Pasqua, Adoc: in calo i prezzi di uova (-3%) e colombe (-8%)

Pasqua, Adoc: in calo i prezzi di uova (-3%) e colombe (-8%)

Buone notizie per i consumatori. La spesa alimentare per Pasqua sarà più sostenibile rispetto allo scorso anno secondo l’indagine dell’Adoc, in calo i prezzi dei prodotti tipici
quali uova al cioccolato e colombe.

“Dentro l’uovo i consumatori troveranno una bella sorpresa quest’anno – commenta Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – i prezzi dei prodotti tipici pasquali, escluse le carni, sono in ribasso,
dopo anni di crescita ininterrotta. Un uovo medio di marca, dal peso di circa 200-250 grammi, costa infatti il 2,5% in meno che il 2008, una colomba semplice il 10,4% in meno, per una spesa
media di 4,30 euro.  In calo anche il costo della pastiera (-1,1%) e dei carciofi romani, che registrano un ribasso del 5,8%. Di conseguenza cala la spesa anche per il pranzo di Pasqua.
Una famiglia di quattro persone risparmierà circa il 4,9% in più rispetto al 2008. Un risparmio generato dallo stop al rialzo dei prezzi dei beni alimentari e dalle scelte dei
consumatori, più propensi a spendere meno ma meglio. Uniche note dolenti il rialzo, seppure contenuto, delle carni, che risentono ancora della spinta inflazionistica degli ultimi due
anni. Un chilo di abbacchio costa il 2,4% in più dell’anno passato, il salame corallina è aumentato del 2,2%. Maggiore rialzo per la cioccolata, il cui costo al chilo è
aumentato dell’8,2%, fino a raggiungere i 79 euro al chilo.”

L’Adoc, in occasione delle feste, diffonde alcuni consigli per gli acquisti di uova, colombe e abbacchio.

Uova di Pasqua

Per scegliere bene l’uovo di Pasqua è bene leggere con attenzione l’etichetta in cui sono elencati i diversi ingredienti in ordine decrescente, per peso o percentuale. Avremo quindi
zucchero,  che costa un decimo del cacao e rappresenta, in media, il 50% del cioccolato al latte, burro di cacao, latte in polvere e cacao (30% circa).

Un uovo al cioccolato è di buona qualità se contiene maggiori quantità di cacao in polvere e burro di cacao rispetto allo zucchero; il burro di cacao è l’elemento
più importante, quindi, è importante controllare a che punto della lista è collocato e, soprattutto, diffidare di scritte tipo ‘contiene grassi di sostituzione’. Spesso,
infatti, il tradizionale burro di cacao viene sostituito con altri oli o grassi di qualità inferiore che, così come gli aromi e gli additivi aggiunti, trasformano l’uovo di Pasqua
in un vero e proprio surrogato dell’originale.

Colomba

La denominazione «Colomba», invece, secondo le disposizioni del Ministero delle Attività Produttive, è riservata al prodotto dolciario da forno a pasta morbida,
ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma irregolare ovale simile alla colomba, una struttura soffice ad alveolatura allungata, con glassatura superiore e una decorazione
composta da granella di zucchero e almeno il 2% di mandorle, riferito al prodotto finito e rilevato al momento della decorazione. Gli ingredienti obbligatori sono: farina di frumento; zucchero;
uova di gallina di categoria “A” (cioè uova fresche) o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del 4% in tuorlo; materia grassa butirrica (cioè
burro), in quantità non inferiore al 16%; scorze di agrumi canditi, in quantità non inferiore al 15%; lievito naturale costituito da pasta acida; sale. Una colomba è di
buona qualità se contiene nell’ordine farina, zucchero, uova, burro e canditi. Inoltre, accanto alle versioni “classiche” ci sono le versioni “speciali e arricchite”, cioè quelle
con farciture, ripieni, glassature e decorazioni, che comunque devono contenere, nel caso della “Colomba”, almeno il 50% dell’impasto base. In questi casi, oltre alle indicazioni di
etichettatura, devono figurare accanto alla denominazione riservata, tutte le variazioni sul tema e consentire al consumatore di comprendere le reali caratteristiche del prodotto.

Abbacchio

Per quanto concerne l’abbacchio, ricordiamo che corrisponde all’agnello da latte con un mese di vita, dal peso medio di 5 chili. Data l’assenza di tracciabilità, una grave mancanza che
rischia di danneggiare sia gli allevamenti che i consumatori, è bene rammentare che minori prezzi possono indicare una provenienza estera, soprattutto da paesi dell’Est Europa. Inoltre,
se sul prodotto è presente esclusivamente la dicitura “agnello”, chiedere al macellaio se corrisponde all’abbacchio, all’agnellone (agnello di 3-4 mesi, meno costoso dell’abbacchio) o al
castrato (agnello adulto, più proteico e grasso delle altre due tipologie)”.

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