«Piena applicazione della Legge 194? Cominci il Ministro nel rispettare le scadenze»

Il ministero della Salute lo scorso 15 febbraio ha diffuso una nota, accennata anche in sede di audizione odierna alla Camera sulla vicenda del Policlinico di Napoli, perché nella
conferenza Stato Regioni sia raggiunta una intesa per una piena applicazione della legge 194 sull’aborto, per una migliore tutela della salute sessuale e riproduttiva e per appropriatezza e
qualità nel percorso della diagnosi prenatale.

Una nota che mi sembra vada, in linea di principio, nella giusta direzione di una procreazione cosciente e responsabile. Siccome, però, si corre il rischio di ottenere risultati
esattamente contrari, ci sono almeno due appunti da fare sulla proposta del ministro, in particolare sulla paventata presenza di un medico non obiettore per distretto e la
prescrivibilità della ricetta della pillola del giorno dopo in consultori e pronto soccorso.

Nel primo caso (presenza del medico) si certificherebbe l’assoluta impossibilità di avere tempi certi e quindi applicazione della legge, e quindi avremmo una situazione peggiore
dell’attuale. L’unico modo utile per intervenire, nel rispetto della legge, sarebbe di garantire che almeno il 50% del personale medico e infermieristico sia non obiettore. Nel secondo caso
(prescrivibilità della pillola del giorno dopo) e’ l’equivalente di una sanatoria per il pregresso, nonché una pesante ipoteca per il futuro in caso di mancata intesa nella
conferenza Stato-Regioni. Sarebbe invece necessario prevedere l’abolizione dell’obbligo di ricetta, come e’ avvenuto in Usa e in gran parte dei Paesi Ue (Francia, Gran Bretagna, Belgio, Grecia,
Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia). In molti Paesi, tra cui la Francia, e’ addirittura disponibile gratuitamente nell’ambito di progetti specifici per le ragazze minorenni e a scuola.

Purtroppo il clima di attacco alla legge e di criminalizzazione di chi la applica e la utilizza, e’ in parte anche responsabilità delle istituzioni, che dovrebbero invece garantirne
l’applicazione. Un riferimento che potrà sembrare piccola cosa, e’ la relazione annuale che il ministero deve depositare al Parlamento. La legge prescrive che ciò debba avvenire
entro il mese di febbraio ogni anno. Il ministero in una nota diffusa lo scorso 18 ottobre, rispondendo ad un senatore della Lega Nord dice di averlo già fatto lo scorso ottobre. E come
da prassi per quest’anno non avverrà prima di giugno-luglio, cioè dal prossimo Governo.

Potrà sembrare strano, ma chi chiede la piena applicazione di una legge e il suo rispetto, anche aderendo a manifestazioni di piazza come per l’appunto ha fatto la Turco, sarebbe utile
che per prima la rispettasse. Inutile ripetere che sulla legge 40 per la procreazione medicalmente assistita siamo in pieno regime di vacatio legge, di illegalità perché il
ministero avrebbe dovuto emanare il loro aggiornamento lo scorso agosto.
Per quanto riguarda la relazione sulla 194, utile per poter modulare interventi applicativi e d’intesa con le regioni, coi miei colleghi radicali alla Camera (2), abbiamo presentato una
interrogazione (1), abbiamo presentato una interrogazione che, oltre a chiedere il rispetto dei tempi per il deposito, chiede anche chiarezza sui dati dell’obiezione di coscienza.

Dati non aggiornati, in alcuni casi risalgono addirittura al 1999, in altri sono inspiegabili come quelli della Basilicata, che in un anno dimezza il numero dei medici obiettori di coscienza:
dal 92,6% dei ginecologi del 2004 al 41,8% del 2005.

(1)
(2) Marco Beltrandi, Sergio D’Elia, Bruno Mellano, Maurizio Turco

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