Rifiuti: la Cina proibisce sacchetti spesa in plastica

Mentre in tutto il mondo girano le inquietanti immagini delle difficoltà dell’Italia nel risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti a Napoli, il governo cinese ha annunciato il
divieto ai negozi di offrire in omaggio i sacchetti della spesa in plastica per ridurre l’inquinamento ambientale.

Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che la decisione è stata assunta perché le buste di plastica provocano un eccessivo consumo di energia, problemi di inquinamento e
inadeguata possibilità di riciclaggio secondo le Autorità cinesi. Considerato l’elevato consumo di buste di plastica, la nuova norma – sottolinea la Coldiretti – è un passo
in avanti sulla strada dell’impegno nel combattere il crescente inquinamento che ha accompagnato il boom economico del paese asiatico. Dal primo giugno i supermercati cinesi non potranno piu’
offrire ai consumatori buste di plastica gratuitamente mentre le autorità finanziarie stanno verificando l’introduzione di tasse per scoraggiarne la produzione e il consumo. Norme per
scoraggiare l’uso di buste di plastica sono state introdotte – riferisce la Coldiretti – anche in Sud Africa, Irlanda, Taiwan e Bangladesh mentre in Italia è prevista la
possibilità di sostituire le tradizionali bustine della spesa di plastica con materiali biodegradabili di origine agricola nazionale a partire dal 2010 secondo la finanziaria dello
scorso anno. Per decomporre i sacchetti di plastica tradizionali occorrono almeno 200 anni con un effetto inquinante sull’ambiente che – continua la Coldiretti – si aggiunge alla emissione di
gas ad effetto serra destinato ad influenzare negativamente il clima e al consumo di combustibile di origine fossile.

Mezzo chilo di mais e un chilo di olio di girasole sono sufficienti per produrre circa 100 bustine di bioplastica non inquinante (bio shopper) con un effetto ambientale che – precisa la
Coldiretti – giustifica l’attuale differenza di costo di pochi centesimi e che tende progressivamente a ridursi (8 centesimi per il sacchetto biodegradabile rispetto ai 5 di quello in plastica
tradizionale). In Italia si consuma oltre un quarto del totale dei sacchetti di plastica dell’Unione Europea e per questo la Coldiretti ha avviato con la Novamont un progetto di filiera con il
coinvolgimento dell’industria e della distribuzione commerciale per lo sviluppo delle bioplastiche ottenute dalle coltivazioni nazionali, al fine di sostituire totalmente i sacchetti inquinanti
entro il 2010.

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