Pesca: Galan si batte a Lussemburgo per i fondi europei

Pesca: Galan si batte a Lussemburgo per i fondi europei

Lussemburgo –  Il ministro per la pesca e l’agricoltura, Giancarlo Galan, ha dato battaglia oggi a Lussemburgo, in difesa dei fondi europei per la pesca, dicendosi anche convinto
della necessità, per il futuro, di mettere fine agli aiuti Ue per la rottamazione delle imbarcazioni.   

“Siamo impegnati  – ha spiegato ai cronisti Galan in margine al consiglio dei ministri della pesca e dell’agricoltura dell’Ue – in una disperata battaglia per non perdere i fondi europei
destinati a finanziare la pesca (Fep), e devo dire che non tutte le Regioni sono uguali: siccome la potestà sta in capo alle Regioni e non al Ministero, abbiamo alcune difficoltà”.
  

Inoltre, tra le idee che stanno emergendo per offrire un avvenire più ambizioso alla pesca, la commissaria Ue al settore, Maria Damanaki, ha citato la possibilità di sopprimere gli
aiuti Ue alla rottamazione dei pescherecci e che provengono dal Fep.

“Sono d’accordo con questa impostazione – ha subito replicato Galan – secondo cui la rottamazione delle imbarcazione ha dimostrato scarsissimi risultati: non ha ridotto lo sforzo complessivo di
pesca, non ha ridotto il tonnellaggio”. Insomma – dice – la misura ci è costata una barca di soldi, e mi sembra che quasi tutti concordano sull’ipotesi di non dare più finanziamenti
in quel settore e darli invece alla pesca e a nuovi obiettivi”.    

Per permettere infatti un reddito soddisfacente e non distruggere quel poco che rimane delle risorse ittiche – ha spiegato Galan –  “bisogna orientare la pesca in modo diverso ossia verso
altre attività quali l’allevamento del pesce, e non solo dei molluschi, e altre forme innovative come la pesca collegata al turismo.

In generale, precisa il ministro, la situazione del settore è più che preoccupante secondo i dati oggettivi illustrati oggi da Damanaki: “C’é troppo sfruttamento delle
risorse ittiche; occorre cambiare a fondo il modo di pescare, bisogna orientare anche la pesca in modo diverse. Quindi si prepara per davvero la rivoluzione perché se non facciamo nulla,
come ha dimostrato oggi la Commissione europea, sarà la fine nel 2022 dell’attività di pesca.    

Quanto alla richiesta di deroghe presentate dall’Italia, in relazione all’applicazione dal primo giugno scorso della nuova normativa sulla pesca sostenibile nel Mediterraneo, Galan ha concluso:
“La situazione va come si sapeva; la parola deroga dà fastidio a tutti coloro che si occupano di pesca in Europa e dalla commissaria Damanaki, ‘l’orticarià più
violenta”.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

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