Per le donne toscane più lavoro e pari diritti di cittadinanza

Firenze – Una «legge regionale sulla cittadinanza di genere», una legge che fissi i principi, le norme, gli strumenti attraverso i quali dare concretezza alle politiche per
le pari opportunità della Regione Toscana e attraverso i quali attuare un sistema di iniziative per la conciliazione vita-lavoro e realizzare una piena parità uomo-donna.

Ad annunciare questo impegno è l’assessore alle pari opportunità Susanna Cenni, intervenuto oggi, insieme all’assessore all’istruzione, formazione e lavoro Gianfranco Simoncini,
all’incontro promosso dal gruppo consiliare di Rifondazione Comunista sul tema «Donne precarie».

«La legge – ha detto Susanna Cenni – non sarà una legge per le donne ma un provvedimento che punta a dare a entrambi i sessi le stesse opportunità e le stesse libertà
di scelta. Elemento chiave i patti territoriali di genere, cui parteciperanno istituzioni locali, volontariato, categorie, soggetti privati, sindacati con lo scopo di stimolare nei territori
progetti innovativi, originali, creativi».
Presupposto del ragionamento che sta alla base della scelta della legge, il quadro, incoraggiante ma ancora contraddittorio, tratteggiato dall’assessore all’istruzione, formazione e lavoro
Gianfranco Simoncini: «Nonostante i costanti progressi degli ultimi anni, l’occupazione femminile resta, anche in Toscana, su livelli ancora lontani da quella maschile. Le donne che
lavorano sono il 57,2% del totale della popolazione femminile, avvicinando così la nostra regione all’obiettivo indicato dal consiglio europeo di Lisbona che prevede un 60% di donne al
lavoro entro il 2010. Ma questo trend positivo non è sufficiente a colmare il forte divario di genere, che ancora vede la disoccupazione femminile su tassi pari quasi al doppio di quella
maschile. Ma, soprattutto, restano problemi qualitativi, legati alla maggiore precarietà, minore qualificazione e debolezza del mercato del lavoro femminile. Per questo abbiamo, ad
esempio, creato un fondo per incentivare l’assunzione delle donne over 35 che hanno difficoltà a tornare al lavoro dopo aver lasciato per dedicarsi ai figli. Grazie ad esso, nel 2007,
197 donne sono state assunte a tempo indeterminato da 96 aziende». Ma questo ancora non basta. Restano – come emerso dal convegno – problemi di discriminazione e vera e propria
segregazione, di carriere più lente e tormentate, meno remunerate, spesso fatte di lavoro nero o contratti a termine, di collaborazioni e part-time (quasi mai frutto di libera scelta),
di licenziamenti e ricatti. Le donne ha ricordato Simoncini, sono, anche in Toscana, le prime vittime delle crisi aziendali.

»Ma le donne sono una risorsa, un potenziale fattore di innovazione e competitività del nostro sistema produttivo. Non ci sarà, nella nostra regione, uno sviluppo stabile
senza un forte aumento dell’occupazione femminile».
L’assessore Cenni ha ricordato che, con questa consapevolezza, «la Regione sta rafforzando le iniziative per conciliare tempi di vita e di lavoro, impegno professionale e familiare.
Perché se è vero che aumentare quantità e qualità dell’occupazione femminile è un fattore essenziale dello sviluppo, è altrettanto vero che ciò
non può avvenire senza assumere un’ottica di genere, una cultura dell’uguaglianza che ancora stenta ad affermarsi nella società».
E la segregazione professionale, si è osservato, comincia già dalla scelta dell’indirizzo di studio. «E’ per questo – informa l’assessore all’istruzione – che abbiamo deciso
di dare un contributo per sostenere le spese di iscrizione all’Università alle studentesse che intraprendono corsi di laurea in materie scientifiche e ingegneristiche, indirizzi che
tradizionalmente vengono scelti dagli uomini e che danno accesso a carriere sbocchi professionali più prestigiosi e remunerati dai quali le donne sono ancora spesso escluse».

Barbara Cremoncini e Lucia Zambelli

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