Piemonte: ex amiantifera, un futuro ecosostenibile con energie rinnovabili

Torino – Il futuro dell’area della vecchia miniera di amianto di Balangero e Corio passa attraverso la produzione energetica da fonti rinnovabili e la creazione di un centro per la
diffusione delle energie ecosostenibili. E’, in linea di massima, il progetto che Nicola de Ruggiero, assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, e Corrado Scapino, presidente di RSA, la
società creata per la bonifica dell’area dell’ex Amiantifera, hanno illustrato al ministro per l’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio durante una conferenza stampa a Ciriè,
martedì 16 ottobre.

«La seconda parte della bonifica è avviata – ha detto de Ruggiero – e finalmente possiamo iniziare a pensare ad un futuro di sviluppo che sia compatibile con l’ambiente e che
restituisca il territorio a una funzione naturale. Ora terminiamo la bonifica del territorio e, oltre a produrre energia pulita, con la realizzazione del progetto siamo in grado di garantire la
gestione dell’area che avrà bisogno nei prossimi anni di continua sorveglianza e manutenzione».

Per il ministro Pecoraro Scanio «finalmente si vedono cose fatte bene e non lamentele di amministratori. E’ un elemento positivo in un settore come quello delle bonifiche che ho
particolarmente a cuore. In Italia abbiamo accelerato su tutte le bonifiche e la cultura del fare è bene. Non è un caso che nel correggere il decreto ambientale 152 vogliamo
attivare un sistema nuovo per reindustrializzare le aree consentendo lavoro, senza dimenticare tutti gli accorgimenti ecocompatibili».

L’EX AMIANTIFERA – Il territorio della ex miniera di amianto di Balangero e Corio, individuata tra i siti di bonifica di interesse nazionale con L. 426/199, comprende una regione
montuosa di circa 400 ha, un complesso industriale dismesso di circa 40.000 m2 e, all’interno della cava mineraria, un bacino lacustre con circa 2 milioni di m3 d’acqua.
L’attività estrattiva, durata mezzo secolo, ha prodotto lo sconvolgimento del territorio interessato da un’intensa attività industriale. La cessazione dell’attività per
fallimento della Società Amiantifera precede di poco la L. 257/1992, contenente le norme relative alla cessazione dell’estrazione, commercializzazione e utilizzo dell’amianto.

LA BONIFICA – L’accordo di programma per il risanamento dell’area, siglato nel 1992, prevedeva la costituzione di un’apposita struttura societaria per la bonifica, la riqualificazione e
lo sviluppo della ex miniera e del territorio interessato. Per questo, nel novembre del 1994, si costituisce la R.S.A. S.r.l., società a totale capitale pubblico che, nel gennaio del
2007, con l’approvazione del nuovo Statuto, viene acquisita sotto il controllo in house alla Regione Piemonte.
E’ in corso di approvazione un nuovo accordo di programma per la destinazione dei fondi assegnati con la L. 426/1998 che rende disponibili risorse finanziarie per circa 8,17 milioni di euro, a
copertura di progetti in corso di approvazione da parte della conferenza dei servizi, e individua ulteriori somme, pari a circa 20 milioni di euro, per il completamento dei lavori di bonifica.

L’attività svolta dalla R.S.A. Srl, sino a tutto il 2006, porta a sostanziale compimento la prima fase di attività, come prevista dal progetto di massima (Finpiemonte 1993), volta
alla messa in sicurezza del sito minerario con particolare riferimento al rischio idrogeologico dei versanti, dei corsi d’;acqua e delle discariche di pietre. Sull’intera area e sugli
stabilimenti sono stati realizzati interventi di contenimento delle situazioni di emergenza e, più in generale, si è organizzato un presidio di monitoraggio e controllo, in grado
di fornire dati per conoscere le dinamiche di rischio.

Attualmente ci sono le condizioni per una seconda fase di attività volta ad integrare i lavori di bonifica sulla base della specifica caratterizzazione del sito (D.Lgs.
n.152/2006).
In questa seconda fase le priorità riguardano gli interventi di messa in sicurezza e bonifica degli stabilimenti, gli interventi di sistemazione idrogeologica della discarica lapidea
lato Balangero e la rimozione dei fanghi contaminati.
La manutenzione della copertura vegetale e delle opere di sistemazione idrogeologica, realizzate con tecniche di ingegneria naturalistica, dovrà essere mantenuta nel tempo per garantire
le condizioni di messa in sicurezza permanente.

IL PROGETTO – Per garantire la sicurezza costante e permantente si rende necessario individuare soluzioni per la riqualificazione del sito che consentano di generare utili da impiegare
per il finanziamento delle attività di manutenzione del territorio.
L’approvvigionamento energetico è condizione necessaria per sostenere qualsiasi ipotesi di sviluppo del territorio interessato. Alla questione energetica sono connessi i temi della
competitività, della tutela ambientale e valorizzazione della vocazione del territorio stesso e, in ultima istanza, della coesione sociale, tenuto conto dei benefici economici e sociali
derivanti dallo sviluppo del sistema energetico.

Uno dei settori di maggior interesse è rappresentato dalla produzione energetica da fonti rinnovabili. L’intero scenario internazionale sta rapidamente cambiando in risposta
all’alterazione degli equilibri climatici e a nuove strategie di politica economica.
Richiamate le indicazioni della Comunità Europea in materia di tutela ambientale e riduzione delle emissioni di gas climalteranti, nel rispetto degli obiettivi sanciti dal Protocollo di
Kyoto, considerato il sistema di incentivazione previsto dal nuovo conto energia (D.M.19.2.2007), si individuano interessanti prospettive imprenditoriali, in particolare per l’installazione di
sistemi di produzione elettrica fotovoltaica, con tempi di rientro degli investimenti compatibili con attività di riqualificazione e sviluppo dell’area.

Le opere in progetto interesseranno essenzialmente gradoni pianeggianti del versante sud lato Balangero, con condizioni di insolazione ottimale; il profilo del pendio e la conformazione dei
gradoni consente di mascherare gli impianti, senza oneri per opere di mitigazione dell’impatto paesaggistico.
Le aree individuate, sono sufficientemente ampie per accogliere circa 21.300 moduli da 170 Watt cadauno, per una potenza di picco totale prevista di c.a 3,8 MWp.
Una prima valutazione dell’attività economico-finanziaria consente di stimare, a pieno regime, un utile lordo pari a circa 400mila euro/anno, necessario a sostenere i costi fissi di
manutenzione delle opere a verde e delle opere di sistemazione idrogeologica indispensabili alla manutenzione della messa in sicurezza del sito.

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