere se acquistare un prodotto che costa un po’ di più ma salutare perchè fatto con latte fresco oppure prendere un altro prodotto che costa meno perchè fatto con ingredienti di qualità inferiore, oppure di provenienza diversa.

Qualcuno dirà che gli allevatori sono dei mugugnoni e non sono mai contenti… se è così, perchè continuano a chiudere le stalle… non certo per problematiche di consumo, che sono in aumento…  Semplicemente produrre latte buono e sano costa di più di quanto si ricava.

Bisogna rivedere la normativa, non solo per il latte ma anche per la Mortadella di Bologno IGP, per la Bresaola della Valtellina e tanti e tanti altri prodotti che vengono consumati/esportati con la maschera di “Made in Italy” ma in effetti -molti di essi- sono solo lavorati nel nostro Paese. Gli animali dai quali provengono sono nati e cresciuti a migliaia di chilometri dall’Italia… importati come materia prima o semilavorato congelato. Quale esempio pratico, a conferma si rimanda al disciplinare di produzione della Mortadella di Bologna IGP (…n.d.r. non c’è scritto che la carne debba essere italiana)   e al Disciplinare della Bresaola della Valtellina

(anche qui nessuna indicazione sulla provenienza della materia prima… “carne bovina”, infatti anche lo zebù è un bovino, quindi in regola con la normativa. Ma il consumatore è convinto di mangiare un prodotto di eccellenza Made in Italy”, anzi Made in Valtellina! … o no?) Il Consorzio dichiara: “… prodotta con le migliori carni bovine di provenienza europea e mondiale”.

Se non c’è nulla da nascondere,  perchè il consumatore non viene informato?

Giuseppe Danielli
Newsfood.com

 

 
Inizio messaggio inoltrato:
Da: Coldiretti – Relazioni Esterne <relazioniesterne@coldiretti.it>
Oggetto: LATTE: COLDIRETTI, ELEMOSINA DI UN CENT, LA GUERRA CONTINUA
Data: 12 novembre 2015 17:21:53 CET
Cc: recipient list not shown: ;
N.820 – 12 Novembre 2015

LATTE: COLDIRETTI, ELEMOSINA DI UN CENT, LA GUERRA CONTINUA

C’è la volontà di alimentare tensioni nel Paese con la provocatoria offerta di un centesimo in piu’ per litro di latte che umilia il lavoro quotidiano degli allevatori italiani. E’ quanto afferma la Coldiretti alla conclusione del tavolo sul latte con Assolatte al Ministero delle Politiche Agricole. Si vuole deliberatamente destabilizzare il sistema – denuncia la Coldiretti – proprio nel momento in cui la ripresa dei consumi, dell’economia e dell’occupazione fa ben sperare anche per l’agroalimentare che è la principale voce di spesa dei cittadini. Si rischia di annacquare – precisa la Coldiretti – i buoni risultati per il settore agricolo realizzati con la legge di stabilità varata dal Governo Renzi. Una comoda sponda per le forze che non credono nel Paese e vogliono mantenere bloccata l’Italia. Si tratta di una chiara dimostrazione che la multinazionale francese Lactalis, proprietaria dei marchi Parmalat, Galbani, Locatelli e Invernizzi, insieme ad altri industriali vuole colpire il vero Made in Italy, fatto con latte italiano. Sembrano prevalere – spiega la Coldiretti – le ragioni di un patto scellerato tra Lactalis, quota parte dell’industria e i grandi traders del latte, per puntare sulla produzione straniera da rivendere ai consumatori italiani a prezzi maggiorati fino al 50 per cento rispetto a quelli di altri Paesi Europei. Il disegno è chiaramente quello – precisa la Coldiretti – di far chiudere il maggior numero di stalle per dimezzare la produzione italiana e lucrare sull’ importazione di latte da Paesi con meno controlli e bassa qualità. La Coldiretti non permetterà che questo accada e alza il livello della mobilitazione per difendere le stalle, il lavoro, il territorio da coloro che non rispettano la legge e vogliono umiliare il Paese. Gli allevatori della Coldiretti chiedono che il compenso riconosciuto sia almeno commisurato ai costi di produzione che variano dai 38 ai 41 centesimi al litro secondo l’analisi ufficiale effettuata dall’Ismea in attuazione della legge 91 del luglio 2015 che prevede l’obbligo di contratti a dodici mesi.

COLDIRETTI – 335 8245417 – 06 4682487 – relazioniesterne@coldiretti.it – www.coldiretti.it

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