Pordenone: Integrazione – Progetto per la donazione del sangue del cordone ombelicale
12 Maggio 2009
Pordenne – Dalla collaborazione tra Comune di Pordenone e comunità di cittadini extracomunitari è nato un progetto sulla sicurezza; da qui il passo verso una più
completa integrazione anche attraverso la sensibilizzazione ai temi della salute e della donazione è stato breve.
Così nel Municipio di Pordenone, alla presenza dell’assessore regionale a Salute e protezione sociale, Vladimir Kosic, è stato presentato il progetto per la donazione del sangue del cordone ombelicale rivolto in modo particolare alle donne immigrate incinte.
L’assessore comunale al coordinamento civico, Loris Pasut – presenti l’assessore comunale alla Protezione sociale, Gianni Zanolin, i rappresentanti dell’Azienda Ospedaliera di Pordenone, delle
varie associazioni di donatori, della Commissione Pari Opportunità, delle associazioni di immigrati – ha spiegato perché un progetto del genere nasce a Pordenone.
Su poco più di 51 mila abitanti, il comune conta circa il 16 per cento di cittadini immigrati (in maggior numero extracomunitari); su 1451 bambini tra 0 e 2 anni, circa il 30 per cento
sono figli di immigrati, forte quindi l’incidenza della nascite grazie alle donne straniere.
Da qui nasce il progetto per sensibilizzare alla donazione del sangue del cordone ombelicale (utile in diverse malattie) concretizzato dall’Azienda ospedaliera Santa Maria degli Angeli di
Pordenone – ne hanno parlato la dott. Lucia De Zen, i primari di Oncologia Pediatrica, Roberto Dall’Amico, e di Ostetricia e Ginecologia, Valter Adamo – con la realizzazione (con l’aiuto di AIL)
di un video in più lingue da consegnare alle donne immigrate incinte (oltre che alle italiane).
Infatti, affinché la cura sia corretta è importante che il sangue del cordone ombelicale abbia le caratteristiche genetiche delle varie popolazioni.
Per l’assessore Kosic siamo in presenza di un progetto di alto significato morale prima ancora che scientifico, che andrebbe esteso anche alle scuole e che si inserisce a pieno titolo in quello
realizzato dalla Regione alcuni mesi fa grazie alla Protezione Civile regionale per la raccolta e il trasporto del sangue del cordone ombelicale alla “banca” di Padova. Dal lavoro congiunto di un
sistema che vede coinvolti Regione, organi sanitari, associazioni di volontariato e cittadini, sono venuti e vengono parecchi risultati.
Ad esempio, per la prima volta si è riscontrato all’Ospedale di Udine che i pazienti neoplastici dimessi con aspettative di vita hanno superato quelli affetti da malattie cardiovascolari.
E per restare ai dati, si riscontra che da quando è attivo il Programma regionale di raccolta e trasporto unità di sangue cordonale, in Friuli Venezia Giulia il sistema è
già attivo in 9 degli 11 punti nascita e che il trend di crescita delle donazioni è raddoppiato rispetto all’anno precedente. La tendenza è di giungere entro l’anno a
quadruplicare la raccolta.
Un plauso, quindi, va a tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto, dal Comune all’Azienda Ospedaliera alle associazioni varie, anche per l’aspetto di integrazione reale che esso
comporta. Il tema della donazione stimola indirizzi e soluzioni: il lavoro sta dando risultati concreti e aprono a nuove speranze.
Nel corso dell’incontro, è stata festeggiata la signora Laila Saicok di origine marocchina, che per prima ha donato il cordone ombelicale dei propri bambini, aprendo così la strada.





