Origine in etichetta per l'olio, vittoria di Coldiretti

Cremona, 11 Ottobre 2007 – “Finalmente, dopo anni di battaglie in piazza ed in Parlamento, grazie alla mobilitazione della Coldiretti i cittadini potranno sapere da dove proviene l’olio
che consumano tutti i giorni”, è quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini, nel commentare positivamente l’emanazione da parte del Ministro delle Politiche
Agricole Paolo De Castro del decreto sull’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle olive impiegate nell’olio vergine ed extravergine. “Di fronte alla necessità di tutelare
la salute e la trasparenza dell’informazione ai consumatori, ma anche per fermare le frodi e gli inganni, l’emanazione del decreto a prescindere dal parere della commissione europea è –
ha precisato Marini – un importante atto di responsabilità del Ministro”. L’annuncio è stato dato nel corso della manifestazione della Coldiretti con centinaia di agricoltori
stamani a Piazza Navona, dove sono stati portati olivi e frantoio per offrire l’olio nuovo che sarà il primo ad essere imbottigliato con l’indicazione di origine obbligatoria in
etichetta.

“Accanto al latte e al pomodoro, l’olio è uno dei prodotti simbolo del made in Italy. Cremona, grande in altre produzioni, ha sostenuto con la massima convinzione anche la battaglia per
l’olio, un’azione che va a vantaggio dell’economia, oltre che della cultura e della qualità della vita del nostro Paese – sottolinea Assuero Zampini, direttore di Coldiretti Cremona -.
L’obbligo di indicare la provenienza delle olive impiegate in etichetta previsto dal decreto è un contributo alla trasparenza per impedire di ‘spacciare’ come made in Italy miscugli di
olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine, senza alcuna informazione per i consumatori”. Un rischio reale se si considera che nei primi sei mesi del 2007 si è verificato un
aumento record del 30 per cento degli arrivi di olio di oliva estero proveniente soprattutto da Spagna, Tunisia e Grecia, mentre la produzione nazionale è stimata in calo del 10 per
cento rispetto allo scorso anno, su valori di poco superiori ai 5 milioni di quintali. “Il decreto – prosegue Zampini – potrà dare nuovo slancio ai nostri produttori, spingendoli ad
incrementare le superfici dedicate a questa coltura, gettando le basi perché possano ottenere un reddito più equo. Non abbiamo dubbi che il cittadino-consumatore, pienamente e
correttamente informato, sceglierà la qualità, la sicurezza e il gusto autenticamente made in Italy”.

Di fatto, attualmente oltre la metà dell’olio “italiano” venduto sul territorio nazionale – spiega la Coldiretti – è spremuto da olive di cui non si conosce la provenienza. Grazie
al provvedimento, l’origine dovrà invece essere indicata in etichetta, per fare finalmente chiarezza e consentire ai consumatori di compiere scelte di acquisto consapevoli. Il decreto
prevede che sulle confezioni di olio d’oliva vergine ed extravergine siano indicati obbligatoriamente lo Stato nel quale le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è
stato estratto l’olio. Se le olive sono state prodotte in più Paesi, questi andranno tutti indicati. Per i trasgressori sono previste multe fino a 9.500 euro.

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