Orti cinesi: no ad agricoltura senza controllo

Firenze – Preoccupazione di Coldiretti per gli orti cinesi di Prato nati, come funghi, tra la zona de Le Fontanelle e Castelnuovo, la massima organizzazione agricola sale in cattedra per
difendere gli agricoltori locali che per coltivare e vendere nei mercati devono rispettare tutta una serie di norme igenico- sanitarie molto rigide; una regolamentazione ottenuta «dopo
anni di battaglie in difesa del Made in Italy per garantire al consumatore prodotti sani e di origine certa, ed equità di trattamento agli agricoltori».

Per Coldiretti non si possono escludere, visto che poco o nulla si sa sui metodi di coltivazione e su semi e piante utilizzati dai cinesi, che ci siano rischi per la salute e che quei prodotti,
venduti in un circuito commerciale tutto cinese, non finiscano sui banchi tradizionali dove ad acquistarli potrebbero essere anche i cittadini di Prato.
La questione degli orti cinesi solleva più di un dubbio – interviene Maurizio Fantini, Vice Direttore Coldiretti Prato – il primo è di carattere igenico-sanitario. Con quali
metodi vengono coltivati quei campi? Con quali semente? Quale ciclo di lavorazione osservano? Dove vengono conservati? L’acqua che utilizzano ed eventualmente i trattamenti fitosanitari sono a
norma di legge? I rischi esistono sia per loro, sia per la nostra comunità perché non si può escludere che i prodotti dei campi delle Fontanelle e di Castelnuovo finiscano
nei banchi dei negozi pratesi. Non si può rischiare di fare confusione. Servono controlli subito e si deve premere per pretendere un allineamento agli standard igenico-sanitari che
rispettano tutte le imprese agricole».

Ma a non andare giù a Coldiretti è la disparità di trattamento tra l’agricoltura locale ed italiana e quella nuova cinese.
«Non troviamo giusto che i nostri agricoltori, e il mondo dell’agricoltura in generale italiano e locale, sia costretto a rispettare norme rigide e severe in materia, mentre, in questo
caso i cinesi, ma potrebbero essere di qualcunque altra nazione, difficilmente rispettano le regole e coltivano prodotti spesso sconosciuti e con metodi per noi inusuali. Nessuno ha pensato al
rischio contaminazione? Abbiamo lavorato anni per arrivare ad un’agricoltura di qualità, le imprese hanno investito, hanno modificato il loro modo di operare tradizionale per garantire
al consumatore e alla comunità, di disporre di prodotti sani».
Coldiretti invita chi deve controllare ad effettuare le opportune verifiche: «E’ una rischiesta doverosa sia per informare la comunità dei rischi che potrebbero nascondersi dietro
quei prodotti, sia per l’agricoltura che pretende risposte e trattamenti uguali per tutti».

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